Certificazione del CDE Manager: svolto il primo esame in Italia

L’11 Settembre Isegno, organismo di valutazione qualificato per la verifica delle competenze BIM secondo la UNI 11337-7, ha svolto su incarico di ICMQ il primo test pilota sulla certificazione della figura del CDE Manager. Si è trattato di un test pilota svolto per la certificazione di due professionisti esperti: l’Arch. Fabrizio Bonatti dello studio Mario Cucinella Architects e l’Ing. Marco Torricelli di CMB.

La figura del CDE Manager è particolarmente dibattuta, in quanto normata di recente e caratterizzata da competenze “nuove” rispetto a quelle tipiche della progettazione. Nel nostro ultimo articolo, abbiamo sottolineato le difficoltà nel riconoscerne il ruolo nelle aziende, attribuendogli i relativi compiti e responsabilità. Questa figura ha dunque avuto alcune difficoltà ad emergere sul mercato. Da un lato perché combina conoscenze tecniche e attitudini informatiche, difficili da combinare e, dall’altro, perché mancano ancora in Italia progetti complessi in cui venga richiesta questo tipo di competenza. Trattandosi dunque di un mix di competenze molto diverse(Construction Project Management e Data science), la disponibilità di esperti di tale caratura risulta ancora molto bassa.

L’esame di certificazione del CDE Manager ha comunque segnato un passo importante per completare il percorso di certificazione delle figure BIM normate dalla UNI 11337-7. Ricordiamo infatti che dal primo certificato BIM, rilasciato nel 2016 da ICMQ sulla base di un protocollo proprietario, si è passati a uno schema conforme alla uni 11337-7 nel 2019, poi ratificato da Accredia nel luglio del 2020 (PDR uni 78/2020). Tale accreditamento riconosce la validità legale della certificazione (ex L. 4/13) per il riconoscimento e tutela dei profili professionali BIM.

Riportiamo in estrema sintesi i compiti principali di questa figura secondo la uni 11337-7:

  • Gestire l’ambiente di condivisione dati (Acdat/CDE) garantendo la correttezza dei flussi informativi
  • Relazionare i contenuti dei modelli informativi con i dati di commessa
  • Applicare tecniche di protezione dei dati e di data analytics
  • Verifica processi di interoperabilità dei dati

Ognuno di questi compiti presuppone una serie di conoscenze e abilità consolidate attraverso l’esperienza lavorativa all’interno di una società di progettazione, una stazione appaltante o un general contractor.

L’esame è composto da tre prove volte a verificare le conoscenze e abilità del candidato secondo le modalità indicate dal regolamento tecnico di Accredia (PDR 78/20):

  • Prima prova: Questionario a risposta multipla di 30 domande.
  • Seconda prova: Caso studio che simula l’assegnazione di una commessa e relativo settaggio dell’Acdat.
  • Terza prova conclusiva: Colloquio orale per approfondire temi anche non trattati nelle prove scritte.

Se il questionario a risposta multipla riprende ambiti di conoscenza in parte simili al profilo del BIM Manager, il caso studio rappresenta per certi aspetti una vera e propria novità. Il nodo da sciogliere era se consentire l’utilizzo o meno di un Acdat (CDE), e in tal caso, quale tipologia scegliere. La scelta non è stata semplice perché se da un lato il modo più verosimile per verificare le competenze sarebbe quello di svolgere un esercizio su una piattaforma commerciale, dall’altro si pone la questione in termini di disponibilità del dataset, ovvero mettere a disposizione un intero progetto complesso, realistico ma simulato, con una “grande mole di dati” da gestire.

Inoltre, c’è il tema delle licenze: la PDR uni 78/20 prevede che sia il centro esame a disporre della licenza (e non il candidato) questo potrebbe essere eccessivamente oneroso per il centro esami ai fini della certificazione.

Se pensiamo che di Acdat ce ne sono di diverse tipologie, il centro esame dovrebbe dotarsi di più licenze contemporaneamente, cosa alquanto difficile. Quindi, anche per non limitare l’accesso all’esame da parte del mercato, si è scelto di utilizzare un caso di studio, con testo e diagrammi di flusso, per spiegare come impostare il flusso delle informazioni tra i vari progettisti, come settare l’Acdat (regole, autorizzazioni agli accessi etc..) e altre attività tipiche di questo ruolo, come definito dai requisiti della UNI 11337-7

Una volta completato il caso pratico, non resta che svolgere la prova orale che consiste in un colloquio per approfondire quelle competenze non verificate nelle precedenti prove e comprovare l’esperienza sul campo illustrata nel CV all’accesso.

Grazie all’adozione obbligatoria del BIM per la committenza pubblica (DM 560/17), da alcuni anni diversi bandi hanno iniziato ad attribuire punteggi ai professionisti BIM certificati questo vale in particolare per le opere complesse, dove il processo di scambio dati deve essere regolato da chi ha competenze non solo di progettazione ma anche di tipo informatico. Sembra ormai chiaro, infatti, che sarà la Stazione Appaltante a dover mettere a disposizione l’ACDat e, di conseguenza, ad avere, possibilmente in organico, un proprio gestore della piattaforma. È proprio nella scelta di questi professionisti che la certificazione delle competenze potrebbe giocare un ruolo strategico.

In futuro, quando il BIM si smaterializzerà, si passerà dalla modellazione locale di file, tramite applicativi, al popolamento di informazioni su piattaforme online, evenienza possibile non appena le infrastrutture tecnologiche saranno pronte per l’integrazione dei dati direttamente sul Cloud, sarà qui che il CDE Manager, con un livello di maturità maggiore di oggi, potrà avere un ruolo ancora più centrale nella filiera delle costruzioni.

Sembra dunque sia nata una nuova professione, che potrebbe orientare la carriera di molti professionisti che, oltre alla conoscenza del Processo BIM, abbiano un’attitudine per la tecnologia e per i sistemi di gestione informativa.

Per info www.certificazionebim.com

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Giornalista della redazione di BIMportale, professionista della comunicazione e del marketing per il settore AEC – Architetture Engineering & Construction. Ha lavorato per molti anni nell’editoria B2B dirigendo una delle principali testate specializzate per l’industria delle costruzioni, per la quale è stato autore di numerosi articoli, inchieste e speciali. Durante questa lunga esperienza editoriale ha avuto modo di vivere e monitorare direttamente l’evoluzione del settore e la sua continua trasformazione, lavorando a stretto contatto con i principali protagonisti del mercato: imprese edili, progettisti, committenti, produttori. Su tali premesse nel 2007 ha fondato l’agenzia di comunicazione e marketing Sillabario, che si occupa delle attività di comunicazione e ufficio stampa di importanti marchi industriali del settore delle costruzioni.