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STINGG: il BIM non è un adempimento ma un vantaggio competitivo

STINGG Ingegneria è uno studio di ingegneria con sede a Roma, fondato nel 2006 dall’ Ing. Luca Gugliotta. Lo studio si propone al cliente come interlocutore unico, con uno staff tecnico multidisciplinare capace di integrare tutte le professionalità coinvolte in una commessa; “il claim che ci rappresenta – racconta l’Ing. Luca Gugliotta – è “l’evoluzione del progettare”, con la progettazione integrata in BIM al centro del nostro metodo. Offriamo un arco completo di servizi: progettazione architettonica, strutturale, impiantistica e antincendio con modellazione BIM tridimensionale; direzione lavori e coordinamento della sicurezza (CSP/CSE), predisponendo dove possibile un ufficio di direzione lavori operativo in cantiere fino al collaudo; monitoraggi strutturali e verifiche su edifici esistenti con prove in situ e di laboratorio; due diligence immobiliare, valutazioni e perizie; progettazione idraulica con tecnologie no-dig (microtunneling e relining); ed energy management (diagnosi energetiche, termografia, audit, certificazione). Oggi lo studio è composto da 5 professionisti e ha all’attivo interventi di edilizia civile e recupero del patrimonio esistente su Roma e provincia”.

In tema di digitalizzazione, il BIM è la “rivoluzione” forse più drastica. Come avete approcciato il tema BIM e come lo avete implementato nella vostra realtà?
Per STINGG il BIM non è un servizio accessorio ma l’identità stessa dello studio, sintetizzata nella formula “l’evoluzione del progettare”. Lo abbiamo adottato come approccio di progettazione integrata e interdisciplinare: partiamo dallo studio dell’intero edificio — struttura, impianti e finiture — e procediamo per livelli di dettaglio crescenti fino alle soluzioni ottimali, con l’obiettivo di ridurre gli extra-costi, migliorare le prestazioni dell’edificio e abbassarne i consumi e i costi di gestione. Operiamo in BIM dal 2018 e lo abbiamo implementato partendo dall’integrazione tra modello architettonico e strutturale, estendendolo progressivamente alle altre discipline.

 Avete riorganizzato l’organico inserendo personale appositamente formato per il BIM? Ci sono professionalità certificate ai sensi della UNI 11337?
Abbiamo investito nella formazione BIM interna dei nostri professionisti, che utilizzano abitualmente la metodologia nelle commesse. Allo stato non disponiamo ancora di figure formalmente certificate ai sensi della UNI 11337-7 (BIM Specialist, Coordinator, Manager): operando prevalentemente su commesse private, dove tale certificazione non costituisce un requisito di legge, abbiamo privilegiato l’applicazione concreta del metodo. La certificazione delle figure BIM rientra tra i possibili sviluppi futuri, in funzione della crescita della domanda di commesse in ambiente BIM strutturato.

Quali vantaggi ritenete possa apportare il BIM alla gestione di commessa e alla qualità in generale del vostro lavoro?
Il vantaggio principale è la coerenza delle informazioni: un modello unico riduce errori e incongruenze tra elaborati, perché ogni modifica si propaga automaticamente su piante, sezioni e computi. Sul coordinamento tra discipline — architettonico e strutturale in primis — consente di individuare le interferenze già in fase progettuale, prima che diventino problemi di cantiere. Sulla gestione della commessa migliora il controllo di tempi e costi, grazie a computi più affidabili e all’estrazione diretta delle quantità dal modello, in ottica di riduzione degli extra-costi. Sulla qualità complessiva, infine, restituisce al committente e agli enti una rappresentazione più chiara e verificabile dell’intervento e, ragionando sull’intero ciclo di vita dell’edificio, si traduce in minori consumi energetici e minori costi di gestione. 

Può descriverci il progetto cui sta lavorando nell’ambito del quale il BIM ha un ruolo particolarmente significativo?
Il progetto più significativo in tal senso — nonché il primo che abbiamo sviluppato in BIM, avviato nel 2018 — ha riguardato la ristrutturazione edilizia di un fabbricato industriale/artigianale sito a Roma, in zona Magliana (Via del Fosso della Magliana). L’edificio era stato gravemente danneggiato da un incendio, con perdita della copertura e di parte delle strutture, e versava in stato di abbandono dopo le opere di messa in sicurezza.
L’intervento — a parità di sagoma, volume e superficie utile lorda — ha previsto la ricostruzione delle strutture in carpenteria metallica fondate sui plinti esistenti, senza opere di scavo, con una nuova copertura leggera in pannelli coibentati, la riqualificazione dei prospetti e sistemazioni esterne a verde, recependo inoltre i Criteri Ambientali Minimi. Per questo intervento abbiamo predisposto un modello BIM del progetto architettonico e strutturale: la compresenza delle due discipline su un edificio esistente da ricostruire richiede un coordinamento stretto, che il modello informativo ci ha permesso di gestire garantendo la coerenza tra le componenti, il controllo delle interferenze e l’affidabilità di elaborati e computi. L’opera è oggi in fase di ultimazione e il costruito conferma la corrispondenza con quanto previsto nel modello, chiudendo un percorso che dallo stato di fatto passa per la modellazione informativa fino alla realizzazione.

Qual è dal suo punto di vista lo scenario del BIM in Italia?
Sul piano normativo il percorso è ormai tracciato: il nuovo Codice dei Contratti (D.Lgs. 36/2023, art. 43) ha consolidato l’obbligo avviato per gradi dal “Decreto BIM” (D.M. 560/2017) e dal D.M. 312/2021. Il Correttivo (D.Lgs. 209/2024), in vigore dal 31 dicembre 2024, ha portato la soglia dell’obbligo per le opere pubbliche da 1 a 2 milioni di euro dal 2025 (con soglia più alta, circa 5,54 milioni, per i beni culturali ed esclusa la manutenzione ordinaria e straordinaria, salvo opere già gestite in BIM); resta inoltre la possibilità, sotto soglia, di premiare l’adozione volontaria del BIM con un incremento fino al 10% del compenso professionale.
Il mio giudizio è che lo scenario italiano sia in una transizione reale ma diseguale: la cornice normativa c’è, ma il vero collo di bottiglia è culturale e organizzativo, soprattutto lato stazioni appaltanti, molte delle quali richiedono il BIM per obbligo di soglia senza avere ancora le competenze per gestirlo. Per uno studio come il nostro il BIM non è un adempimento ma un vantaggio competitivo e di qualità, che abbiamo scelto di adottare per convinzione, prevalentemente su commesse private: è lì, a mio avviso, che si gioca la vera diffusione del metodo, al di là della sola spinta dell’obbligo pubblico.

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e nuove iniziative da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.


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