Loris Durante, BIM Manager di Proger, ripercorre il percorso pionieristico dell’azienda nell’adozione della metodologia BIM, dagli inizi nel 2009 all’implementazione di un team strutturato di circa trenta professionisti.
Può illustrarci il suo percorso professionale e come è arrivato al BIM?
Mi sono diplomato geometra nel 1996 e sono entrato nel mondo professionale quasi immediatamente. Lavoro in Proger dal 2000, quindi da 26 anni, a cui possiamo aggiungere anche un anno di stage iniziale, per un totale di
27 anni di esperienza.
Per quanto riguarda il BIM, ho fatto parte del team che ne ha guidato l’introduzione in Proger nel 2009. In quell’epoca il tema era ancora totalmente nuovo e questo percorso è stato possibile anche grazie alla tenacia del direttore tecnico di allora, che ci ha supportato e incoraggiato in questa scelta.
Inizialmente abbiamo affrontato l’attività con una semplice modellazione 3D classica, con l’obiettivo di renderizzare le tavole in modo più facile e agevole. Negli anni, la metodologia si è consolidata e oggi il BIM è ormai una metodologia assodata in azienda, presente in quasi tutti i progetti.
Quali difficoltà ha incontrato nei primissimi anni di implementazione del BIM?
Le difficoltà erano principalmente di natura culturale. Eravamo giovani professionisti che cercavamo di introdurre una metodologia nuova in un ambiente che veniva dalla tradizione del disegno in CAD. Questo scontro generazionale è stata la sfida primaria. Successivamente sono emerse anche difficoltà tecnologiche, poiché eravamo davvero agli inizi e le piattaforme e gli strumenti non erano ancora maturi come lo sono oggi. Tuttavia, nel corso dei decenni questi ostacoli tecnologici si sono attenuati progressivamente.
Come si è strutturato il team BIM in Proger nel corso degli anni?
Negli ultimi anni il BIM in Proger è divenuto sempre più centrale e ci siamo organizzati con un Responsabile dell’area CAD/BIM e due divisioni: una specializzata nelle opere infrastrutturali e una dedicata all’edilizia e ospedali, di cui ricopro il ruolo di Responsabile. Due team distinti che, in funzione delle priorità, sanno anche operare in modo trasversale con supporto reciproco.
Attualmente contiamo tre BIM Manager, otto BIM Coordinator e quindici di BIM Specialist, tutte figure certificate. Per quanto riguarda le mie di certificazioni, ho ottenuto quella di BIM Coordinator nel 2018 e quella di BIM Manager nel 2019. Inoltre, sono certificato su piattaforma Revit e insieme ad altri colleghi mi occupo della definizione degli standard BIM aziendali. Recentemente Proger ha certificato la propria organizzazione e il proprio processo di progettazione multidisciplinare con metodologia Building Information Modeling secondo la UNI PdR 74:2019, lo standard di riferimento per la valutazione della maturità dei processi BIM nelle organizzazioni.
Applicate il BIM esclusivamente nei progetti dove è obbligatorio?
Il BIM è diventato una pratica consueta in quasi tutti i progetti, anche in quelli al di sotto della soglia normativa. In questo secondo caso a volte operiamo in maniera più
snella, mantenendo sempre come focus l’obiettivo e l’uso effettivo che il modello deve avere nel progetto specifico.
Nel corso degli anni all’attività di progettazione di Proger, vista la significativa mole di lavoro, si è affiancata progressivamente l’attività di coordinamento: il BIM ci aiuta enormemente in questa transizione, poiché il coordinamento senza un processo BIM-oriented sarebbe praticamente impossibile.
Utilizziamo software di coordinamento come Solibri e Navisworks, integrati con Revit e strumenti come Dynamo. Per la collaborazione tra i team distribuiti su più sedi – Chieti, Roma e Milano – utilizziamo piattaforme cloud come Forma e Dalux, che permettono di lavorare in cloud con più persone contemporaneamente, risolvendo i vincoli geografici.
Quali sono i principali vantaggi che il BIM ha apportato all’organizzazione di Proger?
Il vantaggio principale è la capacità di gestire progetti estremamente complessi con molteplici discipline coordinate. Il BIM ci permette di normalizzare e sistematizzare i processi di coordinamento, che altrimenti sarebbero caotici e inefficienti.
