Christian Musella e Mauro Iacuaniello sono rispettivamente BIM Manager della Business Unit Infrastrutture e BIM Coordinator del dipartimento Strutture in SPERI società di ingegneria e architettura e si sono fatti portavoce di un importanti progetti di innovazione, quali l’impelemtazione BIM per le infrastrutture ed un progetto di Ricerca e Sviluppo interno all’azienda che vuole portare l’AI nei processi di progettazione.
Come siete arrivati al BIM e alla digitalizzazione dei processi?
Christian Musella (C.M.): Sono nato come ingegnere “vecchio stampo”, laureandomi in Ingegneria Edile alla Federico II di Napoli. Dopo la laurea ho sentito una forte spinta verso l’innovazione. Il professor Asprone teneva allora uno dei primi corsi sul BIM: sembrava quasi futuristico. Con lui ho iniziato un percorso di dottorato molto innovativo e, già nei primi mesi, la rete di collaborazioni si è ampliata notevolmente. Il mio è stato uno

dei primi dottorati industriali della Federico II: un approccio nuovo, non più orientato esclusivamente alla carriera accademica, ma pensato per creare un ponte con le imprese. Non esistevano molte esperienze precedenti, quindi ho dovuto costruirmi il percorso collaborando con aziende e software house, come ACCA Software, che in quegli anni stava sviluppando strumenti BIM. Ho dato supporto anche ad altre realtà, come il Consorzio STRESS, e ho lavorato in Germania con la holding ferroviaria tedesca.
Queste esperienze mi hanno permesso di osservare da vicino l’evoluzione del BIM in Italia e all’estero. Si pensa spesso alla Germania come patria dell’efficienza, ma in realtà il paradigma che si stava affermando era diverso: in Italia il Decreto BIM ha dato una spinta fortissima all’innovazione, mentre in Germania non esisteva un quadro normativo analogo e molte sperimentazioni erano spontanee. Lì ho visto una grande attenzione all’Open BIM e ho potuto capire quali soluzioni potessero essere utili da riportare in Italia. C’era una vera sinergia tra i gruppi di ricerca.
Dopo alcune esperienze in studi professionali nell’area di Napoli, sono arrivato in SPERI, dove si stava iniziando a implementare il BIM nel settore delle infrastrutture. Sono partito da zero: sono stato il primo a introdurre il BIM applicato alle infrastrutture, che è completamente diverso rispetto al building. Quando è uscita la UNI 11337-12 eravamo già allineati alla direzione normativa.
Oggi sono BIM Manager in SPERI e sto costruendo un gruppo di lavoro strutturato, con diversi coordinator e specialist distribuiti nelle varie sedi. Questo richiede un grande lavoro di coordinamento e comunicazione. L’implementazione è complessa, ma ci siamo dati obiettivi chiari e abbiamo redatto linee guida interne, raccolte nel Manuale BIM di SPERI, che ci hanno permesso anche di ottenere la certificazione BIM aziendale.
Mauro Iacuaniello (M.I): Mi sono laureato in Architettura alla Federico II. All’epoca, per noi, il BIM era praticamente inesistente. La mia prima vera “contaminazione” è avvenuta nel 2017, grazie all’incontro con Christian durante il dottorato in ingegneria strutturale. Parlando con lui ho iniziato a capire che stava nascendo una rivoluzione. Ho seguito il percorso classico: sono partito come BIM Specialist, formandomi con corsi e certificazioni.

La mia prima esperienza è stata in ATI Project, ma non avevo ancora chiaro il potenziale del BIM. L’ho compreso davvero solo dopo, quando sono arrivato in SPERI come BIM Coordinator del dipartimento strutture. SPERI ha dimostrato una grande apertura e una forte volontà di sperimentare. Siamo stati noi, dalla sede di Napoli, a spingere per introdurre il BIM, mentre la sede di Roma era già molto strutturata.
