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Annachiara Castagna: innovazione digitale ed efficienza energetica, il ruolo chiave del BIM

Annachiara Castagna, ingegnera edile ed esperta in analisi energetica degli edifici, è Product Manager di TERMOLOG, il software di Logical Soft (Gruppo TeamSystem) dedicato alla certificazione energetica, alla diagnosi, alla simulazione dinamica e alla gestione dei bonus fiscali. Con un ruolo chiave nello sviluppo degli algoritmi di calcolo e nell’ottimizzazione dell’interfaccia, l’Ing. Castagna coordina le attività tecniche e scientifiche all’interno del team di ricerca e sviluppo. Attiva anche nella formazione e nella divulgazione, partecipa ai tavoli normativi del CTI ed è membro della commissione Energia e Ambiente di GBC Italia. In questa intervista racconta il suo percorso, la visione sul ruolo crescente del digitale nella progettazione energetica e le prospettive che si aprono con l’integrazione tra BIM, AI e prestazioni reali degli edifici.

Ing. Annachiara Castagna

Quali sono oggi, nel suo lavoro quotidiano, le sfide più complesse e gli stimoli più significativi nel gestire l’integrazione tra progettazione digitale e prestazione energetica degli edifici?
La sfida più grande è far dialogare mondi che si muovono con velocità e linguaggi diversi. Da una parte il BIM, con la sua struttura orientata al dato, alla geometria e ai processi collaborativi. Dall’altra, la prestazione energetica, che richiede modelli termici, scenari d’uso, analisi climatiche. L’integrazione non è solo tecnica, è culturale: significa mettere il comfort e la sostenibilità ambientale al centro già nella fase ideativa.
Un grande stimolo per me, in questo scenario, è l’introduzione dell’intelligenza artificiale e in particolare dei modelli linguistici generativi, che stanno rivoluzionando il modo in cui accediamo alle informazioni, costruiamo modelli predittivi e supportiamo le scelte progettuali. Gli LLM aprono nuove possibilità anche nel nostro settore: dall’assistenza nella compilazione normativa all’analisi automatica dei documenti, fino al supporto nel dialogo tra modelli BIM ed energetici.
Sai Simona, trovo questo un momento affascinante per chi, come me, lavora alla frontiera tra progettazione digitale e performance reale degli edifici.

In che modo la sua visione sul BIM si è evoluta negli ultimi anni, soprattutto rispetto all’interazione con il mondo dell’efficienza energetica e della sostenibilità ambientale?
Confesso che all’inizio ero piuttosto scettica. Il BIM mi sembrava qualcosa di calato dall’alto, lontano dalle esigenze pratiche della progettazione energetica. Riservato soprattutto utile alle grandi costruzioni. Come al solito mi sono data la possibilità di conoscere e ho iniziato a studiarne a fondo le componenti: la struttura del dato, i formati interoperabili, i parametri ambientali inseribili già nei primi LOD.
E lì ho compreso il vero potenziale: il BIM può essere un abilitatore di sostenibilità, perché consente di accedere precocemente a informazioni fondamentali per orientare il progetto verso scelte più consapevoli.
È uno strumento che accorcia i tempi decisionali, migliora il coordinamento tra discipline e rende possibile valutare l’impatto energetico, ambientale e gestionale fin dalle fasi preliminari.
Ma per coglierne davvero il valore, serve un cambio di mentalità collettivo: smettere di vederlo come un adempimento e iniziare a usarlo come una leva strategica per innovare il modo in cui costruiamo, consumiamo, abitiamo.

La nuova direttiva EPBD IV segna un netto cambio di passo: introduce requisiti più stringenti, un focus sul comportamento reale degli edifici e l’obbligo dei passaporti di ristrutturazione. Quali ritiene siano gli aspetti più trasformativi per chi oggi progetta e gestisce l’edificio digitale?
Il cambio di passo è evidente: non basta più un progetto conforme, serve un edificio che performa nel tempo. Il focus si sposta sul ciclo di vita, sulla misurabilità, sulla tracciabilità. Il passaporto di ristrutturazione diventa un vero diario energetico dell’edificio, mentre la richiesta di coerenza tra modello e realtà impone strumenti digitali più evoluti. È un cambiamento che investe tutto: dai flussi informativi ai ruoli professionali. Ma soprattutto è una grande opportunità di crescita per ripensare il nostro modo di progettare, monitorare, migliorare.