La condivisione dei dati tra le sedi geograficamente distanti tramite piattaforme cloud è diventata una risorsa essenziale per la collaborazione interna. Inoltre, il BIM ha migliorato significativamente la qualità degli output e la comunicazione con i clienti e i partner progettuali.
Può citare alcuni progetti significativi che hanno segnato il percorso di implementazione del BIM in Proger?
Uno dei progetti che mi ha maggiormente gratificato professionalmente negli ultimi anni è il comprensorio militare La Comina, vicino a Pordenone, che fa parte del programma Caserme Verdi dell’Esercito, incentrato sulla sostenibilità. Si tratta di un complesso di circa ottanta ettari con una quarantina di edifici. Il coordinamento richiedeva il coinvolgimento di cinque discipline, il che ha moltiplicato il numero dei modelli in funzione della configurazione edilizia. Complessivamente abbiamo gestito circa 860 modelli, tra cui modelli nativi RVT, modelli open in IFC e modelli di coordinamento NWD e SMC utilizzati per le analisi di clash detection e model checking. Questo progetto è stato particolarmente formativo perché mi ha permesso di collaborare con vari studi di progettazione, instaurando un rapporto bidirezionale di collaborazione reciproca.
Attualmente sto lavorando come BIM Manager dell’Accordo quadro con il Ministero della Difesa per la progettazione di alcune Caserme sul territorio nazionale; inoltre, sto seguendo e coordinando anche importanti progetti ospedalieri come l’Ospedale di Tiburtino (in fase Definitiva), l’Ospedale di Siracusa (in fase Esecutiva e validazione) e l’Ospedale Pediatrico Santobono di Napoli (in fase di PFTE secondo il nuovo codice appalti); i tre complessi ospedalieri presentano particolari complessità dovute all’integrazione non semplice tra progetto architettonico, strutturale e impiantistico dovute alle esigenze intrinseche di un edificio come un ospedale.
Quale impatto ha avuto l’entrata in vigore dell’obbligatorietà del BIM sul mercato?
L’obbligo ha definitivamente accelerato i tempi di transizione. Le aziende medio-grandi, che erano già sufficientemente preparate, hanno affrontato la transizione normativa con relativa facilità. Proger, grazie al lavoro svolto negli anni precedenti, ha retto bene questo contraccolpo.
Le aziende medio-piccole, invece, continuano a faticare ad allinearsi agli standard BIM. Purtroppo, ancora oggi ci scontriamo con partner che non riescono a seguire il nostro workflow.
Per quanto riguarda le stazioni appaltanti, sono state quelle maggiormente interessate dall’impatto del cambiamento. Le amministrazioni che non dispongono ancora delle competenze necessarie si avvalgono attualmente del supporto di consulenti esterni e stanno progressivamente sviluppando le proprie capacità interne, sebbene si tratti di un percorso che richiede tempi non brevi.
Ritiene che la resistenza culturale iniziale sia stata completamente superata?
Sì, la resistenza culturale di vent’anni fa è stata ampiamente superata. Ormai tutti hanno compreso che il BIM è necessario oltre che obbligatorio. Inoltre, anche i colleghi di generazioni precedenti, inizialmente scettici, hanno progressivamente capito e apprezzato i vantaggi concreti della metodologia.
L’ingresso di giovani professionisti nel settore sta accelerando questa trasformazione. I giovani hanno una naturale predisposizione verso l’innovazione digitale e portano una prospettiva aggiornata che facilita l’evoluzione organizzativa.
Proger sta sperimentando l’impiego dell’intelligenza artificiale nei processi BIM?
Sì, esiste un interesse significativo verso l’intelligenza artificiale. Abbiamo recentemente creato un ufficio interno dedicato all’IA, declinata inizialmente a livello aziendale, ma con prospettive di applicazione anche ai processi BIM, in particolare per l’automazione dei controlli e dei comandi ripetitivi. Stiamo già utilizzando alcuni plugin interessanti che agevolano il model checking e il code checking nel coordinamento.
Stiamo valutando anche applicazioni più ampiamente legate alla gestione dei dati. Il nostro approccio è consapevolmente cauto, date le complessità organizzative e infrastrutturali di un’azienda strutturata come Proger. Tuttavia, sono convinto che questi strumenti rappresentano il futuro della gestione e del coordinamento progettuale nel nostro settore.



















