Davide Barbero, PINI: i passi verso una matura adozione del BIM sono ancora tanti

Quando ancora non si parlava di BIM, l’Ing. Davide Barbero, stava già sperimentando i primi progetti tridimensionali per studiare le soluzioni architettoniche di dettaglio dei nodi critici e avere un modello pronto per estrarre immagini di rendering del progetto. Nel 2014 ha partecipato ad un Master presso una università londinese e ha potuto mettere in campo la sua esperienza in progetti tra Mosca e Doha confrontato con la parte di gestione dei modelli e la normativa. Oggi è BIM Manager di PINI società di ingegneria svizzera.

Quale è stato il suo percorso professionale fino a diventare BIM Manager?
Ho avuto il primo contatto con la modellazione parametrica intorno al 2007/2008 durante gli ultimi anni dell’università su software diversi, ma è stato poi dal 2010 che ho cominciato a lavorare su progetti in Revit: per lo più si trattava di progetti complessi quali alberghi e residenze di alto standing o progetti in ambito ricreativo e culturale e di restauro. Dal 2014, grazie alla partecipazione ad un Master presso una università londinese prima e all’esperienza acquisita su progetti a Mosca e Doha, ho avuto modo di confrontarmi con la parte di gestione dei modelli e interfacciarmi con la realtà normativa che gli stava dietro, ovvero i vari BS e PAS 1192. Oggi che collaboro in una realtà come la PINI, società nata in Svizzera ma di impronta sicuramente internazionale, ho modo di proseguire questo percorso ed applicare i concetti fin qui acquisiti su progetti sia civili che di infrastrutture anche in ambito sotterraneo: una applicazione sicuramente recente con sviluppi interessanti e tutt’altro che scontati.

Quali sono le caratteristiche principali della sua figura professionale?
Sicuramente la dinamicità, la trasversalità e l’adattabilità alle situazioni sono caratteristiche primarie che deve avere un BIM Manager per poter affrontare la gestione e la formazione del personale, la gestione delle commesse così come l’analisi di nuove gare e il doversi confrontare contemporaneamente con normative di diversi paesi: operando infatti in una società internazionale quale la PINI che, come accennavo prima, ha sedi in Svizzera e negli stati europei limitrofi ma di cui il business non è limitato a tali mercati necessita di una struttura ben organizzata per un confronto continuo tra i coordinatori delle varie sedi. Come ho avuto modo di imparare durante il mio percorso formativo, per un BIM Manager le conoscenze specifiche nell’utilizzo dei software diventano marginali in quanto l’obiettivo va man mano focalizzandosi sulla parte di gestione e meno su quella di progettazione vera e propria. Resta inteso che la conoscenza degli strumenti informatici rimane essenziale per valutare il workflow ottimale da eseguire in fase di progetto ed indirizzare in maniera adeguata i diversi specialist.

Come opera quotidianamente con quali strumenti e con quali obbiettivi?
Per una parte del tempo mi occupo delle commesse e del coordinamento delle altre sedi sia in relazione al team di lavoro che in filo diretto con i responsabili per la gestione dei progetti in corso e della valutazione di eventuali bandi di gara. Con l’incremento di organico che abbiamo avuto nel corso del 2017 e del 2018 si è poi resa necessaria la formazione del nuovo personale sui software BIM utilizzati in azienda di cui mi sto occupando in prima persona.
L’obiettivo principale è sicuramente l’ottimizzazione del processo di progettazione e di gestione del progetto durante le fasi di costruzione, sebbene le tempistiche nel campo delle infrastrutture risultino piú dilatate rispetto a quanto siamo abituati a vedere in edilizia. I progetti che abbiamo oggi attivi in ambito BIM sono sviluppati parzialmente e in maniera mirata alle necessità di una determinata fase. Inoltre, il processo nel suo complesso è ancora visto in maniera negativa soprattutto per il dilatarsi delle tempistiche in fase preliminare rispetto ai metodi di progetto classici. Tuttavia la facilità nella gestione delle modifiche e delle varianti rispetto ai metodi tradizionali sta pian piano facendosi largo e si inizia a capire l’effettivo valore aggiunto. Questo peró si deve ancora scontrare con una generale diffidenza da parte dei clienti e una difficoltà nel riconoscimento economico degli sforzi maggiori adoperati.

