Federico Cavanna è un architetto e BIM Manager, collabora con Lombardini22, uno dei principali gruppi di architettura e ingegneria milanesi. Lavora a Milano, dedicandosi alla progettazione integrata, al coordinamento tra le diverse discipline e alla digitalizzazione dei processi di cantiere tramite l’adozione della metodologia BIM.
Qual è stato il tuo percorso di studi e professionale che ti ha portato al BIM?
Mi sono avvicinato alla metodologia BIM durante gli anni universitari, quando il tema era ancora poco strutturato in ambito accademico. Alcuni corsi facoltativi mi hanno permesso di esplorare per la prima volta questo mondo, che si sarebbe poi rivelato centrale nel mio percorso professionale. Nel 2014 ho frequentato un corso serale al Politecnico di Milano, dove ho iniziato a lavorare con Revit e, per la prima volta, ho conosciuto Navisworks e i clash report. È stato il momento in cui la modellazione tridimensionale ha iniziato a diventare per me un linguaggio familiare. Il mio percorso accademico mi ha portato anche all’estero: un semestre a Lisbona, durante il quale ho iniziato a utilizzare Archicad. Verso la fine della laurea magistrale ho scelto di dedicare la tesi alla metodologia BIM applicata alle fasi di cantiere, analizzando casi studio del Nord Europa. Dopo la laurea, però, sentivo la necessità di consolidare la parte pratica: così, pochi mesi dopo, ho iniziato il Master Keen Vulcano High a Lecco, concluso nel gennaio 2020. Questo percorso ha dato continuità e struttura a competenze che fino ad allora avevo acquisito in modo frammentato. Il mio primo lavoro è stato in una società di ingegneria attiva nella progettazione costruttiva e nella direzione lavori. Ho sempre avuto una forte inclinazione per la
progettazione e, nonostante in Italia persista l’idea che si debba scegliere tra progettazione e BIM, sono convinto che questi due mondi debbano dialogare e rafforzarsi reciprocamente. Successivamente sono entrato in Barreca & La Varra, uno studio di riferimento nel panorama milanese. La recente scomparsa di Gianandrea Barreca ha segnato profondamente chi ha lavorato con lui: per me è stato una figura fondamentale, sia dal punto di vista professionale sia personale. Insieme a un collega abbiamo introdotto e strutturato la progettazione BIM all’interno dello studio. In quegli anni Barreca & La Varra aveva vinto la progettazione di due edifici di edilizia convenzionata all’interno del masterplan di Foster + Partners nel progetto di MilanoSesto. Lavorare su quel progetto mi ha permesso di integrare pienamente la mia vocazione progettuale con la metodologia BIM, confrontandomi con realtà già molto avanzate e contribuendo alla definizione di workflow solidi e coerenti con gli standard dello studio. Terminata quell’esperienza, nell’aprile 2022 sono arrivato in Lombardini22.
Puoi descrivere qualche progetto che è stato importante nel tuo percorso?
Il mio percorso in Lombardini22 è iniziato attraverso un progetto nel settore hospitality: il rifacimento della zona SPA e piscina del Mandarin Hotel a Como; ho seguito la progettazione esecutiva e, in una fase successiva, ho affiancato la direzione lavori. Il concept, firmato da Herzog & de Meuron, ha richiesto un dialogo continuo con un’impostazione progettuale di altissimo livello. Successivamente ho lavorato a un progetto alberghiero di grande scala in Sardegna: la ristrutturazione completa di un resort esistente con oltre trecento camere. Mi sono occupato della progettazione degli interni e delle aree esterne, mantenendo un coinvolgimento costante anche nelle attività di cantiere. Negli ultimi mesi

mi è stato affidato un progetto internazionale particolarmente complesso: un data center già in fase costruttiva. Subentrare a lavori avviati ha richiesto un’attenta ricostruzione dello storico progettuale, un confronto continuo con normative specifiche e una gestione del coordinamento estremamente articolata tra discipline e interlocutori diversi.È un progetto impegnativo, ma al tempo stesso stimolante e ricco di soddisfazioni.
Come definiresti la tua figura professionale?
Sono entrato in Lombardini22 grazie al confronto con Paolo Citelli, BIM Manager, che ha sempre avuto chiaro il tipo di figura professionale che desideravo costruire. Sapeva che volevo continuare a occuparmi di progettazione e, allo stesso tempo, seguire il cantiere per vedere concretamente come ciò che viene progettato prende forma. La mia figura è, per natura, trasversale: coordino discipline diverse e costruisco un ponte continuo tra progettazione, metodologia BIM e fase realizzativa. Non parlo di progettazione in senso tradizionale, ma della capacità di integrare le varie componenti del progetto, trovare soluzioni condivise e affrontare le criticità con un approccio orientato al problem solving, elementi che considero alla base del nostro lavoro.
Quali sono i vantaggi della metodologia BIM?
Ogni progetto è unico e richiede, prima di tutto, una chiara definizione dell’obiettivo. Non credo nel BIM applicato “sempre e comunque”: è una metodologia che va adottata quando genera un reale valore aggiunto, sostenuta da processi strutturati e consapevoli. Quando correttamente implementato, il BIM offre benefici significativi. Richiede però figure dedicate, procedure solide e una cultura condivisa nell’uso di software e dati. Le attività di clash detection permettono di intercettare le criticità prima che si manifestino in cantiere, con impatti positivi su tempi, costi e qualità del risultato. Inoltre, la metodologia favorisce una gestione interdisciplinare più efficace, migliora la comunicazione tra i professionisti coinvolti e garantisce una tracciabilità delle informazioni molto più elevata. In sintesi, rende il processo progettuale e realizzativo più organizzato, trasparente ed efficiente. Nei nostri progetti utilizziamo una struttura di cartelle studiata e in continuo aggiornamento, che raccoglie tutte le informazioni in un unico ambiente condiviso: può

