NEXT-A è l’evoluzione di Studio Amati, con l’obiettivo di rispondere in modo sempre più puntuale alle esigenze dei committenti e di contesti operativi in continuo sviluppo. Oggi è uno studio professionale che offre una

gamma completa di servizi – dalla progettazione alla supervisione, al monitoraggio e al controllo – per la realizzazione di progetti edili complessi. Lo studio vanta una vasta esperienza nella riqualificazione e conversione di aree urbane, comprese quelle a vocazione turistica.

Ne abbiamo approfondito gli aspetti legati al BIM e alla digitalizzazione dei processi con l’Arch. Dario Lembo, progettista, e l’Arch. Davide Calabrò, BIM Manager di NEXT-A.
Potete tracciare un breve profilo di NEXT-A?
(Dario Lembo) NEXT-A è una realtà professionale con oltre sessant’anni di storia, siamo specializzati nella progettazione e realizzazione di opere complesse, sia in ambito pubblico sia privato. Seguiamo l’intero processo progettuale, dalla fase concettuale fino alla direzione lavori, garantendo continuità, controllo e qualità in tutte le fasi dell’intervento.
Nel corso degli anni abbiamo operato in tutti i principali settori della progettazione, realizzando edifici terziari, industriali, culturali e sociali e interventi di riqualificazione/riconversione alla scala urbana.
L’attività è coordinata dai tre soci Giuseppe Losurdo, Romina Sambucci e Francesco Abbati. Il team è composto da architetti, ingegneri, specialisti BIM e project manager, organizzati secondo una struttura operativa articolata in tre aree principali: area progettazione, area tecnica e area sicurezza.
Tutte le aree lavorano in stretta sinergia e adottano in modo sistematico la metodologia BIM.
Come avete approcciato il tema BIM e come lo avete implementato nella vostra realtà?
(Davide Calabrò) Abbiamo iniziato ad adottare la metodologia BIM oltre dieci anni fa, ben prima che la normativa italiana ne rendesse obbligatorio l’utilizzo negli appalti pubblici, inizialmente limitato alle opere di
maggiore importo. Già allora, tuttavia, le potenzialità di questo approccio erano evidenti e, per una società come la nostra che ha sempre posto l’innovazione tecnologica e il metodo al centro della propria attività, investire in questa direzione è stato un passaggio naturale.
L’adozione è avvenuta in modo graduale: prima attraverso la formazione del team, poi con progetti pilota più piccoli, utili a testare il metodo di lavoro e i tempi di esecuzione. In quella fase iniziale, infatti, i tempi e le modalità operative erano molto diversi rispetto alla progettazione tradizionale: mancavano standard condivisi, convenzioni, template e librerie, e gran parte degli strumenti doveva essere costruita da zero.
Con il tempo la metodologia è stata progressivamente affinata e integrata. Oggi è un elemento strutturale e consolidato del nostro modo di lavorare.
Come è organizzata NEXT-A in ottica BIM e digitalizzazione nella gestione delle commesse e dei processi?
(Dario Lembo) Abbiamo adottato un Sistema di Gestione BIM certificato secondo la UNI/PdR 74:2019 (SGBIM), che consente di strutturare i processi BIM in modo molto rigoroso. Questo significa che le attività non sono affidate all’improvvisazione, ma sono formalizzate, monitorate e costantemente aggiornate secondo uno standard riconosciuto.
Dal punto di vista organizzativo, NEXT-A NextArchitecture è articolata in dipartimenti tecnici dedicati – progettazione, direzione lavori, area tecnica e coordinamento sicurezza – che operano in modo coordinato. In questo assetto, il BIM è integrato trasversalmente nella gestione delle commesse e accompagna ogni fase del processo progettuale, dalla pianificazione allo sviluppo e al controllo dell’opera.
Avete riorganizzato l’organico inserendo personale appositamente formato per il BIM? Ci sono professionalità certificate ai sensi della UNI 11337?
(Davide Calabrò) Si, abbiamo scelto di investire sia nella formazione interna dei consulenti e collaboratori che già operavano con noi, sia nell’ampliamento dell’organico attraverso l’inserimento di figure già formate. Riteniamo infatti fondamentale che l’adozione di una nuova metodologia avvenga valorizzando l’esperienza maturata nel tempo all’interno della società, permettendo a chi lavora con noi da anni di acquisire nuove competenze in un percorso professionale strutturando e sostenendo, con un programma mirato, le attività specifiche di formazione dei singoli professionisti.
Oggi NEXT-A dispone di professionisti certificati secondo la UNI 11337 e la UNI PdR 78:2020, con ruoli di BIM Manager, BIM Coordinator e BIM Specialist.
Quali vantaggi ritenete possa apportare il BIM alla gestione di commessa e alla qualità in generale del vostro lavoro?
(Davide Calabrò) Il BIM consente di gestire le commesse in modo molto più controllato. Da un lato permette di individuare e risolvere le interferenze tra le diverse discipline progettuali già nelle fasi preliminari, evitando che emergano solo in cantiere, quando gli interventi correttivi diventano più complessi e spesso molto più onerosi. Dall’altro lato consente un controllo continuo dei costi, con la possibilità di monitorare l’importo delle opere
in tempo reale ed evitare una criticità tipica della progettazione tradizionale, ovvero accorgersi solo a fine progetto che le soluzioni adottate non sono coerenti con il budget disponibile.
Un ulteriore beneficio riguarda la collaborazione con i partner della progettazione, in particolare strutturisti e impiantisti: lavorare su un modello condiviso, gestito tramite piattaforme collaborative, permette un coordinamento più efficace e tempestivo tra tutte le discipline coinvolte.
