Marco Tarulli, Giovanni Pedron e Riccardo De Fassi sono i tre professionisti di Metis Steel Project Solutions, realtà specializzata nella progettazione costruttiva di strutture in acciaio in ambiente BIM. Con sedi a Padova e Barcellona, il team supporta studi di ingegneria e architettura, carpenterie e committenze nella trasformazione di progetti in modelli 3D pronti per la produzione. L’utilizzo di software BIM – in particolare Tekla Structures – integrato con strumenti di modellazione parametrica, consente di gestire geometrie complesse e di garantire quella precisione millimetrica che il settore della carpenteria metallica richiede.
Potete tracciare un profilo di Metis Steel Project Solutions?
Metis esiste dal settembre 2023, la nostra storia professionale però è più che decennale. Ognuno di noi ha affrontato vari percorsi curriculari, ci siamo occupati di progettazione di strutture in acciaio a diversi livelli, per oltre un anno abbiamo lavorato tutti e tre nello stesso studio di ingegneria. In quel periodo, oltre ad aver instaurato un ottimo rapporto professionale, abbiamo seguito i nostri primi corsi di formazione su Tekla Structures e avviato la nostra “carriera BIM”. Poi dal 2023 abbiamo deciso di creare una nostra realtà indipendente, inizialmente in due – Giovanni Pedron e Riccardo De Fassi – e dal 2025 anche con Marco Tarulli, che si è unito dalla Spagna dove vive e dove stava svolgendo attività per un’azienda multinazionale con sede a Barcellona. Metis nasce quindi con l’ambizione di operare non solo nel mercato italiano, ma anche in quello spagnolo e, perché no, in una dimensione sempre più internazionale.
Qual è il vostro focus progettuale?
Il nostro focus rimane sulle strutture in acciaio. Non a caso, nel nostro nome compare anche il pay-off: “Steel Project Solutions“: ci rivolgiamo a chi cerca soluzioni progettuali in questo campo. È un settore che richiede un elevato livello di specializzazione: per questo continuiamo a investire nella formazione e nell’ampliamento delle nostre competenze.
Quando abbiamo scelto il nome Metis volevamo riferirci alla figura mitologica che nella Grecia antica impersonificava la sapienza e l’intelligenza pratica. Vogliamo riportare questo concetto nel mondo della nostra professione: affianchiamo imprese di costruzione, uffici di progettazione, progettisti e committenti nella realizzazione di strutture principali e secondarie in acciaio, offrendo soluzioni efficaci. Quando il cliente è una
carpenteria, entriamo in contatto con il loro ufficio tecnico e forniamo tutti i dati necessari lungo l’intero processo: dalla gestione dell’ordine dei materiali grezzi, fino alla definizione delle geometrie effettive da mettere in macchina per il taglio dei pezzi. Elaboriamo le istruzioni per l’assemblaggio e le altre lavorazioni sia di officina che di cantiere. In sostanza, curiamo del progetto tutto ciò che serve per portare l’opera al suo completamento.
Come implementate il BIM nella vostra realtà?
Continuiamo a utilizzare come base del nostro lavoro Tekla Structures. Ci rendiamo conto che operare in BIM, con il tipo di commesse che affrontiamo, con la moltitudine di informazioni, di contatti e di attori che devono intervenire, è una carta in più da giocare.
Utilizziamo Tekla per tutti i progetti, non solo per quelli più complessi. Quando serve lo affianchiamo a strumenti CAD per alcuni elementi di dettaglio, ma tendenzialmente riusciamo a gestire la complessità di tutte le informazioni che riceviamo attraverso la metodologia BIM.
Mentre realizziamo il modello 3D, facciamo un intenso lavoro di raccolta e organizzazione delle informazioni. In questo processo svolgiamo un ruolo di catalizzatori e sintetizzatori, cerchiamo di anticipare i problemi e proporre soluzioni prima che si verifichino condizioni critiche nel flusso di lavoro. È proprio nella fase di modellazione che riusciamo a fare la differenza, anche grazie all’esperienza maturata nel tempo.
Avete integrato anche altre metodologie digitali oltre al BIM tradizionale?
Una delle innovazioni che abbiamo adottato è l’implementazione di modelli parametrici grazie al Live-Link che permette di creare e interagire con oggetti in Tekla Structures direttamente da Rhino/Grasshopper. Utilizziamo questo approccio quando ci sono geometrie articolate che sarebbero molto complesse o addirittura quasi impossibili da gestire in maniera tradizionale. In alcuni casi lo applichiamo anche per task quotidiane, per automatizzare piccoli processi e lavorare con maggior controllo e velocità. Abbiamo acquistato un corso specifico per questa metodologia e nel tempo abbiamo visto quanto possa portare benefici concreti alla nostra attività.
Come funziona tecnicamente questa integrazione?
Grazie a un plug-in diretto, le geometrie create tramite script nel framework Rhino vengono automaticamente tradotte nel modello Tekla. Ovviamente non esiste il “tasto che crea i modelli da zero”: c’è sempre bisogno di controllo e di capacità di scomposizione del problema generale in problemi più piccoli che possono poi essere gestiti con strumenti di automazione. In questo senso si tratta di uno strumento di grande supporto, che aiuta molto l’operatore ma non sostituisce l’esperienza di chi lo utilizza.
Quali sono gli ostacoli principali che riscontrate?
A livello operativo riscontriamo un problema generale di interoperabilità. È ancora molto difficile ricevere o essere invitati a partecipare a un modello federato da dettagliare: in quasi tutti i lavori ripartiamo da zero con il nostro modello. Questa è la criticità che vediamo: ci sono tanti processi codificati ma nella pratica operativa spesso non è ancora fattibile sfruttarli pienamente.