essere un server interno oppure una piattaforma cloud, come Autodesk Forma. Non parliamo solo di modelli BIM, ma anche di documentazione di project management, permitting, prevenzione incendi e delle altre discipline coinvolte. Questo approccio consente a tutti gli attori del progetto di accedere ai dati necessari in modo ordinato e controllato.
Si parla sempre di interoperabilità: funziona davvero?
Sì, certamente. In Lombardini22, grazie ai progetti di grande scala, possiamo valutarne concretamente l’efficacia giorno dopo giorno. L’interoperabilità è un elemento cardine del BIM: consente di far dialogare competenze e professionalità diverse all’interno di un ambiente condiviso. Naturalmente non è un processo privo di criticità: la qualità dello scambio informativo dipende dagli standard adottati, dai software impiegati e dalla struttura dei modelli. Tuttavia, quando gestita correttamente, rappresenta uno strumento essenziale per una collaborazione realmente efficace.
Hai la certificazione come BIM Manager?
Sì, sono BIM Manager certificato. È una qualifica che certamente ha un peso sul mercato, anche se credo che non sia la certificazione a definire una persona: ciò che conta davvero è la continuità del lavoro quotidiano. Per me rappresenta un punto di inizio, più che un obiettivo raggiunto. Ho conseguito la certificazione a luglio e ringrazio Lombardini22 per avermi dato questa opportunità. Oggi assume un valore particolare, soprattutto nel contesto degli appalti pubblici, dove viene richiesta con crescente frequenza. Lo studio è inoltre certificato secondo la UNI 11337 e il PDR 74, a testimonianza di un approccio

strutturato e consapevole al BIM. Non sono ancora molti gli studi certificati, ed è un elemento significativo soprattutto nei confronti di clienti sempre più internazionali, che si aspettano standard elevati e un approccio consolidato all’utilizzo del BIM.
Come vedi lo sviluppo del BIM in Italia?
Ritengo che l’Italia stia procedendo nella direzione corretta. Ho avuto modo di lavorare anche su progetti pubblici e vedo che le stazioni appaltanti stanno iniziando a strutturarsi, anche se resta ancora molta strada da percorrere, soprattutto in termini di conoscenza e cultura del BIM. Talvolta il BIM viene richiesto solo perché imposto dalla normativa, senza una reale comprensione del suo potenziale; altre volte si pretende un volume di informazioni sproporzionato, senza chiarire quali siano davvero funzionali al progetto. Negli ultimi anni, tuttavia, ho percepito un’evoluzione importante: cresce la consapevolezza e si presta maggiore attenzione a un uso più maturo della metodologia. Anche noi, in Lombardini22, cerchiamo di contribuire a questo cambiamento sensibilizzando amministrazioni e committenti sull’importanza di definire obiettivi informativi chiari fin dall’inizio. Il BIM è davvero efficace quando le informazioni richieste sono quelle necessarie a supportare le decisioni. Inserire migliaia di parametri ha poco valore se quei dati non verranno poi utilizzati.
State sperimentando anche l’applicazione dell’intelligenza artificiale alla progettazione?
Sì. Da circa un anno abbiamo sviluppato e reso operativa una nostra intelligenza artificiale interna, progettata dai colleghi dello studio. Puntiamo a integrare le nuove tecnologie nei nostri processi, perché oggi rappresentano un’opportunità strategica da osservare e valorizzare. L’AI può aiutarci anche nell’ottimizzazione dei workflow, ad esempio nello sviluppo di script Dynamo e nell’automazione delle attività ripetitive, sempre partendo da una conoscenza approfondita del processo progettuale e mantenendo uno sguardo critico. Infine, stiamo approfondendo l’utilizzo di queste tecnologie per la scansione e la restituzione digitale, valutando con attenzione l’affidabilità dei dati e le eventuali criticità. L’obiettivo è impiegare l’AI come supporto per migliorare i processi, preservando il ruolo centrale del progettista e delle sue competenze.