State affrontando anche altre tematiche legate alla digitalizzazione? LaserScan, IoT, AI…
(Dario Lembo) Assolutamente sì. La progettazione è un settore in continua evoluzione e non aggiornarsi significa non solo perdere opportunità, ma rischiare di essere esclusi dal mercato. Da tempo utilizziamo Laser Scan e tecniche di rilievo 3D per acquisire dati precisi sugli edifici esistenti. Quando si interviene su costruzioni già realizzate, un rilievo impreciso può portare a errori o valutazioni sbagliate, che spesso si ripercuotono fino alla fase realizzativa, con tutte le conseguenze del caso. In questo contesto, le nuove tecnologie di rilievo si rivelano fondamentali e di grande utilità.
L’intelligenza artificiale rappresenta l’innovazione più recente. È difficile oggi prevederne tutti gli sviluppi e l’impatto futuro sulla progettazione, ma dalle potenzialità fin qui osservate appare chiaro che avrà un ruolo significativo nel processo progettuale. Noi la utilizziamo attualmente per l’analisi dei dati e la verifica dei documenti di progetto, ottenendo un’ottimizzazione evidente sia in termini di tempi sia di efficacia.
Come cambia il rapporto tra gli attori del processo dovendo gestire un progetto BIM? Lo scambio di dati e la collaborazione è una realtà o ci sono delle criticità ancora da superare?
(Davide Calabrò) Il BIM cambia profondamente il modo in cui tutti gli attori collaborano: architetti, ingegneri, coordinatori e imprese lavorano su un modello digitale condiviso, aumentando la trasparenza e, soprattutto, la possibilità di anticipare eventuali problemi. Le principali difficoltà nascono dal fatto che non tutti i partecipanti possiedono lo stesso livello di competenze BIM; talvolta mancano i software necessari o la conoscenza degli standard principali.
Per affrontare queste criticità, ci assumiamo di solito il ruolo di coordinatori di progetto, in modo da controllare il processo e indicare il metodo ai partner e ai collaboratori. È naturale, tuttavia, che lavorare in BIM richieda una valutazione preliminare delle competenze delle realtà con cui si collabora: alcuni studi, ancora non attrezzati, vengono inevitabilmente esclusi da possibili attività comuni.
Potete descriverci qualche progetto su cui state lavorando / avete lavorato nell’ambito del quale in BIM ha un ruolo particolarmente significativo?
(Dario Lembo) Vogliamo citarne due: lo Stelvio Ski Centre a Bormio (immagine sopra) e la International Flight Training School di Decimomannu vicino Cagliari (imamgine sotto).
Il primo perché è un intervento recentissimo, da poco inaugurato, realizzato per le Olimpiadi invernali di Milano Cortina, cornice delle gare che li si svolgono. Il progetto di Bormio è stato peraltro trattato sul vostro portale a cui ha dedicato un bell’articolo.
Il secondo perché avviato nel 2019, cioè quando in Italia l’obbligo del BIM era agli albori e limitato a poche opere. Per noi ha rappresentato una vera sfida nella sistematizzazione di un metodo complesso: si trattava di un intervento da oltre 100 milioni di euro, realizzato in collaborazione con tre studi professionali e un numero molto elevato di consulenti, ciascuno per le diverse discipline. Il volume notevole di dati e input da gestire trovava nella modalità di lavoro BIM la declinazione più logica e naturale, permettendo di coordinare efficacemente tutte le informazioni.
State registrando un impulso del BIM negli appalti di lavoro pubblici, può essere un elemento di maggiore trasparenza e di reale competitività nelle gare?
(Dario Lembo) Vista la tipologia e la scala dei progetti che seguiamo, oggi il BIM è praticamente sempre previsto nelle gare per appalti pubblici a cui partecipiamo. Questo significa che chi partecipa alle gare deve dimostrare competenze digitali solide e la capacità di gestire modelli informativi secondo standard riconosciuti a livello nazionale e internazionale. Il nostro studio ha compreso che sviluppare queste competenze in anticipo avrebbe permesso di assumere un ruolo da protagonista negli appalti pubblici.
L’uso del BIM introduce una maggiore trasparenza su più livelli. In primo luogo, la qualità del prodotto finale è in qualche modo normata: a differenza della metodologia tradizionale, dove al di là delle prassi consolidate e degli elaborati richiesti non esisteva uno standard qualitativo comune, il BIM garantisce parità di condizioni tra i progettisti. In secondo luogo, rende trasparente il processo costruttivo: fornisce un riscontro immediato sulle quantità presenti nei computi e sulle interferenze tra le discipline, impedendo che eventuali criticità restino nascoste fino alla fase realizzativa.
Qual è dal vostro punto di vista lo scenario del BIM in Italia?
(Davide Calabrò) Lo scenario del BIM in Italia è in costante crescita. Gli operatori e le stazioni appaltanti hanno dovuto adeguarsi all’obbligatorietà normativa, e gli studi di architettura e ingegneria hanno investito per strutturarsi di conseguenza, pur incontrando spesso difficoltà nel passaggio dal metodo tradizionale al BIM.
La differenza non è solo tecnologica: non si tratta semplicemente di usare un software diverso, ma di gestire una quantità significativa di informazioni aggiuntive, parametri e dettagli che richiedono tempo e competenze specifiche. Spesso questo lavoro supplementare non viene adeguatamente riconosciuto in termini economici, poiché un incremento della parcella del 10%, che è il massimo che viene riconosciuto a chi progetta in BIM, difficilmente copre l’impegno effettivamente necessario.





















