Elena Patria, BIM Manager della Regione Emilia‑Romagna, è uno dei perni dell’implementazione della metodologia informativa digitale per la gestione del patrimonio pubblico. Con un percorso maturato tra progettazione e governance, contribuisce al coordinamento operativo delle attività di innovazione e al progressivo adeguamento di processi e modalità organizzative connessi alla trasformazione digitale nell’ambito delle costruzioni.

Come ha iniziato la sua professione e come è arrivata al BIM?
Ho iniziato la mia professione come architetto in studi di progettazione, parliamo di poco più di quindici anni fa, dove ho imparato ad utilizzare software di modellazione tridimensionale, ma allora le informazioni che si inserivano nel modello erano poche e soprattutto a livello dimensionale.
Nel tempo la mia attività professionale si è orientata sempre più verso il settore pubblico, un ambito che negli ultimi anni è stato interessato da una profonda evoluzione normativa e organizzativa in materia di digitalizzazione dei processi e gestione delle informazioni. In questo contesto il mio coinvolgimento nel percorso BIM della Regione Emilia-Romagna è nato quasi naturalmente. Dopo l’ingresso nel settore Patrimonio della Regione, che opera in stretta connessione con il sistema degli appalti pubblici, ho partecipato ai processi di innovazione che stavano interessando i sistemi informativi dedicati all’asset management e al facility management.
In questo contesto sono state riconosciute le competenze che avevo maturato sia nella progettazione sia nell’utilizzo di strumenti digitali avanzati, individuandomi come una delle figure chiamate a contribuire all’avvio e allo sviluppo del percorso di implementazione del BIM. Si è trattato di una sfida significativa, che ha richiesto inizialmente un importante lavoro di approfondimento metodologico e, parallelamente, un’attività di sensibilizzazione e accompagnamento organizzativo. Era infatti necessario costruire una consapevolezza diffusa, spiegando ai livelli decisionali non soltanto le implicazioni normative della metodologia BIM, ma soprattutto il suo valore strategico per la gestione del patrimonio pubblico.
Il percorso avviato ha da subito assunto una dimensione trasversale, coinvolgendo l’intero perimetro regionale delle strutture della Giunta e dell’Assemblea Legislativa, oltre ad altri attori strategici del sistema regionale come l’Agenzia regionale per la Sicurezza territoriale e la Protezione Civile e Intercent-ER, in qualità di soggetto aggregatore regionale. Un’iniziativa coordinata dalla Direzione Generale trasversale di funzionamento dell’Ente, oggi DG Strategie Territoriali ed Europee, Programmazione, Innovazione e Organizzazione, che ha avuto il compito di promuovere una visione unitaria dell’innovazione e della trasformazione digitale dei processi.
Nel mio attuale ruolo, legato alla gestione informativa del patrimonio, è emersa fin da subito una doppia esigenza: da un lato rispondere agli obblighi normativi legati agli appalti, che hanno rappresentato il motore iniziale del cambiamento, dall’altro cogliere l’opportunità di migliorare l’efficienza dei processi e la qualità delle informazioni.
Credo che il BIM esprima il suo vero potenziale quando non viene vissuto come un adempimento imposto, ma come uno strumento capace di supportare una governance più efficace, consapevole e sostenibile del patrimonio pubblico.
Quali caratteristiche definiscono la sua figura professionale?
Il mio lavoro si concentra sui processi e sulla governance dei progetti. Prima di tutto abbiamo dovuto lavorare sui requisiti e sulle regole da definire verso l’esterno, per individuare quali informazioni servono davvero nelle

