(Articolo a cura di Vittorio Andrea Sellaro, con il contributo di Valeria Maria Ranieri al resoconto dei contenuti)
A Roma, il 28 novembre 2025, presso l’Aula Magna di Fontanella Borghese della Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, si è tenuta la Closing Conference del 2025 del Format BIM (K)now! dal titolo “BIM Kaleidoscope: Shifting visions”. L’evento di chiusura dell’anno della serie di conferenze organizzate e coordinate da Vittorio Andrea Sellaro, Professore Universitario a contratto all’Università degli Studi di Pavia, completa un ciclo che nel 2025 ha fatto tappa in diversi prestigiosi atenei italiani tra cui l’Università degli Studi di Pavia e l’Università Federico II di Napoli, trattando tematiche centrali nel panorama AEC con un linguaggio capace di raggiungere in maniera omnidirezionale il pubblico interessato formato da studentesse studenti, professioniste e professionisti del settore, giuriste giuristi, accademici e rappresentanti delle pubbliche amministrazioni. Trattare in modo trasversale e permeabile le sfere di analisi del BIM, mettere a sistema le esperienze e le sperimentazioni in corso, ma soprattutto “fare rete” tra i vari professionisti e restituire un quadro completo dello stato dell’arte, sono stati i principali goals della attività divulgativa che ha segnato il 2025 del Format.
“BIM Kaleidoscope: Shifting visions”, sotto la guida e il coordinamento di Vittorio Andrea Sellaro (Università di Pavia), e la curatela del comitato scientifico composto da Vittorio Andrea Sellaro e dai professori Andrea Tiveron e Fabrizio Cumo (Università Sapienza di Roma), ha rappresentato un’occasione unica di confronto e riflessione, un caleidoscopio di punti di vista attraverso cui il BIM è stato analizzato come strumento strategico capace di integrare cultura, innovazione, tecnologia e sostenibilità; grazie a casi studio, testimonianze dirette e contributi di esperti di rilievo, “BIM Kaleidoscope” ha mostrato come il BIM non stia semplicemente trasformando il modo di progettare e costruire, ma stia ridefinendo le dinamiche di collaborazione, la circolazione della conoscenza e la gestione dei processi decisionali, favorendo approcci più condivisi, efficienti e innovativi.
In un’Aula Magna colma di partecipanti, avvolti da un’atmosfera intensa e coinvolgente, si sono alternati sul palco: Matteo Giani per Starching, Dario Castellani Tarabini e Gianluca Lico per Archea Associati, Luca Marco Tullio per Mario Cucinella Architects, Daniele Manuelli per ACPV ARCHITECTS e Giulia Doro vincitrice del premio “NextGen BIM Award 2025” categoria tesi di master. Attraverso il contributo degli ospiti è stato possibile comprendere come la pratica progettuale sviluppata in ambiente BIM possa assecondare il miglioramento di tutte le fasi del processo edilizio; l’aspetto chiave emerso con maggiore evidenza è stata la necessità di sviluppare la metodologia BIM in coerenza con l’effettivo quadro esigenziale richiesto e dunque in linea con gli obiettivi specifici che devono essere raggiunti.

Anouchka Films / Orsay Films / Columbia Pictures (distributore).
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Nessun uso commerciale diretto.
Scena: corsa nel Museo del Louvre.
Fonte: fotogramma promozionale di Bande à part; © Anouchka Films / Orsay Films / Columbia Pictures.
L’intervento di apertura della conferenza “Voci in connessione: il valore del dialogo per generare collaborazione, condivisione e confronto nel caleidoscopio del BIM”, di Vittorio Andrea Sellaro, introduce il tema Shifting Visions attraverso un riferimento cinematografico (in perfetto stile BIM (K)now!) dal forte valore simbolico: la celebre corsa nel Louvre del film Bande à part (1964) di Jean-Luc Godard. L’immagine viene assunta come dispositivo concettuale per interpretare la trasformazione in atto nei processi progettuali contemporanei, all’interno dei quali il Building Information Modeling rappresenta il contesto in cui convergono linguaggi disciplinari differenti, norme condivise e tecnologie e processi emergenti, tra cui l’intelligenza artificiale, favorendo nuove modalità di dialogo e di costruzione del sapere progettuale. L’intervento propone una lettura del BIM come cambio di paradigma, capace di ridefinire il rapporto tra creatività, responsabilità e complessità nel progetto di architettura. Il riferimento alla scena di Godard non assume una funzione illustrativa, ma interpretativa; la corsa nel Louvre rappresenta un atto di rottura e discontinuità rispetto a modalità consolidate di attraversamento dello spazio e, per analogia, rispetto ai modelli tradizionali di sviluppo del progetto. Questa metafora consente di introdurre una riflessione sulla progressiva perdita di centralità del processo lineare, sostituito da dinamiche progettuali non sequenziali, caratterizzate da interazioni simultanee tra modellazione, coordinamento, simulazione e verifica. All’interno di questo quadro, l’intervento evidenzia come il BIM favorisca una gestione più consapevole della complessità, consentendo di integrare in modo coerente dati, vincoli e scenari progettuali.
