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BIM come linguaggio del progetto: strumenti e strategie per una pratica integrata e consapevole

L’articolo fa parte degli atti presentati al convegno “BIM (K)now! | BIM KALEIDOSCOPE: SHIFTING VISIONS”, tenuto il 28 novembre 2025 presso l’Aula Magna di Fontanella Borghese della Sapienza Università di Roma, organizzato dal Prof. Vittorio Andrea Sellaro Università degli Studi di Pavia). 

Autore: Arch. Luca Marcotullio, BIM Manager Mario Cucinella Architects

Nel contesto della progettazione contemporanea sempre più sofisticata, il Building Information Modeling non può più essere interpretato come una semplice metodologia di supporto alla rappresentazione o come un insieme di strumenti digitali evoluti. Il BIM si può configurare come un vero e proprio linguaggio del progetto, capace di strutturare, rendere leggibile e governare la complessità crescente che caratterizza l’architettura e l’ingegneria, in particolare nei grandi interventi pubblici e nei sistemi edilizi ad alta intensità funzionale. La complessità del progetto contemporaneo non è solo geometrica. È una complessità organizzativa, informativa, temporale, normativa e culturale. Coinvolge un numero crescente di attori, competenze e responsabilità, distribuite lungo l’intero ciclo di vita dell’opera. In questo scenario, il BIM diventa efficace solo quando supera la dimensione strumentale e si afferma come infrastruttura di coordinamento, in grado di mettere in relazione persone, processi, dati e decisioni. Un approccio maturo al BIM richiede quindi di superare sia una visione tecnocentrica, che riduce il metodo al software, sia una visione meramente normativa, che lo appiattisce a un adempimento procedurale. Il valore emerge invece dall’equilibrio tra quattro aspetti fondamentali: strumenti, norme, processi e persone. Gli strumenti consentono la produzione e la gestione dei dati; le norme definiscono il quadro di riferimento; i processi traducono gli obiettivi in flussi operativi; le persone, infine, rendono il sistema vivo, assumendosi la responsabilità delle scelte e della qualità informativa.
In questo quadro, il BIM non assume una forma unica e standardizzata, ma si declina in modo differente a seconda del contesto progettuale. Progetti pubblici e privati, edifici direzionali, residenziali o sanitari, interventi di scala urbana o architetture puntuali presentano esigenze informative profondamente diverse. Ne consegue che il BIM non può essere applicato in modo uniforme, ma deve essere costruito come sistema su misura, coerente con gli obiettivi del progetto, con il livello di maturità della committenza e con le capacità del team.

La pluralità degli approcci emerge con chiarezza osservando progetti di diversa natura e scala: le torri o il padiglione della Montagnola. In interventi caratterizzati da elevata complessità geometrica, il BIM assume un ruolo centrale nel controllo della forma e della sua traducibilità costruttiva. L’integrazione tra modellazione parametrica e ambienti BIM consente di mantenere continuità tra concept architettonico, sviluppo tecnico e ingegnerizzazione, evitando la frammentazione tra fase ideativa e fase esecutiva. In altri contesti, il BIM si configura invece come strumento di verifica e simulazione. Analisi ambientali, valutazioni di illuminazione naturale, ombreggiamento, comfort e prestazioni diventano parte integrante del processo progettuale quando sono direttamente collegate a un modello informativo coerente. Il progetto evolve attraverso un ciclo continuo di simulazioni, confronti e ottimizzazioni, basato su metriche condivise e verificabili.
Questa duplice natura del BIM (come strumento di controllo geometrico e come piattaforma prestazionale) trova una sintesi particolarmente significativa nell’architettura sanitaria, che rappresenta uno dei campi più complessi e sfidanti per la progettazione contemporanea. L’ospedale è un sistema ad alta intensità funzionale, in cui spazio, flussi, tecnologia, sicurezza, benessere e sostenibilità devono convivere in modo integrato. La qualità architettonica non può essere disgiunta dall’efficienza organizzativa, e ogni scelta progettuale ha ricadute dirette sulla funzionalità, sui costi e sulla gestione nel tempo.

In questo contesto, il progetto del Nuovo Ospedale di Cremona si configura come un paradigma avanzato di applicazione consapevole del BIM. L’intervento si fonda su una visione olistica della salute, in cui l’edificio sanitario non è concepito come infrastruttura isolata, ma come parte di un sistema urbano e paesaggistico più ampio. L’integrazione con il territorio, il rapporto con il paesaggio e la presenza di un “Parco della Salute” contribuiscono a dissolvere i confini tradizionali tra interno ed esterno, ridefinendo il ruolo dell’ospedale come spazio civico e ambientale.
Dal punto di vista architettonico, questa impostazione genera un impianto articolato, caratterizzato da una geometria complessa che risponde a esigenze funzionali, ambientali e simboliche. La complessità formale non è un obiettivo in sé, ma il risultato di una strategia progettuale che integra flussi sanitari, orientamento, qualità spaziale e prestazioni ambientali. Governare questa complessità richiede un metodo capace di rendere esplicite le relazioni tra forma, funzione e dati, evitando che l’innovazione architettonica si traduca in fragilità operativa.