In che modo viene utilizzata la metodologia BIM all’interno del vostro studio?
È sicuramente necessaria fare una premessa e dire che le società di Ingegneria si sono mosse relativamente tardi rispetto agli studi di architettura per quanto riguarda l’adozione del BIM a livello dei processi aziendali e in Svizzera dove risiedono le sedi principali del gruppo il processo di adozione va ancora a rilento. Questo porta tutt’ora ad avere l’utilizzo del CAD privilegiato rispetto al BIM sebbene dal 2016 con i primi progetti sviluppati si siano iniziate a comprendere le potenzialità degli strumenti anche in ambito di progettazione ingegneristica. Per la tipologia di progetti su cui operiamo alla PINI, ovvero infrastrutture viarie e ambito sotterraneo abbiamo bisogno di interagire tramite diversi strumenti e software, anche se i principali sono sicuramente Civil3D, Revit, Infraworks e Dynamo: ad oggi infatti abbiamo necessità di sviluppare un singolo progetto su piattaforme diverse. Un esempio è un progetto in fase di definizione avanzata per il quale siamo partiti dal modellatore di Civil3D dei manufatti quali viadotti, gallerie artificiali e muri di contenimento per passare alla definizione delle armature degli stessi in ambiente Revit. L’utilizzo di Naviswork se vogliamo  rimane più marginale e viene principalmente adoperato per la simulazione del programma lavori (4D) o per verifiche interferenze dei modelli.

Mi può parlare di un suo progetto, di recente realizzazione, progettato con metodologia BIM?
Quello a cui sono più legato è sicuramente il progetto su cui ho avuto modo di lavorare in PINI appena arrivato, ovvero la fase di progetto esecutivo per l’ampliamento del sistema di tunnel sotterranei legati al progetto High Luminosity del CERN di Ginevra. Arrivavo dalla prima esperienza di progetti di infrastrutture in BIM maturata durante le fasi di cantiere della metropolitana di Doha in Qatar lavorando per un general contractor in loco e per me è stato molto stimolante poter applicare direttamente quanto imparato e lavorare alla definizione del progetto. Inoltre questo mi ha permesso di impostare e sviluppare la ricerca di soluzioni specifiche a questioni progettuali che per me erano relativamente nuove applicate ai modelli BIM. Ho avuto inoltre modo di occuparmi del coordinamento del progetto con il cliente e gestire con loro le interferenze e, durante gli ultimi mesi, di confrontarmi con il Contractor che ha iniziato l’esecuzione dell’opera e con il quale stiamo verificando e aggiornando il modello con quanto viene eseguito in cantiere.

Quali sono secondo lei le prospettive future del BIM in Italia?
Premettendo che operiamo su diversi paesi e in diversi mercati per cui mi capita di confrontarmi con le realtà limitrofe e non solo, vedo in generale che il BIM in Italia ha fatto notevoli passi avanti negli ultimi anni e, sia grazie alla Baratono che alla definizione dei vari capitoli della UNI 11337, si son delineati i necessari presupposti per una adozione del BIM più matura sia a livello pubblico che privato. In Svizzera ad esempio non abbiamo ancora una legge che definisca il campo di adozione o eventuali obblighi, e questo sta a mio avviso concorrendo a rallentare il processo di digitalizzazione. L’Italia però non dovrebbe in questa fase sedersi sugli allori del risultato fin’ora ottenuto come mi è capitato di ascoltare in diverse situazioni di recente, facendo sembrare l’adozione BIM nel belpaese paragonabile al livello raggiunto da paesi che operano da 10 anni e più perché i passi da fare sono ancora tanti.
Mi piacerebbe che le amministrazioni pubbliche si adoperassero a livello locale per l’adozione del processo BIM per la gestione del patrimonio di loro competenza: questa potrebbe essere, se ben gestita, l’occasione per ottimizzare il processo di manutenzione e avere un maggiore controllo sui costi per minimizzare gli sprechi.

 

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e realtà da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.