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Il Formato IFC e le sue evoluzioni

Il formato IFC (Industry Foundation Classes) rappresenta oggi uno degli standard più importanti per lo scambio di dati nel Building Information Modeling (BIM). Nato con l’obiettivo di favorire l’interoperabilità tra software differenti, l’IFC consente a progettisti, imprese, gestori e committenti di collaborare utilizzando un linguaggio comune, indipendentemente dalla piattaforma software adottata.

Negli ultimi anni il formato ha conosciuto un’evoluzione significativa, trainata dalla crescente diffusione del BIM, dalle normative internazionali e dall’esigenza di gestire l’intero ciclo di vita delle opere, dalla progettazione fino alla manutenzione e alla dismissione.

L’IFC è uno standard aperto sviluppato da buildingSMART International che definisce una struttura dati capace di descrivere elementi edilizi, infrastrutture, impianti, proprietà, relazioni e processi. A differenza dei formati proprietari, l’IFC permette di trasferire informazioni mantenendo la ricchezza semantica del modello digitale.

L’obiettivo principale è evitare la perdita di dati durante il passaggio tra applicazioni diverse, favorendo un flusso di lavoro realmente collaborativo.

L’evoluzione dello standard

L’evoluzione del formato IFC è stata caratterizzata da un progressivo ampliamento delle informazioni gestibili e da un miglioramento della qualità dello scambio dati.

Le versioni storiche, come IFC2x3, hanno rappresentato per molti anni il riferimento principale del settore. Sebbene ancora ampiamente utilizzate, presentano alcune limitazioni nella rappresentazione di elementi complessi e delle opere infrastrutturali.

Con l’introduzione di IFC4 sono stati compiuti importanti passi avanti:

  • maggiore precisione nella definizione della geometria;
  • miglioramento della gestione delle proprietà degli oggetti;
  • incremento della stabilità nello scambio dati;
  • maggiore supporto per i processi di coordinamento interdisciplinare.

Successivamente sono state rilasciate revisioni come IFC4.1, IFC4.2 e soprattutto IFC4.3, che rappresenta uno degli sviluppi più significativi degli ultimi anni.

IFC4.3: una svolta per le infrastrutture

L’introduzione di IFC4.3 segna un punto di svolta perché amplia notevolmente il campo di applicazione dello standard.

Oltre agli edifici, il formato è ora in grado di descrivere in maniera molto più completa: strade; autostrade; ferrovie; ponti; gallerie; porti; aeroporti; reti idriche; infrastrutture lineari.

Questa evoluzione permette di utilizzare un unico standard aperto per la gestione di opere molto diverse tra loro, favorendo la digitalizzazione dell’intero settore delle costruzioni.

Uno degli aspetti più rilevanti delle recenti evoluzioni riguarda il miglioramento dell’interoperabilità.

Le software house hanno progressivamente adeguato i propri applicativi al nuovo standard, consentendo una maggiore affidabilità nell’importazione e nell’esportazione dei modelli BIM.

L’obiettivo non è semplicemente trasferire la geometria, ma preservare informazioni fondamentali come:

  • classificazioni;
  • materiali;
  • proprietà tecniche;
  • relazioni tra gli oggetti;
  • dati prestazionali;
  • informazioni per la manutenzione.

Questo rende possibile una collaborazione più efficace tra architetti, ingegneri strutturali, progettisti MEP, imprese e gestori.

Digital Twin e gestione del ciclo di vita

Le ultime evoluzioni dell’IFC rispondono anche alle esigenze della gestione digitale delle opere. Sempre più organizzazioni stanno adottando il concetto di Digital Twin, ovvero una rappresentazione digitale dell’opera aggiornata durante tutto il suo ciclo di vita.

In questo contesto il formato IFC assume un ruolo strategico, poiché permette di collegare informazioni provenienti da progettazione, costruzione, monitoraggio e manutenzione, creando un patrimonio informativo utilizzabile anche molti anni dopo la realizzazione dell’opera.

IFC e OpenBIM

L’evoluzione del formato IFC procede parallelamente alla diffusione dell’approccio OpenBIM, basato sull’utilizzo di standard aperti anziché di ecosistemi proprietari.

Questo approccio offre numerosi vantaggi:

  • maggiore libertà nella scelta dei software;
  • riduzione del rischio di lock-in tecnologico;
  • migliore collaborazione tra organizzazioni differenti;
  • maggiore trasparenza nella gestione dei dati;
  • conservazione delle informazioni nel lungo periodo.

Per le pubbliche amministrazioni e i grandi committenti questi aspetti rappresentano un elemento sempre più importante nella definizione dei requisiti informativi dei progetti.

Lo sviluppo del formato IFC è destinato a proseguire. Le principali direttrici di evoluzione riguardano:

  • una migliore rappresentazione delle infrastrutture complesse;
  • l’integrazione con GIS e sistemi territoriali;
  • una maggiore interoperabilità con piattaforme cloud e ambienti di condivisione dati (CDE);
  • il supporto all’intelligenza artificiale applicata ai modelli BIM;
  • una gestione sempre più avanzata delle informazioni relative alla sostenibilità e all’intero ciclo di vita degli edifici.

In prospettiva, il formato IFC diventerà sempre più il punto di riferimento per la condivisione dei dati digitali nel settore delle costruzioni.

Le recenti evoluzioni del formato IFC confermano il ruolo centrale degli standard aperti nella trasformazione digitale del settore AEC (Architecture, Engineering & Construction). L’introduzione di IFC4.3, il crescente supporto alle infrastrutture e il miglioramento dell’interoperabilità consentono di affrontare progetti sempre più complessi con un livello di collaborazione superiore rispetto al passato.

Per professionisti, imprese e stazioni appaltanti, conoscere le nuove funzionalità dell’IFC significa investire in processi più efficienti, in una migliore qualità dei dati e in una gestione del patrimonio costruito orientata al lungo periodo. In un contesto in cui il BIM è ormai una realtà consolidata, il formato IFC continua a evolversi come elemento fondamentale per garantire apertura, interoperabilità e continuità delle informazioni lungo tutto il ciclo di vita delle opere.

 

mm

Lavora nel settore della comunicazione b2b da alcuni anni sia per testate giornalistiche che agenzie di comunicazione. Focus della sua attività è il confronto quotidiano con le nuove modalità di gestione ed elaborazione delle informazioni, le nuove tecnologie digitali, le trasformazioni in corso nelle professioni e nell’industria.


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