Le esperienze dei grandi studi internazionali presentate nel corso della conferenza vengono richiamate come esempi di pratiche consolidate, in cui il modello informativo diventa uno spazio di confronto continuo tra discipline, riducendo le frammentazioni e rafforzando la qualità delle decisioni progettuali; tale approccio contribuisce a una maggiore tracciabilità e verificabilità delle decisioni, senza comprimere la dimensione creativa, che viene invece sostenuta e ampliata dalla struttura informativa del processo.
Particolare attenzione è riservata al ruolo della normativa, percepita come elemento cardine del processo; le norme costituiscono una grammatica condivisa, indispensabile per garantire la comunicazione efficace tra i diversi attori del processo edilizio e dunque: normativa non come ostacolo al cambiamento, ma ‘dispositivo’ di trasparenza capace di assicurare coerenza, continuità informativa e interoperabilità, riducendo i conflitti e valorizzando le competenze specifiche.
Un ulteriore fattore di evoluzione è rappresentato dalla integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi BIM, considerata come un supporto avanzato all’analisi e alla previsione, in grado di esplorare scenari complessi, anticipare criticità e supportare decisioni orientate alla sostenibilità e alla responsabilità; una integrazione che non deve condurre ad una perdita del controllo progettuale, ma un ampliamento del campo decisionale e conoscitivo: un co-pilota.
BIM, normativa e intelligenza artificiale non sono dunque elementi antagonisti, ma componenti complementari di un ecosistema progettuale orientato a un’architettura più trasparente, responsabile e culturalmente consapevole, fondata sul dialogo e sulla condivisione come valori strutturali del processo.
Nel complesso, l’intervento introduttivo, attraverso il riferimento a Bande à part, propone una trasposizione metaforica tra il cinema e il progetto accostando l’avvento del BIM alla Nouvelle Vague: non una innovazione tecnica, ma un vero e proprio cambiamento culturale, capace di mettere in discussione posture mentali consolidate prima ancora che competenze operative.
Shifting Visions viene quindi interpretato non come un semplice tema congressuale, ma come un processo già in atto, che coinvolge professionisti, istituzioni, imprese e ambiti formativi, sottolineando come il tempo della trasformazione non sia collocato in un futuro indefinito, ma nel presente operativo della progettazione.
Dopo i saluti istituzionali della Università ospitante e dell’Ordine degli Ingegneri di Roma con Alessandro D’Amico che ha sottolineato l’importanza di questo seminario per la sua capacità di mettere in dialogo università, studi professionali, istituzioni, ordini e centri di ricerca (<< una occasione unica >>), si è entrati nel cuore della conferenza.

Il racconto sul ruolo della metodologia BIM all’interno del processo edilizio, parte dalle prime fasi progettuali e in particolare dalla metaprogettazione, fase atta alla definizione del concept di progetto. Come emerso dall’intervento “BIM come linguaggio del progetto: strumenti e strategie per una pratica integrata e consapevole”, dell’Arch. Luca Marcotullio, BIM Manager di Mario Cucinella Architects, si comprende come l’uso del BIM consenta di migliorare la gestione integrata della complessità dei progetti presentati. Ed è proprio la complessità la caratteristica che emerge dagli esempi riportati e che, con sfumature differenti in base al tipo di progetto, richiede, ogni volta, specifici processi di gestione da forgiare in base alle necessità. Come messo in evidenza dallo studio MCA, fin da subito il modello diventa condensatore di informazioni che vengono aggiornate durante tutto il processo di progettazione: per esempio, vi ritroviamo i limiti urbanistici, che spesso contribuiscono alla definizione del concept di progetto, le analisi ambientali e prestazionali, che consentono di creare diversi scenari, permettendo la scelta del miglior assetto progettuale, ma anche tutte le esigenze funzionali e tecniche che permettono di valutare le diverse interferenze e quindi di gestirle nel modo migliore.
