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Antonio Fontanella, ISF – BIM & Design: l’ingegneria dà forma alle idee, il BIM le rende solide

Certificazioni rigorose, approccio sartoriale e una visione chiara: il digitale non è solo una moda, ma un metodo per governare tempi, costi e qualità. Ne è convinto Antonio Fontanella, ingegnere edile-architetto e fondatore di ISF – BIM & Design, studio campano che si sta affermando come partner tecnologico per la digitalizzazione delle costruzioni in Italia. Forte di una solida esperienza come consulente per grandi società di ingegneria e di un ruolo attivo come promulgatore della metodologia BIM, Fontanella guida oggi un team di esperti nella gestione di commesse complesse, dallo Scan-to-BIM di edifici storici alla modellazione informativa di stadi e viadotti.

Ingegner Fontanella, facciamo un passo indietro per capire le radici del suo percorso nel settore AEC. Lei si è laureato in Ingegneria Edile-Architettura presso l’Università degli Studi di Salerno. Come influisce questa doppia anima sul suo modo di lavorare e come si riescono a conciliare due mondi storicamente spesso in contrapposizione?
È vero, nonostante sia una figura ormai riconosciuta nel settore, c’è ancora chi fatica a comprendere come si possano unire due professionalità all’apparenza così diverse. Il percorso in Ingegneria Edile-Architettura forma una figura ibrida e completa, che mira esattamente a unire la solida cultura tecnico-scientifica e strutturale tipica dell’ingegnere con la sensibilità estetica, spaziale e umanistica dell’architetto. In un certo senso, la mia figura cerca di eliminare quel rapporto di amore-odio che da sempre caratterizza il dialogo tra ingegneri e architetti.
I cinque anni di università e l’esperienza accademica all’OTH di Ratisbona, mi hanno permesso di toccare tutti questi temi per avere una piena consapevolezza di come si progetta, si pianifica e si costruisce, dandomi gli strumenti per gestire l’intero processo edilizio, dall’idea iniziale alla realizzazione pratica in cantiere. Ovviamente, poi, una specificità tende a prevalere: io, ad esempio, sono abilitato e iscritto all’albo degli ingegneri, ma mantengo sempre vivissima la mia forte inclinazione verso l’architettura.

Proprio durante gli anni universitari è avvenuto il suo primo incontro con il BIM, che poi è diventato il fulcro della sua carriera lavorativa e della nascita del suo studio. Quali sono state le tappe fondamentali che l’hanno portata dall’accademia alla specializzazione operativa vera e propria?
L’università mi ha dato le prime basi metodologiche legate all’uso dei software di progettazione, ma la vera scintilla è scoccata quando, insieme a un gruppo di colleghi, abbiamo avvertito l’esigenza di approfondire l’argomento. Abbiamo iniziato a organizzare seminari in accademia, invitando esperti esterni e software house per portare queste conoscenze agli studenti. Proprio in quel momento ho capito cosa volessi fare da grande: dedicarmi totalmente alla progettazione integrata. Dopo la laurea mi sono buttato a capofitto nel lavoro sul campo, seguendo le imprese edili della mia zona su cantieri di appalti pubblici. Contemporaneamente, vedendo che si stava delineando la futura obbligatorietà del BIM per le opere pubbliche, ho deciso di specializzarmi. Ho conseguito il MasterKeen BIM organizzato da Volcano High a Lecco: un percorso intensivo e focalizzato su modellazione, gestione dei dati nei CDE, normative UNI e ISO, e uso di software avanzati come Revit. È stata una tappa cruciale per comprendere appieno tutti i benefici reali che la metodologia porta agli studi e alle imprese. Grazie a questo master ho iniziato a collaborare, sia con consulenze spot che rapporti continuativi, con grandi società di ingegneria e architettura, imparando da professionisti molto esperti. Tra queste, porto sicuramente nel cuore l’esperienza formativa con Interprogetti, una realtà con sedi a Napoli e Milano specializzata proprio in progettazione integrata e direzione lavori, dove ho potuto mettere mano a progetti estremamente interessanti e strutturare definitivamente il mio metodo.

