Pessina Costruzioni: il BIM è cultura di processo e “forma mentis”

Fondata da Carlo Pessina nel 1954, Pessina Costruzioni continua a crescere ed evolvere, come ci spiegano i professionisti di Pessina Gestioni. Pessina Costruzioni è un’azienda attiva da oltre 60 anni nella costruzione di opere edili e infrastrutturali, nonché nella ristrutturazione e nell’efficientamento energetico dell’esistente. Da circa 5 anni ha attivato una divisione aziendale tramite una società controllata, Pessina Gestioni srl, per la gestione e manutenzione di Asset complessi quali strutture ospedaliere e nodi infrastrutturali. Il know-how acquisito permette oggi di progettare, costruire e manutenere opere con elevati standard qualitativi, dotati delle tecnologie più moderne, garantendo una gestione ottimale dell’intero ciclo di vita.

Anche il mondo delle costruzioni è entrato nel processo di “trasformazione digitale”. La digitalizzazione dei progetti e dei processi è già un vostro obiettivo?
La digitalizzazione del processo è un obiettivo primario del Gruppo. Grazie a scelte lungimiranti, abbiamo avviato da tempo una rivoluzione nella gestione del nostro operato. Il processo di progettazione tradizionale, dove i singoli disegni architettonici, strutturali e impiantistici risultano slegati l’uno dall’altro con possibilità di errori nel coordinamento, è stato sostituito da un processo BIM in cui più modelli coordinati tra loro garantiscono un margine di errore bassissimo.
Proprio perché operiamo tramite lo strumento di PPP (progettazione, costruzione e gestione dell’immobile per lunghi periodi), la metodologia BIM si è resa indispensabile per colmare la necessità di anticipare la digitalizzazione anche alle attività di Construction, evitando una perdita di informazioni che vengono acquisite durante la fase di cantiere e una restituzione digitale a posteriori delle documentazioni As-built tradizionali. Infatti, utilizzando il BIM fin dalla fase di progettazione, è possibile ottenere un modello As-built che può essere integrato facilmente all’interno della piattaforma gestionale (Archibus), che rappresenta lo strumento aziendale utilizzato per la gestione di tutti i servizi hard e soft offerti.

Come avete approcciato il tema BIM e come lo avete implementato nella vostra realtà?
Dopo un’iniziale esternalizzazione del servizio e alla luce degli ottimi risultati ottenuti nella gestione delle prime commesse in BIM legate alle attività di gestione di edifici complessi – quali strutture sanitarie, sportive e opere infrastrutturali – abbiamo deciso di replicare questo approccio formando un ufficio tecnico interno, al fine di ottenere il pieno controllo dell’intero processo per le commesse più rilevanti.
Come primo step, abbiamo firmato un contratto di ricerca e consulenza con il Politecnico di Milano – Dipartimento di Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito – Department of Architecture, Built Environment and Construction Engineering ABC – per la gestione informatizzata del ciclo di vita degli edifici. In particolare, le attività prevedono un supporto scientifico e tecnico al fine di ottimizzare i processi e l’uso di risorse nelle fasi di gestione del cantiere e di gestione del costruito tramite la metodologia BIM. Il percorso di ricerca e consulenza mira ad analizzare il tema dei costi del ciclo di vita introdotti all’interno della Direttiva 2014/24/UE. Attraverso una formazione specifica delle persone che compongono le varie aree della Società (settore acquisti, ufficio gare, area tecnica, ecc.), sono stati esaminati i vari flussi di risorse e gli interventi ambientali associati a un intero progetto: sviluppo del progetto (architettonico, strutturale, impiantistico, ecc.); scelta dei fornitori; acquisizione di materiali e prodotti; cantierizzazione e verifiche; utilizzo, manutenzione e gestione; processi di fine vita (smaltimento e riciclaggio).
La gestione BIM è stata quindi introdotta per un numero sempre crescente di attività legate al Construction e all’O&M, prevedendo la scelta e l’adozione di software adatti a queste finalità specifiche, di adeguamento di hardware e procedure tecniche. Successivamente è stato possibile introdurre gradualmente queste novità nei processi operativi aziendali mediante l’adozione di un Protocollo BIM interno che regolamentasse i flussi di lavoro e le fasi decisionali.

