Osservatorio SAIE: specialisti BIM e digitalizzazione per la ripartenza

Lo stop dettato dal Covid-19 ha messo a dura prova l’intera filiera edile, ma le imprese del settore non perdono la fiducia e lavorano per costruire una ripresa solida e duratura. I dati dell’Osservatorio SAIE, realizzato da Senaf su un panel di aziende di produzione, distribuzione e servizi per il settore delle costruzioni in occasione di Saie – Riparti Italia, la fiera delle costruzioni che si è svolta a BolognaFiere fino al 17 ottobre, restituiscono la fotografia di un comparto che ha sofferto sì come tanti altri settori, ma si è da subito rimboccato le maniche mostrando i primi segnali di fiducia per il futuro.

Per quanto riguarda l’occupazione, circa la metà delle imprese (53%) prevede nuove assunzioni in questo periodo.

Tra le figure più richieste spiccano gli operai, sia specializzati che non (17%), impiegati (14%) – marketing, amministrazione, commerciale, ecc. – e specialisti digital/BIM (4%).

Nove aziende su dieci puntano poi sulla formazione interna, investendo nel 41% dei casi “fino a 10 ore”, nel 27% “da 11 a 20 ore”, nel 15% “da 21 a 30 ore”, nel 2% “da 31 a 40 ore” e nel 6% “oltre 40 ore”.

Mai come negli ultimi anni sono diventate di fondamentale importanza la trasformazione digitale e l’innovazione: circa la metà degli imprenditori (46%) ritiene che la propria azienda si sia avviata “molto” o “abbastanza” verso la digitalizzazione in questi anni, mentre il 12% è rimasto fermo ai vecchi modelli. A investire in ricerca e innovazione sono in tutto il 76% delle imprese, con circa un’azienda su due (47%) che investe “tra l’1 e il 10% del fatturato”. Non mancano, inoltre, le aziende virtuose che investono “oltre il 40% del fatturato” (2%).

Il Covid-19 ha determinato, da una parte, un calo di circa il 43% negli investimenti tecnologici – dalla sicurezza informatica al cloud computing, alla simulazione, alla produzione additiva, ecc. – e, dall’altra, accelerato la corsa verso la digitalizzazione.

Ma le imprese della filiera edile erano pronte? Il 54% degli intervistati ritiene che gli investimenti fatti in precedenza sulle nuove tecnologie si siano rivelati strumenti sufficienti per reagire alla crisi, per il 26% non è stato così ma non ci sono state ripercussioni, mentre il 10% è in procinto di attuare adesso un processo di digitalizzazione. Una piccola percentuale, il 6%, pensa di essersi fatta trovare impreparata, con un impatto negativo nel proprio business.

Non solo digitalizzazione: il Covid-19 ha obbligato le imprese a misure straordinarie per far fronte all’emergenza. Tra tutti, ovviamente, la redazione di piani di sicurezza per ridurre i rischi di contagio (56%), lo smart/flex working (47%), l’incentivazione della formazione aziendale a distanza, oltre che l’investimento in nuove tecnologie (entrambe 19%).

Tra le varie misure possibili per il rilancio del settore, le imprese indicano soprattutto gli incentivi governativi (55%), la riforma della burocrazia/sburocratizzazione (45%), lo sblocco dei cantieri (44%), l’abbassamento del cuneo fiscale (33%) e un piano di investimenti per l’edilizia pubblica (29%).

Nel rapporto con la Pubblica Amministrazione, il problema principale è l’iter burocratico (ritenuto “abbastanza” o “molto critico” dal 70%), seguito dalle competenze degli interlocutori (43%) e dall’accesso ai bandi (40%). Gli incentivi possono essere, dunque, fondamentali per la ripartenza. Tra questi, il bonus ristrutturazione è giudicato il più utile (il 59% delle imprese lo valuta positivamente), seguito dall’Ecobonus (58%), dal Decreto Rilancio 110% (56%).

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, lavora da molti anni nell’editoria B2B per la stampa tecnica e specializzata. Ha scritto a lungo di tecnologia, business e innovazione. Oggi orienta la sua professione nel campo delle tecnologie applicate alla progettazione architettonica e all’imprenditoria delle costruzioni.