Dopo aver maturato queste importanti esperienze come freelance e consulente esterno per grandi società, ha deciso di fare il grande passo concentrando tutto il suo know-how in una realtà tutta sua: ISF – BIM & Design. Come nasce questo progetto e qual è la vera vocazione che guida il vostro team oggi?
Io mi considero prima di tutto un progettista completamente orientato al BIM. Dopo anni passati ad affiancare altre realtà sviluppando metodi per implementare il BIM nei flussi di progettazione, ho sentito l’esigenza di convogliare tutta questa esperienza in un contenitore mio. Così è nata ISF – BIM & Design, un HUB che oggi si posiziona come partner tecnologico per la digitalizzazione delle costruzioni.
La nostra vocazione è molto chiara: vogliamo innovare il settore trasformando problemi tecnici complessi in soluzioni solide, misurabili e totalmente prive di imprevisti. Per farlo, uniamo il rigore ingegneristico, la sensibilità architettonica e il nostro metodo BIM. Oggi siamo un hub di specialisti nel settore AEC con la sede principale  nel Centro Direzionale di Napoli  e una a Gragnano, ma operiamo su tutto il territorio nazionale supportando imprese, studi professionali, Pubbliche Amministrazioni e investitori privati.
La nostra vera forza è la collaborazione: una squadra composta esclusivamente da figure rigorosamente certificate come BIM Manager, CDE Manager, BIM Coordinator e BIM Specialist. Il nostro obiettivo quotidiano è proprio questo: portare un’innovazione tangibile e strutturata all’interno degli uffici tecnici e direttamente in cantiere.

Lo studio ISF si rivolge a una committenza molto variegata, quali sono nel dettaglio i servizi di consulenza e progettazione che offrite per supportare i vostri partner nella gestione e nell’innovazione delle loro commesse?
Il nostro studio si sviluppa attorno a due anime principali, strutturate per fornire risposte estremamente mirate a seconda dell’interlocutore.
Quando ci rivolgiamo ai privati e agli investitori immobiliari, adottiamo un approccio che mi piace definire “sartoriale”, offrendo un servizio completo che copre l’intero ciclo di vita dell’immobile. Ci occupiamo di progettazione integrata, facendo dialogare in perfetta armonia la componente estetica con il rigore ingegneristico, e curiamo la Direzione Lavori e il Project Management per garantire al committente un controllo assoluto su tempi, costi e qualità dell’opera. A questo affianchiamo la gestione completa delle pratiche e della conformità burocratica, oltre a servizi di tutela del patrimonio tramite Due Diligence tecniche pensate per valorizzare l’investimento.
Sul fronte B2B, invece, la nostra natura è quella del partner tecnologico puro. Supportiamo studi professionali e imprese di costruzioni nel delicato processo di transizione digitale, mettendo a disposizione un team di figure certificate come BIM Manager, CDE Manager, Coordinator e Specialist di tutte le disciplina. In questo ambito, la nostra consulenza spazia dal BIM Management generale fino al Digital Management operativo da portare direttamente in cantiere o negli uffici tecnici. Lavoriamo moltissimo sulla gestione avanzata dei formati aperti IFC e sull’interoperabilità dei software: il nostro compito, in fondo, è ottimizzare i flussi di dati per migliorare la collaborazione multidisciplinare e annullare quegli imprevisti che la progettazione tradizionale, spesso, non riesce a prevedere.

Parlando di imprese di costruzione, oggi ci troviamo di fronte a un vero e proprio spartiacque normativo: l’obbligatorietà del BIM per gli appalti pubblici è una realtà consolidata. Per molte realtà, però, questa transizione rappresenta un ostacolo complesso. Quanto è importante poter contare sull’affiancamento operativo di un team esterno, preparato e coeso come il vostro?
È un passaggio epocale, e comprendo perfettamente il disorientamento di molte imprese. L’obbligatorietà del BIM non è più un orizzonte lontano o una “best practice” opzionale, ma la realtà quotidiana dei bandi di gara. Spesso parliamo di realtà che possiedono un’esperienza immensa in cantiere e sanno costruire in modo eccellente, ma che potrebbero scontrarsi con le rigidità e le nuove richieste tecniche dei capitolati informativi. È in questa fase di transizione che il nostro ruolo diventa cruciale, oltre alla capacità di coprire tutti i requisiti BIM  ci tengo a precisare una cosa: il nostro approccio non è mai quello di sostituirci in toto all’ufficio tecnico dell’impresa o di agire come dei semplici esecutori esterni. Al contrario, noi crediamo fortemente nel valore dell’affiancamento e della formazione sul campo. Quando ISF – BIM & Design entra in una realtà aziendale, il nostro obiettivo è quello di guidarli passo dopo passo, lavorando fianco a fianco con i loro professionisti. Li supportiamo concretamente nell’impostare l’Ambiente di Condivisione Dati (CDE) e nel gestire la commessa BIM, ma allo stesso formiamo le loro risorse interne direttamente sulle reali esigenze del progetto. In questo modo attiviamo un vero e proprio percorso di crescita: l’impresa non “subisce” la transizione digitale delegandola passivamente, ma ne diventa protagonista, acquisendo nel tempo quell’autonomia metodologica fondamentale per affrontare i bandi di gara futuri con consapevolezza e competitività.

