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Giacomo Colò, ARX: Il valore del dato dall’accademia al cantiere

Dalla ricerca sul HBIM e sul wellness edilizio alle grandi sfide infrastrutturali in Nord Europa, l’ingegnere Giacomo Colò racconta l’evoluzione del suo ruolo di BIM Manager e di Project Manager in Arx, ridefinendo il rapporto tra modello e produzione industriale.
Laurato con lode in ingegneria edile-architettura a La Sapienza nel 2016, Giacomo Colò ha incontrato per la prima volta la metodologia BIM nel 2014, durante un corso universitario di novanta ore dedicato a Revit, in un

Giacomo Colò

momento in cui la tecnologia cominciava a diventare un tema centrale di discussione sia in ambito accademico che professionale. Questo primo approccio ha segnato per Colò il superamento dei flussi di lavoro tradizionali basati, fino ad allora, su CAD verso logiche di modellazione tridimensionale ed informativa.
Nonostante un avvio di carriera svoltosi prevalentemente in cantiere, per due anni con l’impresa Lamaro e sei mesi con Colver Group, dove le tematiche digitali erano ancora distanti dalla pratica quotidiana, Colò ha mantenuto un forte legame con l’innovazione collaborando con La Sapienza su progetti di ricerca riguardanti l’HBIM e l’implementazione del BIM per la gestione del benessere negli edifici. La svolta professionale si è compiuta nel 2020 con il trasferimento in Svizzera e il passaggio dal cantiere alla progettazione, lavorando prima all’ufficio tecnico del CERN e successivamente approdando in Pini Group, storica società svizzera recentemente rinominata Arx a seguito di un importante riassetto strategico e internazionale.

Come si è sviluppata l’esperienza all’ufficio tecnico del CERN e quale ruolo ha avuto il BIM in quel contesto?
Il CERN è una realtà istituzionale gigantesca che conta circa diecimila collaboratori e un patrimonio di cinquecento edifici. L’ufficio tecnico si occupa della gestione e dello sviluppo di questo compendio immobiliare e dispone di un portale GIS per la gestione infrastrutturale e documentale bidimensionale. All’epoca del mio inserimento, l’obiettivo era proprio quello di implementare il BIM all’interno del sistema GIS esistente, integrando i modelli tridimensionali e la componente informativa per ottimizzare la gestione e la manutenzione del patrimonio costruito. Questa esperienza ha evidenziato come la metodologia digitale sia strettamente legata alla governance del ciclo di vita dell’opera.

All’interno del gruppo Arx, come si sono evolute le sue funzioni nel corso degli anni?
Al mio ingresso in società ricoprivo il ruolo di progettista strutturale e di coordinatore e disegnatore BIM. Con l’espansione internazionale del gruppo, l’attività si è estesa verso il Nord Europa grazie a un importante mandato ottenuto in Norvegia per la progettazione e la modellazione informativa dei tunnel per il “Sotra Link”: una delle più grandi opere

Ospedale di Sion, modello.

stradali in Norvegia che collegherà l’isola di Sotra e la città di Bergen e prevede la costruzione di un ponte sospeso di 900 metri, 12,5 km di gallerie e 9 km di autostrada. Questo progetto ha segnato il mio passaggio al coordinamento BIM in ambito civile ed infrastrutturale per tre anni, accantonando temporaneamente il calcolo strutturale. Oggi ho assunto la funzione di ingegnere capo progetto e project manager, una posizione in cui unisco la gestione ingegneristica generale alla supervisione dei processi digitali e di BIM management nella fase iniziale di impostazione delle risorse. Per supportare la condivisione del know-how tra le varie filiali mondiali, Arx ha strutturato

Ospedale di Sion, cantiere.

specifici gruppi di lavoro in cui i diversi specialisti collaborano per sviluppare soluzioni digitali comuni, nonostante la complessità legata alle scadenze e al turnover delle risorse.