Un elemento centrale del processo è rappresentato dalla multidisciplinarietà. Progetti di questa natura coinvolgono una pluralità di attori: progettisti architettonici, strutturali e impiantistici, consulenti specialistici, validatori, committenza pubblica e soggetti deputati alla gestione futura dell’opera. Ognuno di questi attori porta con sé una specifica visione del progetto e una particolare esigenza strumentale e informativa. Il BIM consente di rendere queste visioni leggibili e confrontabili, creando un terreno comune di dialogo fondato su dati strutturati e verificabili.
In questo scenario, il Piano di Gestione Informativa (PGI) assume un ruolo strategico, rappresentando uno strumento di convergenza metodologica, capace di tradurre le esigenze della committenza e del team in obiettivi e usi informativi chiari. Attraverso la definizione di ruoli, responsabilità, flussi, formati dati e procedure di verifica, il PGI costruisce un patto operativo che rende il processo BIM misurabile e controllabile.
Particolarmente rilevante, sorgente di tutto, è il ruolo di una committenza consapevole, in grado di assumere una posizione attiva nella gestione informativa. Quando la stazione appaltante è supportata da competenze adeguate, il BIM smette di essere una richiesta astratta e diventa uno strumento di governo del progetto. La contrattualistica informativa, in questo senso, non è un vincolo aggiuntivo, ma un dispositivo che riduce ambiguità, migliora la qualità delle consegne e rende più efficace il processo di validazione.
Dal punto di vista operativo, il BIM trova applicazione concreta attraverso diversi usi del modello basati sui dati. La gestione geometrica avanzata consente di mantenere coerenza tra ambienti di modellazione differenti, favorendo l’integrazione tra strumenti di progettazione parametrica e piattaforme BIM. Questo approccio evita la separazione tra fase concettuale e fase informativa, garantendo continuità e tracciabilità delle scelte.
Le verifiche prestazionali, per esempio quelle legate alla luce naturale e ai rapporti aero-illuminanti, diventano automatizzazioni implicite nel progetto quando sono direttamente collegate al modello informativo. Allo stesso modo, la gestione delle superfici e degli spazi come oggetti informativi consente di supportare decisioni su finiture, prestazioni, costi e manutenzione, rafforzando il legame tra qualità architettonica e sostenibilità economica.

Un tema cruciale è quello della qualità dell’informazione. Nei progetti complessi, la coerenza geometrica non è sufficiente a garantire affidabilità. È necessario definire criteri chiari di classificazione, codifica e compilazione dei dati, in modo che le informazioni siano confrontabili, verificabili e riutilizzabili. In questo senso, l’adozione di una struttura di classificazione basata su WBS spaziali e tecnologiche consente di associare in modo univoco gli elementi del modello alle loro funzioni e ai sistemi di appartenenza, rendendo tracciabili le quantità e supportando il controllo dei costi.
Il formato aperto IFC svolge un ruolo fondamentale in questo processo, fungendo da lingua comune tra discipline, software e organizzazioni aziendali differenti. L’IFC consente di tradurre parametri eterogenei in attributi condivisi, favorendo l’interoperabilità e rendendo possibile un coordinamento informativo realmente multidisciplinare. Non si tratta di un semplice formato di scambio, ma di uno strumento che abilita la costruzione di un sistema informativo coerente e verificabile.

In questo quadro, l’Ambiente di Condivisione dei Dati (ACDat) rappresenta il fulcro operativo del processo BIM. L’ACDat non è un archivio passivo, ma lo spazio attivo di lavoro, in cui informazioni, modelli e documenti vengono condivisi, validati e storicizzati. Un utilizzo consapevole dell’ACDat garantisce tracciabilità, responsabilità e trasparenza, elementi essenziali per la gestione di progetti complessi e per il rispetto dei requisiti contrattuali.
Il BIM assume inoltre un ruolo strategico nella gestione del tempo e dei costi. In interventi che prevedono la coesistenza tra nuove costruzioni e strutture esistenti in esercizio, la simulazione delle fasi di realizzazione diventano strumenti fondamentali per ridurre i rischi e contenere l’impatto sul contesto operativo.
Infine, il rapporto tra BIM e sostenibilità si manifesta in modo concreto attraverso il controllo informativo. Strategie passive di orientamento, ventilazione naturale e controllo della luce diurna possono essere validate e ottimizzate solo se integrate in un modello coerente. La verifica delle quantità di materiali e la caratterizzazione informativa degli elementi costruttivi diventano strumenti decisionali che collegano obiettivi ambientali, fattibilità tecnica e controllo economico.
In conclusione, il BIM si configura come un ecosistema dinamico in cui dati, strumenti, persone e processi sono profondamente intrecciati. Interpretato come linguaggio del progetto, il BIM consente di rendere la complessità leggibile, governabile e verificabile, senza ridurre la qualità architettonica o la libertà progettuale. La sua vera forza è nella capacità di sviluppare il progetto in un processo informato, responsabile e condiviso, in cui le decisioni sono tracciabili, e in cui la qualità non è affidata all’intuizione, ma sostenuta da dati strutturati e verificabili.

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Luca Marcotullio è architetto e BIM Manager per Mario Cucinella Architects. Laureato in Architettura nel 2014 alla Sapienza di Roma con il progetto “Multilevel urban fabric. Experimental project of urban permeability”, ha maturato fin da subito esperienze su grandi progetti sviluppati in BIM, avviando un percorso di formazione specialistica che lo ha reso esperto nella gestione e implementazione dei processi digitali. Dal 2019 al 2020 ha lavorato in MCA, realtà con cui è tornato a collaborare dal 2023 assumendo crescenti responsabilità del BIM management. Nel corso della sua carriera ha sviluppato e coordinato progetti complessi, in particolare in ambito ospedaliero e residenziale, occupandosi sia della progettazione esecutiva che della definizione di standard BIM aziendali. Ha collaborato anche con studi come Valle 3.0, Alpina, Open Building Research e Renzo Piano Building Workshop, contribuendo a progetti architettonici su ospedali, complessi residenziali, uffici e impianti sportivi, e allo sviluppo del metodo BIM.


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