Analizzando la struttura del vostro studio emerge la chiara volontà di creare un vero e proprio hub di competenze altamente specializzate. Sebbene la vostra operatività si estenda su tutto il territorio nazionale, qual è la sua visione sullo stato di maturità digitale nel Sud Italia, e che ruolo gioca la vostra realtà per le imprese e le amministrazioni locali?
La mia attività consulenziale nel mondo BIM è partita dal Nord Italia, a seguito del Master conseguito a Lecco, e le mie primissime commesse si sono sviluppate in quell’area. Tuttavia, essendo originario della provincia di Napoli, ho sempre coltivato il forte desiderio di investire e portare valore nel mio territorio. Oggi, pur avendo clienti in tutta Italia, ho scelto di radicare il mio studio operativo principale al Centro Direzionale di Napoli. L’idea dell’hub nasce proprio per rispondere a un’esigenza concreta: vogliamo essere un punto di appoggio solido per tutte quelle realtà del Sud che si stanno approcciando, magari in maniera fisiologicamente più tardiva, all’obbligatorietà del BIM.
Dobbiamo essere onesti nell’ammettere che questa transizione al Sud è stata inizialmente più lenta, ma non per limiti intrinseci o mancanza di capacità; semplicemente, in passato, ci sono stati meno “grandi progetti” a fare da apripista rispetto al Nord. Oggi, però, lo scenario è radicalmente cambiato, soprattutto grazie ai fondi del PNRR che hanno attivato una mole enorme di appalti nel Mezzogiorno. Il progetto del nostro hub tende proprio a coprire questo gap di competenze sul mercato locale: vogliamo aiutare i professionisti, le imprese e le stazioni appaltanti ad affrontare questa transizione, fornendo loro gli strumenti e il know-how per non farsi trovare impreparati di fronte alle nuove sfide del settore.

La teoria e le normative sono fondamentali, ma è “sul campo” che si misura il reale impatto dell’innovazione digitale. Il portfolio di ISF – BIM & Design spazia attraverso ambiti molto diversi tra loro, affrontando opere di grande rilevanza pubblica e storica. Quali sono i progetti più rappresentativi che avete seguito?
Per noi il BIM esprime il suo massimo potenziale proprio quando la posta in gioco è alta e la complessità richiede un controllo assoluto su tempi, costi e qualità.
Un settore in cui abbiamo sviluppato un profondo expertise è senza dubbio quello degli impianti sportivi. Ne è un esempio calzante la completa digitalizzazione dello Stadio Arechi di Salerno: lì abbiamo realizzato un unico asset digitale, integrandolo da quattro modelli BIM. Si è trattato di un’operazione fondamentale non solo per garantire la massima accuratezza in fase di progettazione, ma anche per consegnare alla committenza uno strumento potentissimo per il futuro Facility Management.
Seguendo questa stessa filosofia siamo intervenuti sullo Stadio Romeo Menti di Castellammare di Stabia, dove l’uso del BIM ha reso possibili analisi strutturali avanzate e un perfetto coordinamento delle complesse fasi di ristrutturazione. Sempre in ambito sportivo, abbiamo anche avuto l’opportunità di sviluppare in BIM il concept innovativo per la nuova copertura dello Stadio Diego Armando Maradona di Napoli.
Ma la nostra applicazione del digitale si estende ben oltre l’edilizia civile o sportiva, dimostrandosi strategica anche in ambito industriale. Per citare uno degli ultimi lavori, ci siamo occupati del Progetto di Fattibilità Tecnica ed Economica (PFTE) per un grande deposito industriale di prodotti chimici. In questo caso, l’approccio parametrico è stato decisivo: abbiamo sviluppato diverse iterazioni progettuali per offrire al cliente varie alternative di configurazione e di layout. Collegando direttamente la capienza e la tipologia di ogni singolo materiale stoccato alla relativa incidenza di costo, siamo riusciti a ottimizzare al massimo la capacità del deposito. Il cliente ha così potuto scegliere la soluzione con il miglior rapporto costi-benefici, avendo sotto controllo sia le stime economiche in tempo reale sia l’impatto finale dell’opera sullo stato dei luoghi.
Spostandoci poi sull’ingegneria pesante, abbiamo preso parte ai grandi piani di digitalizzazione di ANAS, occupandoci della modellazione di alcuni viadotti autostradali sulla tratta siciliana Palermo-Mazzara Del Vallo. Partendo dai rilievi e dalle nuvole di punti restituite dai Laser Scanner, abbiamo creato dei “gemelli digitali” che oggi costituiscono la base imprescindibile per le delicate analisi sul degrado e sulla vulnerabilità sismica dell’infrastruttura.
Infine, ci tengo molto al tema della conservazione del patrimonio, dove la tecnologia più moderna si mette al servizio della storia. Applicando processi di Scan-to-BIM, abbiamo curato la digitalizzazione di Villa Ruggiero a Ercolano, un magnifico edificio del Settecento incastonato nel “Miglio d’Oro”. La ricostruzione parametrica 3D che abbiamo ottenuto, caratterizzata da un altissimo livello di dettaglio, ha preparato il terreno per una progettazione successiva estremamente attenta, sicura e soprattutto rigorosamente rispettosa dei vincoli di tutela imposti sui Beni Culturali.

