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Nasce il progetto Federated Innovation @MIND

Nel distretto MIND di Milano, grazie a Federated Innovation @MIND, sta prendendo forma un modello di innovazione che prova a cambiare il modo in cui si costruiscono edifici e infrastrutture. Per approfondire l’idea alla base di questo progetto abbiamo intervistato Stefano Minini, Direttore Federated Innovation MIND.

Come nasce il progetto Federated Innovation MIND e con quali obiettivi?
Federated Innovation @MIND nasce per trasformare il distretto MIND (Milano Innovation District) in un laboratorio permanente di innovazione aperta, dove grandi imprese, startup, istituzioni, università e centri di ricerca collaborano per sviluppare soluzioni concrete alle grandi sfide economiche e sociali. L’obiettivo è superare i tradizionali modelli di innovazione “a silos”, creando un ecosistema in cui competenze, tecnologie e investimenti convergono per accelerare progetti ad alto impatto e favorirne la sperimentazione in un contesto reale. I principali ambiti di intervento spaziano dalla salute e life sciences, all’intelligenza artificiale, dalla transizione energetica alla smart city, passando per costruzioni innovative, mobilità, cybersecurity, longevità, gestione dei dati e digitalizzazione urbana. In questo modello, MIND diventa una piattaforma in cui le innovazioni vengono testate, validate e successivamente rese replicabili su scala nazionale e internazionale, contribuendo a rafforzare la competitività del sistema Paese e ad attrarre nuovi investimenti.
L’ecosistema MIND rappresenta il luogo in cui queste collaborazioni vengono trasformate in progetti concreti con ricadute reali sul sistema urbano. Il modello non si limita a promuovere innovazione teorica, ma punta a incubare soluzioni che possano essere sperimentate direttamente all’interno del distretto, con una pipeline di sviluppo ancora molto ampia: il progetto viene infatti indicato come completato per circa il 30%, lasciando spazio a ulteriori iniziative.

Quali processi, strumenti o protocolli avete introdotto per rendere la collaborazione realmente efficace nella fase di progettazione, prefabbricazione e costruzione?
L’approccio adottato consiste nell’integrare innovazione tecnologica e collaborazione lungo tutta la catena del valore.

Tra le principali soluzioni già introdotte figurano:

  • l’impiego di solai prefabbricati all’interno dell’edificio Horizon;
  • l’installazione della tecnologia e4Life nelle lobby per la sanificazione dell’aria nei punti di maggiore affluenza;
  • lo sviluppo di sistemi per rendere gli edifici più intelligenti attraverso un utilizzo avanzato dei dati e una collaborazione continua tra chi progetta, gestisce e utilizza gli immobili;
  • il lavoro su una futura piattaforma dati a servizio della cittadinanza e della gestione del distretto.

L’obiettivo è costruire un modello collaborativo che permetta di migliorare progressivamente prestazioni, gestione e qualità degli edifici.

Quali risultati misurabili avete già osservato?
Nel documento non vengono riportati KPI quantitativi o indicatori economici. Gli elementi evidenziati riguardano soprattutto i primi risultati qualitativi: il progetto è arrivato a circa il 30% del proprio percorso di sviluppo; l’edificio Horizon rappresenta il primo caso concreto di applicazione dell’approccio Federated Innovation; iniziano a emergere le prime strategie condivise per l’integrazione della filiera e per la gestione intelligente degli edifici.

Che ruolo giocano le grandi aziende partner?
Le grandi aziende sono parte integrante del modello di innovazione. L’edificio Horizon ospita importanti società di ingegneria e aziende di primo piano, rendendo possibile sperimentare tecnologie innovative in un contesto ad alto livello qualitativo e commerciale.
Le imprese partner contribuiscono inoltre allo sviluppo e alla validazione delle tecnologie, alla sperimentazione di nuovi modelli di gestione degli edifici e alla costruzione di casi studio concreti da replicare successivamente su scala più ampia. Federated Innovation considera quindi le grandi aziende non semplici sponsor, ma protagoniste attive del processo di innovazione.

Il settore delle costruzioni è tradizionalmente poco digitalizzato: quali resistenze incontrate e come le state affrontando?
Dal confronto emergono tre principali ostacoli. Il primo riguarda la carenza di competenze digitali nei cantieri: molte attività vengono ancora svolte manualmente, come la redazione dei verbali cartacei, con evidenti inefficienze. Il secondo è rappresentato dai vincoli normativi e dalle responsabilità legali. Alcune attività di controllo non possono essere completamente automatizzate perché richiedono verifiche documentali e misurazioni che garantiscano la sicurezza delle opere. Il terzo riguarda la frammentazione della supply chain. La presenza di numerosi subappaltatori, ciascuno focalizzato sul proprio margine economico, rende difficile imporre processi digitali condivisi lungo tutta la filiera. A questi aspetti si aggiungono questioni legate a privacy, monitoraggio dei cantieri e introduzione di nuove tecnologie come telecamere e strumenti di raccolta dati.

Quali scenari si aprono per competitività, sostenibilità e investimenti se questo approccio venisse adottato su più ampia scala?
La prospettiva delineata è quella di una Smart City realmente integrata, nella quale dati, edifici e servizi dialogano tra loro. MIND viene descritto come una “palestra” dove sperimentare una governance unitaria dei dati capace di:

  • migliorare le performance degli edifici;
  • ottimizzare i servizi destinati ai cittadini;
  • aumentare l’efficienza operativa dell’intero ecosistema urbano;
  • favorire una gestione più sostenibile delle infrastrutture.

L’idea è superare l’approccio tradizionale, che impone tecnologie dall’alto, per costruire un sistema in cui innovazione e utilizzo quotidiano evolvano insieme.

Potrebbe raccontarci qualche caso studio?
Il principale caso studio è Horizon, edificio simbolo del percorso di innovazione sviluppato all’interno di MIND. Questo edificio ha elevati standard di sostenibilità; è caratterizzato dall’utilizzo di solai prefabbricati dall’installazione della tecnologia ForLife per la sanificazione dell’aria. In più sono stati sperimentati sistemi di gestione intelligente basati sui dati; Come ulteriore esempio possiamo indicare anche il progetto WuSafe suggerito come secondo caso studio per raccontare le attività sviluppate nell’ambito di Federated Innovation.

Quali possono essere gli sviluppi futuri?
Gli sviluppi individuati si concentrano su quattro direttrici principali:

  • evoluzione di MIND come laboratorio permanente della Smart City;
  • sviluppo di una piattaforma dati a servizio della cittadinanza e della gestione urbana;
  • integrazione sempre più stretta tra università, imprese e operatori degli edifici per sperimentare nuovi servizi digitali;
  • ampliamento delle collaborazioni internazionali, anche attraverso iniziative come Bruxelles e il Durana Tech Park, per favorire lo scambio di competenze e l’espansione del modello Federated Innovation. L’obiettivo finale è costruire un ecosistema nel quale dati, tecnologie e collaborazione tra imprese diventino un modello replicabile anche in altri contesti urbani.

 

mm

Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e nuove iniziative da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.


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