diverse fasi. Inoltre, in un ente complesso come una Regione — con circa 4mila dipendenti e un organigramma molto articolato — è fondamentale garantire un coordinamento generale del processo. Le strutture interne rischiano di diventare compartimenti stagni, quindi è stato necessario creare una rete trasversale che superasse l’organizzazione funzionale. Il BIM Manager deve mantenere attiva questa rete e garantire un dialogo costante con il CDE Manager, una figura cruciale.
Come vi siete strutturati per l’implementazione del BIM?
Abbiamo iniziato il processo di implementazione nel 2023 e lo abbiamo avviato concretamente a metà 2024, partendo da una serie di interviste per analizzare processi, personale coinvolto e attività che sarebbero state impattate dall’introduzione della metodologia. È emersa subito la difficoltà nel capire chi intervistare e come coinvolgerlo: la rete era complessa e toccava molti aspetti, non solo gli appalti gestiti direttamente da Regione ma anche quelli gestiti da altre SA pubbliche a noi legati da aspetti contributivi o autorizzativi. Abbiamo capito che senza una rete trasversale non saremmo riusciti a procedere, e abbiamo lavorato insieme alle risorse umane.
La nostra rete si articola su due livelli:
- uno operativo, composto dai BIM Coordinator designati, che lavora a livello di singola commessa;
- uno strategico, composto da figure quali il BIM Manager e il CDE Manager, che lavora a livello di Ente
Quello che ha permesso di organizzarci in maniera più fluida è stato il lavorare a stretto contatto con l’ufficio risorse umane che ci ha supportato nelle diverse fasi di creazione della nostra rete.
La consapevolezza iniziale è stata che non si parte formando le persone o acquistando software: prima bisogna organizzare il personale, renderlo disponibile e consapevole, pur con competenze diverse. La nostra forza è avere una rete attivabile quando necessario.
Qual è stata la difficoltà maggiore che avete affrontato?
La difficoltà principale è stata la resistenza culturale. Anche oggi, nonostante la rete sia attiva e stiamo già collaborando su appalti specifici, molti percepiscono il BIM come uno strumento che semplicemente affianca la gara tradizionale faticando a considerarlo parte integrante del processo. È un cambiamento culturale: la cultura si modifica attraverso le azioni. Noi continuiamo a insistere sul rispetto degli standard e, poco alla volta, stiamo vedendo i risultati, ma siamo ancora in un percorso evolutivo.
Il paradigma è cambiato, ma noi non siamo ancora cambiati del tutto. Un’altra criticità tipica della pubblica amministrazione è la difficoltà di dialogo tra livelli dirigenziali e operativi. Anche con una dirigenza illuminata, il confronto non è sempre costante. A volte è difficile trovare il punto di connessione, capire cosa serve e come le informazioni debbano essere calate nel modello. È un lavoro in corso, e ne siamo consapevoli.
Quali progetti avete portato avanti?
La Regione non realizza molti lavori pubblici, ma abbiamo attualmente un cantiere importante: la riqualificazione energetica della sede direzionale nel Fiera District di Bologna, in particolare una delle torri dove si trova la sede della Giunta e dell’Assemblea Legislativa. Si tratta del nostro progetto pilota: abbiamo svolto il PFTE, poi siamo arrivati all’affidamento dell’appalto integrato e abbiamo chiuso la progettazione esecutiva. Ora stiamo lavorando per “eseguire il cantiere e la direzione lavori in BIM”.

Quali vantaggi porta il BIM nella gestione di questo cantiere?
L’obiettivo è garantire il rispetto delle tempistiche programmate e, al contempo, rendere più fluido ed efficace lo scambio di informazioni con la Direzione Lavori. In questa prospettiva, stiamo configurando l’ACDAT per semplificare i flussi approvativi interni e alleggerire attività che in passato risultavano particolarmente complesse e onerose.
Un aspetto cruciale sarà, nel breve periodo, l’integrazione tra ambiente di condivisione e sistema di protocollazione: collegare l’ACDAT al sistema di registrazione rappresenta per noi un passaggio fondamentale per garantire la legalità del dato e al contempo ridurre il rischio di errore e migliorare la tracciabilità dei processi.
Il cantiere si preannuncia articolato e di lunga durata — con una conclusione prevista intorno al 2031 — anche perché l’edificio resterà operativo e non verrà svuotato. In questo scenario, il BIM potrà svolgere un ruolo determinante nel governare le diverse fasi evolutive, supportare la produzione degli as-built, l’estrazione dei SAL e garantire la qualità e la tracciabilità del dato, contribuendo alla riduzione degli errori.
L’obiettivo finale è quello di acquisire l’as-built definitivo, validato in sede di collaudo tecnico-amministrativo, all’interno del sistema informativo, così da porre le basi per

una gestione digitale dell’edificio. In questa direzione, entro il 2028 puntiamo ad avviare anche lo sviluppo di standard interni per una gestione evoluta in ottica di facility management per farci trovare pronti a fine cantiere.
State sperimentando anche l’IoT?
Per il momento abbiamo avviato due sperimentazioni di sensori IoT in due edifici direzionali: registrano la temperatura interna mettendola in relazione, grazie ad un app di prenotazione, alla presenza del personale in postazioni smart. In un futuro non troppo lontano speriamo che i dati raccolti — che oggi attivano l’impianto di riscaldamento o raffrescamento — possano confluire in un modello informativo integrato, scalabile e replicabile in più sedi istituzionali.
Dal suo punto di vista, come vede lo sviluppo del BIM in Italia?
Il livello di maturità varia sensibilmente in funzione del contesto. In contesti specializzati è facile riscontrare una notevole preparazione ed esperienza; al contrario, in realtà di dimensioni più contenute emerge spesso una conoscenza ancora limitata del BIM, talvolta circoscritta agli aspetti normativi, senza una piena consapevolezza della sua portata operativa e strategica.
Il quadro complessivo appare quindi, a mio avviso, piuttosto eterogeneo e fortemente influenzato dalla dimensione dell’ente: una Regione dispone generalmente delle risorse necessarie per avviare percorsi di implementazione, mentre un piccolo Comune incontra maggiori difficoltà, sia in termini economici sia per la carenza di personale dedicabile.
In ogni caso, credo ci sia la presenza di competenze significative, ma concentrate in un numero ristretto di realtà. A livello territoriale non si osserva ancora una diffusione omogenea. Anche per esperienza diretta, maturata in un contesto comunale nella gestione del patrimonio, risulta evidente come le condizioni operative non consentano facilmente di dedicare tempo e risorse all’implementazione e alla formazione sul BIM: si tratta, in larga parte, di una questione organizzativa ed economica.
Diversamente, il settore privato sembra aver raggiunto un grado di avanzamento più elevato.
