Avete riorganizzato l’organico inserendo personale appositamente formato per il BIM? Ci sono professionalità certificate ai sensi della UNI 11337?
L’implementazione graduale del BIM nei processi aziendali ha previsto dei momenti di formazione del personale interno. Nel 2018 abbiamo organizzato un corso di formazione aziendale con il supporto tecnico-scientifico del Dipartimento di Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito del Politecnico di Milano. Il corso è stato strutturato in modo da non avere esclusivamente lezioni frontali, ma anche esempi ed esercitazioni pratiche, che hanno evidenziato le reali potenzialità del BIM nella gestione delle attività tecniche e della contabilità aziendale.
A ulteriore garanzia delle professionalità adottate e formate, l’azienda si avvale inoltre di un BIM Manager qualificato ai sensi della UNI 11337 mediante certificazione ICMQ, che supervisiona le commesse aziendali.

Quali vantaggi apporta il BIM al vostro lavoro?
Il BIM si traduce in vantaggi per l’intero processo di costruzione e di gestione degli Asset. I vantaggi sono legati alla possibilità di ridurre al minimo gli errori di progettazione, di coordinamento, di computazione dei materiali e delle forniture, di produzione non coordinata in cantiere. Tramite l’utilizzo di software BIM riusciamo a simulare preventivamente le fasi di cantiere prima di realizzare l’opera (4D) e aumentare il margine di certezza relativo alle previsioni dei flussi di cassa (5D). Inoltre, l’apporto informativo e grafico in fase di O&M (6D) consente di ottimizzare l’estrazione dell’anagrafica tecnica e degli spazi da associare al piano di manutenzione e di ottimizzare i flussi di consultazione della documentazione tecnica.

Come cambia il rapporto con il progettista dovendo gestire un progetto BIM? Lo scambio di dati e la collaborazione è una realtà o ci sono delle criticità ancora da superare?
In Italia molti progettisti si posizionano al livello 1 e altrettanti sono ancora al livello 0. Buona parte di coloro che utilizzano programmi BIM, teoricamente in grado di raggiungere il livello 2, continuano a collaborare con gli altri operatori coinvolti nella filiera con modalità del tutto tradizionali, scambiando esclusivamente disegni bidimensionali in formato DWG o DXF. Al fine di traguardare una piena collaborazione tra il mondo della progettazione e quello della costruzione, avrà un ruolo chiave il CDE Manager, l’unico profilo introdotto ex-novo dalla UNI 11337-7. Il CDE Manager è una qualifica strettamente collegata all’Ambiente di Condivisione Dati (ACDat), capace di garantire sia la correttezza e la fluidità di informazioni tra le parti coinvolte, sia la protezione dei dati.

Quali progetti significativi avete già realizzato in BIM?
Nel corso degli ultimi anni ci siamo impegnati nell’attivazione di una serie di progetti-pilota volti a testare l’introduzione di un nuovo modus operandi all’interno dei flussi di lavoro. Dalla preparazione di studi di fattibilità (ad esempio per il nuovo polo ospedaliero della città di Lanciano) alla gestione dei cantieri complessi (Velodromo di Spresiano, Sede Italgas di Torino), dalla ristrutturazione di edifici sottoposti a vincolo conservativo (Edificio PIME di Via Monte Rosa a Milano) alla gestione di Asset sanitari (Poliambulatorio Casa della Salute di Bologna), abbiamo avviato processi significativi di miglioramento e digitalizzazione che hanno interessato tutti gli operatori e i decisori coinvolti.

 Il BIM negli appalti di lavoro pubblici, che gradualmente è introdotto, può essere un elemento di maggiore trasparenza e di reale competitività nelle gare?
Sicuramente il BIM rappresenta uno strumento utile a garantire maggiore trasparenza negli appalti pubblici, così come normato dal DM 560/2017. Anche le committenze dovranno strutturarsi in modo da poter cogliere tutti i vantaggi dalla nuova tecnologia, creando e formano, al loro interno, professionalità specifiche in grado di poter tradurre le necessità delle singole committenze in requisiti da richiedere a progettisti esterni e imprese. Tale approccio dovrà tradursi nella redazione di capitolati informativi da parte delle stazioni appaltanti che non siano semplici “copia/incolla”, ma documentazioni dettagliate sul “livello di maturità” della stessa stazione appaltante. Sarebbe auspicabile che lo sviluppo di tali processi, da parte delle committenze pubbliche, venisse unificato e tradotto in pratiche ed approcci standardizzati a livello nazionale. Un tentativo di standardizzazione è offerto dalle norme UNI 11337, che forniscono un valido riferimento per l’intera filiera.