Quali ritiene siano i vantaggi più evidenti della digitalizzazione nel passaggio dal progetto alla realizzazione?
Il vantaggio principale risiede nel controllo qualità, nella validazione costruttiva e nella capacità di anticipare le problematiche di cantiere se vi è la reale volontà di produrre modelli tridimensionali conformi alla realtà. Nei grandi progetti infrastrutturali, l’analisi delle interferenze risulta semplificata perché un problema tende a replicarsi geometricamente lungo lo sviluppo del tracciato, come se si operasse sulle sezioni tipo ma in uno spazio tridimensionale. Un esempio concreto di efficacia si è verificato nel progetto Sotra Link in Norvegia, dove abbiamo evitato del tutto la produzione dei piani d’armatura bidimensionali, eseguendo esclusivamente la modellazione 3D. Questo approccio BIM to field ha richiesto uno sforzo maggiore nella fase di modellazione e controllo informativo, ma ha ridotto in modo drastico il monte ore tradizionalmente dedicato alla redazione delle tavole grafiche.

Quali sono stati i progetti più sfidanti che ha affrontato dal punto di vista organizzativo e tecnologico?
Oltre al progetto infrastrutturale norvegese Sotra Link, che mi ha permesso di approfondire le tecniche costruttive dei tunnel e la gestione parametrica di volumi di dati molto elevate, ricordo l’ampliamento dell’ospedale di

Sotra Link

Sion in Svizzera, un intervento da circa trecento milioni di franchi di investimento. In quella circostanza Arx ha gestito le strutture e il genio civile. È stato un lavoro complesso sia per l’alto numero di progettisti e modellatori da coordinare, sia per la necessità di estrarre dal modello informativo i file di fabbricazione da inviare direttamente alla ferriera per l’automazione della produzione dei ferri di armatura, richiedendo un confronto tecnico costante con i produttori sotto la pressione delle scadenze.
Attualmente sono impegnato, come capo progetto, su una centrale di teleriscaldamento a Losanna: un’opera industriale caratterizzata da impianti complessi e macchine di grandi dimensioni, in cui la sfida principale è definire le priorità d’avanzamento mantenendo il BIM come uno strumento utile e integrato, evitando che si trasformi in un mero vincolo procedurale.

Come valuta la maturità digitale del settore nei mercati in cui opera e quali sono le sue fonti di aggiornamento professionali?
Nelle grandi commesse il BIM rappresenta ormai uno standard, ma la percezione che all’estero tutto venga eseguito perfettamente è un mito da sfatare. La Svizzera mostra

Sotra Link

una forte capacità di investimento e un interesse verso l’innovazione, ma applica molta cautela e pragmatismo nel valutare i reali vantaggi economici prima di modificare i flussi consolidati, mantenendo una certa tradizionalità soprattutto negli appalti pubblici. Al contrario, Paesi come la Norvegia evidenziano una maturità digitale superiore, con cantieri che operano in modo completamente dematerializzato. Per quanto riguarda l’aggiornamento personale, LinkedIn rappresenta uno strumento fondamentale per comprendere i macro-trend del settore, seguito dalle newsletter specializzate e dai grandi eventi come la Autodesk University. Proprio durante l’edizione del 2021 venni a conoscenza di un plugin di Sofistik per Revit che abbiamo successivamente implementato nei nostri workflow aziendali per superare i limiti nativi del software nella modellazione infrastrutturale.

Qual è l’approccio attuale di Arx rispetto all’introduzione dell’intelligenza artificiale nei processi aziendali?
Al momento, in ambito BIM, l’intelligenza artificiale è oggetto di sperimentazioni isolate e non ancora strutturate a livello di gruppo. Viene utilizzata prevalentemente come supporto individuale per la scrittura di codice e script di automazione. A livello aziendale diffuso abbiamo invece introdotto da alcuni mesi strumenti commerciali come Microsoft Copilot all’interno dei software di produttività e d’ufficio della suite Office, ma l’integrazione nei processi core della progettazione e della modellazione informativa richiederà tempo per essere definita e compresa appieno.

 

 

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Giornalista con esperienza nell’editoria B2B coordinando l’attività di più persone in redazione e nel reparto grafico. Fotografa. Esperta in Copywriting, SEO Writing e Social Media Marketing.


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