Dalle sue parole e dalla vostra storia emerge chiara la propensione verso l’innovazione tecnologica. Come state approcciando la nuova frontiera dell’Intelligenza Artificiale all’interno dei vostri flussi di lavoro e quali ritiene siano le applicazioni più interessanti e concrete per i processi BIM?
Non possiamo certamente ignorare l’impatto e le potenzialità dell’Intelligenza Artificiale. Come studio, e anche a livello personale, stiamo portando avanti diverse ricerche e sperimentazioni per capire come integrarla operativamente all’interno dei nostri flussi di progettazione e nei processi BIM. Personalmente, ritengo che oggi l’ambito di applicazione più utile e concreto per l’AI sia quello del controllo qualitativo: la utilizziamo per verificare e validare ciò che è stato progettato, più che per generarlo da zero.
Siamo molto attivi su questo fronte sia come studio che personalmente: sono socio di buildingSMART Italia e faccio parte del gruppo di lavoro dedicato proprio alla stesura delle linee guida per l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nei processi BIM.
Tuttavia, vorrei fare una riflessione molto pragmatica: guardando il quadro generale del nostro settore, credo manchi ancora la maturità necessaria per un’applicazione diffusa dell’AI. Faccio fatica a vedere un’integrazione avanzata dell’Intelligenza Artificiale in un mercato che, in molte sue parti, deve ancora digerire e ottimizzare il livello base della metodologia BIM. Per questo, pur continuando a fare ricerca sull’AI, noi invitiamo ad andarci con i piedi di piombo, puntando prima ad acquisire un livello di maturità BIM a 360 gradi.
Invece, c’è un’altra tecnologia che a causa del “boom” mediatico dell’Intelligenza Artificiale è passata un po’ in secondo piano, ma su cui noi puntiamo moltissimo e che proponiamo costantemente ai nostri clienti: la Realtà Aumentata e la Mixed Reality. Nel mondo delle costruzioni questa è una vera e propria rivoluzione già pronta all’uso. I modelli tridimensionali che creiamo con il BIM sono veicoli perfetti per essere calati nell’ambiente reale. Attraverso la navigazione immersiva o la Mixed Reality direttamente in cantiere, possiamo fare cose straordinarie: verifichiamo la bontà della progettazione fatta in studio, controlliamo le interferenze direttamente sul posto e, soprattutto, miglioriamo drasticamente la comunicazione. Poter mostrare il progetto in Realtà Aumentata a un cliente, a un investitore o al RUP di una stazione appaltante, garantisce un livello di coinvolgimento e di controllo visivo che nessun elaborato tradizionale potrà mai eguagliare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Giornalista con esperienza nell’editoria B2B coordinando l’attività di più persone in redazione e nel reparto grafico. Fotografa. Esperta in Copywriting, SEO Writing e Social Media Marketing.


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