Ma chi coordina l’utilizzo della metodologia BIM negli studi? E quali sono gli strumenti a sostegno della sua organizzazione? Nello studio ARCHEA Associati è il BIM Department ad occuparsene e, con l’intervento “Nuove traiettorie del fare architettura: l’evoluzione dei processi progettuali attraverso le nuove pratiche del BIM e dell’innovazione”, Dario Castellani Tarabini e Gianluca Lico, entrambi con il ruolo di BIM coordinator all’interno di ARCHEA Associati, hanno presentato i progetti più rilevanti “per l’introduzione dell’approccio BIM all’interno dello studio”. Sono emerse le principali strategie organizzative adottate, che possono essere d’ispirazione per tutti coloro i quali vorranno approcciarsi alla metodologia in questione; per prima cosa viene messa in evidenza l’importanza nella definizione del workflow, ovvero la standardizzazione dei processi, che verrà arricchito durante le varie esperienze lavorative ma che, al contempo, dovrà essere adattato ad ogni progetto, in quanto necessariamente dipendente dalle richieste del committente e dalla resa finale da raggiungere. In parallelo, è stato trattato anche il tema dell’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale all’interno dello studio, utilizzata non solo per realizzare render grafici di progetto o strutture di supporto grafiche ma anche per determinare la implementazione di strutture di comunicazione informative a supporto del lavoro dei collaboratori, in modo da supportare il team nell’applicazione dei workflow definiti.
In progetti complessi, in cui è necessaria una collaborazione altamente strutturata tra studi e professionisti di diverse discipline, diventa ulteriormente decisivo il tema della interoperabilità e dunque dell’OpenBIM; l’aggiornamento costante e ordinato del modello informativo dipende essenzialmente dall’utilizzo di un linguaggio comune e da regole definite nel workflow iniziale.
ACPV ARCHITECTS, con Daniele Manuelli, BIM Unit Leader dello studio, attraverso l’intervento dal titolo “Computational design e data analysis nei processi BIM: sperimentazioni e applicazioni per la progettazione di torri” apre questa tematica ponendo l’accento sulla importanza del rigore nella definizione del flusso di lavoro in funzione della determinazione di un modello informativo capace di accogliere una implementazione, a partire dalle scelte di partenza sul concept di progetto, corretta e coerente con i livelli di informazione necessari lungo tutte le fasi di progettazione. Attraverso gli esempi presentati è stato interessante comprendere l’intersezione nell’organizzazione del lavoro, atta sempre ad una alta qualità progettuale, tra la grande scala dei progetti complessi come le torri e la scala della progettazione di interni, profondamente dettagliata in ACPV.
La complessità, e dunque un numero elevato di variabili, come evidenziato da Matteo Giani (Responsabile dell’area BIM di Starching), richiede una opportuna capacità di gestione delle interferenze (Clash Detection); con l’intervento “Dal modello al cantiere: la gestione integrata di progettazione e direzione lavori con la metodologia BIM” Matteo Giani sottolinea l’importanza del coordinamento, dell’interoperabilità e della gestione del “common data environnement” soprattutto nella fase finale della progettazione, quella esecutiva, e nel passaggio alla “cantierizzazione”.
Qui, infatti, ancor più rispetto alle fasi precedenti, troviamo la necessaria collaborazione tra professionisti di diverse discipline, le cui documentazioni e informazioni devono confluire all’interno del modello BIM che deve essere costantemente aggiornato in modo tale da permettere la fruibilità delle informazioni, la gestione delle interferenze e il controllo degli stati di avanzamento. Un passo significativo è rappresentato dalla possibilità di verificare “a distanza” lo stato di avanzamento delle lavorazioni eseguite, sfruttando la sovrapposizione dei dati del modello BIM con quelli del cantiere in tempo reale, ottenuti da strumentazioni di rilevamento.
Il Prof. Fabrizio Cumo dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” (Ordine degli Ingegneri di Roma – Commissione BIM per Edilizia e Patrimonio Storico Architettonico), ha parlato del carattere dinamico di un efficace Digital Twin inteso come modello digitale, gemello rispetto all’oggetto edilizio esistente, capace non solo di fornire ma anche di ricevere informazioni dal mondo reale attraverso il posizionamento di sensori dedicati. La riduzione dell’impatto ambientale è uno dei temi cardine di questo intervento: gli oggetti edilizi, poichè soggetti ad una << forte variabilità dei carichi energetici >> ed esposti a fattori ambientali e climatici variabili, necessitano di dotazioni capaci di implementare le informazioni necessarie ad integrare modelli energetici al fine di diminuire dispersioni e sprechi oltre che razionalizzare l’uso delle risorse disponibili per migliorare l’efficienza complessiva del sistema.
Con la presentazione del lavoro di tesi di Giulia Doro, vincitrice del premio “NextGen BIM Award 2025” per la categoria tesi di master, si sono chiusi i lavori della giornata; questa nota ricerca sperimentale tratta l’applicazione del BIM nel settore navale e dimostra in maniera ambiziosa come l’utilizzo del processo BIM, attraverso diversi software e tool, possa diventare un forte sostegno anche per la pianificazione specifica della manutenzione dei beni in movimento.
A conclusione della conferenza si è compreso quanto ogni studio, attraverso l’applicazione del processo BIM, nelle diverse fasi dalla progettazione fino alla cantierizzazione e la manutenzione, strutturi il proprio flusso di lavoro a partire da un’attenta organizzazione preliminare che dipende strettamente dagli obbiettivi finali da raggiungere.