E la committenza privata è sensibile alla novità BIM?
Dal 1 gennaio 2019 è in vigore l’obbligo dell’utilizzo del BIM per le opere pubbliche di importo pari o superiore a 100 milioni di euro, in attuazione di quanto previsto dal DM 560/2017. Le grandi commesse private rimangono al momento fuori dagli obblighi di legge, pur rappresentando gran parte del fatturato annuo nel settore delle costruzioni. Appurato quanto, nel nostro Paese, la modifica di qualsiasi processo lavorativo comporti perplessità da parte degli addetti ai lavori, l’emergere di una “convenienza” appare l’unica molla in grado di porre la questione nei suoi giusti termini. La possibilità di svolgere simulazioni energetiche, strutturali, acustiche e illuminotecniche permette a un committente – pubblico o privato – di perseguire migliori obiettivi prestazionali per l’immobile, a parità di risorse impiegate, e una sua conseguente migliore collocazione sul mercato. È altrettanto evidente che la possibilità di una contrazione dei tempi di ritorno degli investimenti, o del contenimento dei budget accantonati per imprevisti, rappresentino gli aspetti di maggior attrattiva per qualsiasi tipo di committente.

Qual è secondo voi lo scenario BIM in Italia? Quali prospettive, quali sviluppi?
ll BIM non è, come spesso si dice o si crede, uno strumento o un software, né tanto meno un mezzo di disegno, per quanto evoluto. Al contrario, il BIM è cultura di processo ed esso stesso processo, metodologia di lavoro e forma mentis insieme; è dedicato all’analisi del progetto rispettando normative e vincoli, è potente e allo stesso tempo flessibile rispetto alle esigenze specifiche della commessa. Affinché si arrivi a una gestione dei flussi di lavoro e della comunicazione efficiente anche nel nostro Paese, è importante introdurre una maggiore trasversalità nella digitalizzazione del processo, che dovrà coinvolgere sempre più tutti gli attori e non solo le professionalità tecnico-operative: dai clienti ai subappaltatori e ai fornitori, fino agli utilizzatori e ai manutentori. Il Gruppo Pessina non solo costruisce, ma con la sua rete di professionisti fornisce e gestisce i servizi che garantiscono l’efficienza dell’opera: dalla manutenzione edile a quella degli impianti, dall’assistenza informatica alle forniture biomedicali, dalla ristorazione ai servizi di pulizia. Attraverso la digitalizzazione dell’intero ciclo di vita degli Asset, ci proponiamo quindi come interfaccia operativa in grado di gestire e comunicare – attraverso l’impiego dei modelli informativi digitali – i flussi di dati tra i vari addetti ai lavori coinvolti in ogni singola commessa.

(gallery immagini: 1, 2, 3, 4, 5 Nuovo ospedale F. Renzetti, Lanciano (CH), progettazione preliminare, 2018 – 6 Restauro Edifico Pontificio Istituto Missioni Estere, Milano, progettazione costruttiva, 2018 – 7 Gestione centiere (4D) e contabilità (5D) – 8, 9 Gestione centiere (4D) – 10 Poliambulatorio Casa della salute, Bologna, 2018, modellazione As-built per gestione servizi O&M – 11 Protocollo BIM aziendale,  mappa di processo, 2018)

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, lavora da molti anni nell’editoria B2B per la stampa tecnica e specializzata. Ha scritto a lungo di tecnologia, business e innovazione. Oggi collabora con diverse testate, riviste specializzate e di cronaca locale, sempre alla ricerca di progetti e realtà da raccontare, da descrivere con curiosità e una particolare attenzione per le idee più innovative.