Quello che facciamo normalmente è importare i modelli 3D di altre discipline – architettoniche o impiantistiche ad esempio – generati da altri studi. Quando abbiamo bisogno di definire posizione e nodi degli elementi strutturali, progettare collegamenti, prevedere passaggi impiantistici, carichiamo la posizione corretta di sistemi e macchinari e, contemporaneamente, ci confrontiamo con l’architettonico per verificare che le geometrie siano coerenti. Questo già non è poco, ma l’accorpamento dei modelli nella maggior parte dei casi deve essere curato da noi, gli esiti delle analisi inoltre non sono recepiti a tutti i livelli se non attraverso comunicazioni dedicate.
Quando riusciamo a costruire o, più raramente, quando sono disponibili modelli federati, cerchiamo di sfruttarne al massimo le potenzialità. Tekla si integra con Trimble Connect, una piattaforma CDE che per noi è molto funzionale e che facilita la collaborazione con il cliente e con tutti i soggetti che partecipano al progetto. Attraverso questo ambiente possiamo eseguire analisi delle interferenze, individuare preventivamente eventuali criticità e verificare la coerenza tra le diverse discipline. È uno strumento che permette di offrire una lettura più chiara dello sviluppo delle varie fasi anche a chi non è immediatamente coinvolto a livello tecnico.
Potete descriverci alcuni progetti significativi su cui avete lavorato?
Abbiamo avuto modo di partecipare a diversi progetti interessanti. Data la peculiarità del contesto citiamo l’intervento per una biblioteca all’interno di un edificio vincolato a Treviso (foto sopra). Era importante, trattandosi di costruzione esistente che veniva ristrutturata, capire se le altezze fossero compatibili per i volumi che stavamo prevedendo di inserire. Utilizzando Trimble Connect abbiamo inoltre caricato il modello architettonico per verificare che gli ingombri della struttura che stavamo progettando fossero conciliabili con i rivestimenti previsti.
Ci siamo impegnati in commesse che spaziano dalla piccola alla grande scala, per committenza pubblica e privata, trattando temi vari e altamente diversificati: grandi strutture per ponti stradali e ferroviari, passerelle ciclo-pedonali, hangar e stabilimenti industriali, impalcati per l’industria pesante, strutture speciali per impianti tecnologici, strutture temporanee, interventi per l’edilizia comune. Nello sviluppo di ogni progetto è determinante la capacità di condurre l’analisi di aspetti di forma architettonica, impiantistici, strutturali, di produzione, di trasporto e di installazione, sia rimanendo entro i confini delle regole delle costruzioni civili ma anche uscendone al di fuori, adattandosi di volta in volta alle peculiarità delle opere.
Altamente significativo per l’impatto della metodologia BIM è il progetto della struttura principale per un complesso scolastico in costruzione nella città di Bolzano (foto sotto), in via Bari. Anche per quest’opera abbiamo
collaborato a fianco del team responsabile delle verifiche strutturali, fornendo supporto nello sviluppo e nella gestione del modello BIM-strutture e dei relativi elaborati. L’edificio, attualmente in fase avanzata di cantiere, è caratterizzato da una volumetria essenziale e ben definita e si articola su quattro piani fuori terra oltre a un livello interrato. In questo contesto gli elementi portanti assumono un ruolo determinante: oltre a garantire funzionalità e stabilità all’opera, contribuiscono direttamente alla definizione della sua espressione architettonica finale. I solai misti, orditi in spessore sottile inglobano gli elementi laminati del reticolo, conciliano le richieste strutturali di resistenza e durata con quelle architettoniche e impiantistiche. Gli elementi di collegamento tra i piani, concepiti come aste inclinate di maxi-reticolari, rimarranno leggibili sia all’interno sia all’esterno dell’edificio, senza essere mimetizzati o nascosti. In questo progetto l’utilizzo di Grasshopper ha avuto un ruolo particolarmente rilevante, soprattutto per il controllo della geometria del sistema di aste e travi. Nella fase preliminare, infatti, molti dettagli costruttivi erano ancora in via di definizione; per questo è stato fondamentale strutturare il modello in modo da gestire le fisiologiche incertezze delle prime fasi del processo, puntando su adattabilità e automazione. Attraverso Grasshopper, abbiamo vincolato la geometria unifilare degli
elementi a parametri geometrici modulabili, grazie a questo abbiamo potuto effettuare adattamenti in maniera rapida senza ripercussioni significative legate a tempi/costi nel flusso di progetto.
Qual è dal vostro punto di vista lo scenario del BIM in Italia?
Vediamo che il settore degli appalti sta sicuramente vivendo un’evoluzione, pur constatando ancora a livello operativo alcune difficoltà legate al tema dell’interoperabilità. Il modello federato, inteso come strumento, rimane in parte un mito, qualcosa a cui tendere ma che, nella pratica quotidiana, richiede ancora un certo investimento per essere considerato vantaggioso per tutti.
Stiamo cominciando a vedere i modelli 3D costruttivi nelle officine e nei cantieri più evoluti, e riteniamo che in futuro le tecnologie come quelle della realtà aumentata avranno una diffusione ancora più estesa.
Dal nostro punto di vista, l’importante è mantenere quel concetto di “intelligenza pratica” che ci ha guidato fin dall’inizio: trasformare progetti in soluzioni realizzabili, precise e completamente integrate nel processo costruttivo.






