Il passaggio da una valutazione energetica di tipo statico a una sempre più dinamica è uno dei cardini della nuova EPBD IV. Secondo lei, chi progetta è pronto a questo salto? E quali strumenti o competenze devono necessariamente evolvere?
Ritengo che progettisti e progettiste siano pronti alla crescita: è già successo molte volte nel tempo con normative via via più complesse. Serve però un supporto concreto. Il salto alla valutazione dinamica richiede un cambio di mentalità: si lavora per scenari, si simula il comportamento orario, si ragiona per dati in tempo reale. Non è solo una questione di software, ma di consapevolezza. Occorrono strumenti intuitivi ma rigorosi, e competenze che includano il controllo climatico, l’interazione utente-edificio, la modellazione dinamica. La buona notizia è che la tecnologia c’è già: ora va resa accessibile e formativa.

Strumenti come TERMOLOG sono già oggi in grado di supportare analisi dinamiche, simulazioni avanzate e interoperabilità con i modelli BIM. Quali sono, secondo lei, le condizioni tecniche minime perché questa integrazione sia davvero efficace nella pratica?
Perché funzioni davvero, l’integrazione deve essere bidirezionale, trasparente e semplice. La qualità del modello IFC è fondamentale, ma non basta. Serve che i dati siano leggibili con semplicità, mappati correttamente, aggiornabili nel tempo. Occorre anche una gestione intelligente degli scambi: filtri, regole, automatismi. In TERMOLOG lavoriamo costantemente sulla possibilità di leggere i dati in modo immediato, grazie all’innovativo Viewer BIM di TeamSystem dedicato alla progettazione multidisciplinare. Questo ci dà la possibilità di ricevere ed esportare dati, interpretarli correttamente, restituire simulazioni dinamiche che il progettista possa comprendere e usare subito, senza barriere. Ma ancora l’identificazione tra BIM e CAD è troppo elevata.

 Molto si parla di interoperabilità, ma poco si traduce in prassi operative stabili. Quali sono secondo lei i requisiti – sia lato software che lato processo – per rendere solido il flusso di dati tra modellazione architettonica, calcolo energetico e gestione digitale dell’edificio?
Il prerequisito è la fiducia nei dati: se non sono affidabili, il flusso si spezza. Lato software serve rigore nell’implementazione degli standard (IFC in primis), ma anche intelligenza nel gestire le eccezioni. Lato processo serve responsabilità condivisa: chi modella, chi calcola e chi gestisce devono parlarsi, idealmente usando un Common Data Environment. È lì che il dato vive, si aggiorna, si trasforma. Serve cultura digitale e collaborazione continua, non solo compatibilità tecnica.

Guardando al futuro: quali tecnologie, approcci o competenze oggi ancora marginali si aspetta diventino parte integrante del lavoro quotidiano in questo settore entro i prossimi 5–10 anni?
Mi aspetto che l’intelligenza artificiale, oggi ancora percepita come un supporto esterno, diventi una presenza integrata nei processi decisionali quotidiani: dalla progettazione parametrica alla generazione automatica di scenari energetici, fino al dialogo continuo tra modelli BIM e performance reali.
Penso che anche il calcolo LCA e la valutazione del GWP – oggi relegati a nicchie specialistiche – diventeranno centrali, spingendoci a progettare edifici davvero consapevoli del loro impatto lungo l’intero ciclo di vita.
Ma ciò che mi auguro più di tutto è un’evoluzione delle competenze: figure capaci di unire conoscenze tecniche, ambientali e digitali. E soprattutto, più donne in ruoli chiave.
Per troppo tempo il nostro settore ha parlato con una sola voce. Il futuro sarà fatto di pluralità: di linguaggi, di approcci, di sguardi. E sarà proprio questa diversità – anche di genere – a rendere il mondo della progettazione più ricco, più inclusivo e più adatto ad affrontare le sfide ambientali che ci attendono.

 

 

 

 

 

 

 

Laureata in Giurisprudenza, già docente di comunicazione politica istituzionale e sociologia della comunicazione. Da diversi anni dirige alcune testate giornalistiche rivolte a professionisti su sostenibilità ambientale ed efficienza energetica. Iscritta all’albo dell’ordine dei giornalisti di Sicilia dal 2009 con un passato da cronista televisiva. Specializzata in Digital Pr e Uffici stampa, collabora con diversi periodici e agenzie di comunicazione.


 


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