Oggi, oltre al ruolo di BIM Coordinator, SPERI mi ha dato la possibilità di dedicare tempo alla ricerca. Ho partecipato alla conferenza BIM (K)now! del Professor Antonio Sellaro, dove ho ascoltato un intervento di Emiliano Capasso e Vincenzo Panasiti di ACPV, sull’uso dell’intelligenza artificiale applicata al BIM. Lì ho capito che l’IA non deve sostituirci, ma supportarci.
Ho presentato un progetto di ricerca al dipartimento R&D di SPERI: sto sviluppando un sistema di machine learning che insegna alla macchina i principi della tecnica delle costruzioni. Partendo da una superficie di base, il modello genera una struttura. Ho presentato una prima bozza al BIM Meet & Greet un ciclo di conferenze che si sono svolte a Bresci organizzato sempre dal Professor Sellaro e da Roberto Dallavilla ottenendo un ottimo riscontro. Siamo stati invitati anche a “Le Voci dell’Edilizia” dell’Università di Bergamo: il professor Vittorio Paris aveva ascoltato il nostro intervento e ci ha chiesto di raccontare il lavoro che stiamo facendo in SPERI. Oggi mi occupo quindi principalmente di diffondere i risultati della nostra ricerca.
Come sta approcciando SPERI e quale evoluzione immaginate?
Giovanni Cuomo Chief Operating Officer di SPERI è rimasto molto colpito dall’idea di “insegnare alla macchina a progettare”. Condivide la visione: non vogliamo che l’IA sostituisca l’ingegnere, ma che lo supporti nelle attività ripetitive. Una macchina può generare una struttura di quattro piani in pochi secondi: questo libero tempo prezioso per concentrarsi sulla qualità progettuale.
L’obiettivo di SPERI è sviluppare un software interno che faciliti il lavoro degli ingegneri strutturisti. Stiamo creando un gruppo trasversale di professionisti e l’intenzione è estendere il progetto anche alle infrastrutture e all’architettura.
Qual è stato il riscontro?
L’approccio pionieristico di SPERI ha suscitato molto interesse. La community che ruota attorno a Dalla Villa e Sellaro è estremamente innovativa. Al momento c’è attenzione e curiosità, e vorremmo portare questa idea anche all’estero, creando collaborazioni. L’Italia procede un po’ più lentamente rispetto ad altri Paesi, ma ora abbiamo la possibilità di avviare un progetto pilota.
Perché creare uno strumento interno?
L’IA applicata alle costruzioni oggi è molto orientata all’architettura. Ho fatto una ricerca di letteratura per capire se esistessero strumenti dedicati alla progettazione
strutturale, ma non ho trovato soluzioni mature. Sono certo che presto qualche software house rilascerà qualcosa, e questo mi mette un po’ d’ansia: temo che qualcuno possa superarci. Ma il know-how che stiamo costruendo rimarrà un valore. L’idea è creare un software utile a SPERI, ma anche offrire consulenze a terzi.
Come vedete lo sviluppo del BIM e dell’IA in Italia?
Ogni cambiamento è complesso, ma l’Italia sta affrontando questa trasformazione con determinazione. IBIMI è un fiore all’occhiello di buildingSMART Italia. Lavoro spesso con RFI, che ha competenze di livello internazionale. Stiamo faticando, ma i risultati arrivano.
Nel settore delle infrastrutture, per esempio, il BIM deve essere integrato con il GIS: il rapporto con il territorio è fondamentale. L’evoluzione non riguarda solo il BIM, ma la sua integrazione con altre tecnologie. La situazione è complessa, ma c’è una forte spinta da parte dei giovani.
Purtroppo esiste ancora una “vecchia guardia” e una resistenza culturale, soprattutto nella committenza pubblica. Il settore delle costruzioni è rimasto indietro e non ha mai valorizzato davvero il progetto, soprattutto dal punto di vista gestionale. Ora bisogna riallineare un settore molto vecchio a un ritmo di sviluppo molto veloce.
Qual è il vero valore del BIM?
In sostanza, conviene. È solo una questione di colmare il gap di know‑how. Con flussi interni ben strutturati, tutto diventa più veloce e i progetti sono più ottimizzati. Bisogna essere contemporanei e competitivi.























