Il BIM nel consolidamento e miglioramento sismico di un edificio nel centro storico di Roma

L’edificio oggetto dell’intervento da parte dello studio Arsarc è situato in Via del Colosseo a Roma, nell’isolato delimitato da Piazza C. Ricci e Via dei Fori Imperiali. Grazie alle caratteristiche di questo progetto la committenza, l’Amministrazione capitolina, ha reso questo un “progetto pilota” del processo di trasformazione digitale a cui dovrà necessariamente sottoporsi nel rispetto della nuova normativa nazionale ed europea, dimostrando notevole sensibilità e lungimiranza.
Da fonti storiche, l’edificio in questione è stato costruito nel XVII secolo; ma negli anni successivi è stato interessato da diversi interventi di trasformazione tanto che solo la facciata su Via del Colosseo, è rimasta come unica testimonianza della sua epoca storica. Nel 2015 l’edificio è stato sottoposto a importanti lavori di ristrutturazione a causa del suo stato degrado, in cui è stata realizzata una struttura con cordoli in breccia in acciaio sui muri portanti, controventati da travi in acciaio. La struttura portante è in muratura con numero di teste crescente dal sottotetto al piano interrato, rinforzata in alcune parti da una malta cementizia con rete elettrosaldata.

Gli obiettivi di progetto
Il progetto esecutivo, come richiesto dalla committenza, ha avuto come obiettivo principale il completamento, la riqualificazione energetica, il miglioramento sismico ed il consolidamento dell’edificio, oltre al ripristino della destinazione residenziale ai piani superiori attraverso la realizzazione di due appartamenti.
Dal punto di vista strutturale, gli interventi adottati hanno mirato soprattutto ad aumentare la resistenza dell’organismo edilizio alle sollecitazioni orizzontali (ribaltamento delle facciate, controventatura dei maschi murari) senza amplificarne gli effetti sull’aggregato (battimenti), nonché a consolidare le parti attualmente pericolanti.
La prima fase dello sviluppo del progetto ha portato ad “alleggerimento” dell’edificio, rimuovendo le travi in acciaio esistenti ed utilizzando travi, pilastri e solai in legno (questi ultimi con funzione di controventi grazie alla soletta in cemento con rete elettrosaldata); i maschi murari sono stati poi consolidati con un intonaco armato da rete elettrosaldata e dove opportuno con un aumento del numero delle teste.
Dal punto di vista energetico, l’approccio è stato quello di incrementare le prestazioni dell’involucro (trasmittanza e ritardo di fase) e di razionalizzare i consumi energetici dell’edificio nei limiti delle tecniche e delle tecnologie compatibili con un edificio vincolato sito nel centro storico di Roma. L’impianto di riscaldamento è alimentato da una caldaia a condensazione per ogni singolo appartamento e distribuito da un sistema radiante a pavimento, in cui la diffusione del calore è uniforme ed a bassa temperatura, consentendo notevoli risparmi rispetto ad un sistema tradizionale. Il sistema di copertura esistente è stata sostituita con tetti ventilati per migliorarne le prestazioni sia durante il ciclo estivo che durante quello invernale rendendo in tal modo di fatto superfluo un sistema di raffrescamento con conseguenti risparmi economici, energetici ed ambientali.
Dal punto di vista architettonico, gli interventi proposti valorizzano l’edificio sia dal punto di vista della distribuzione interna che del rispetto del vincolo di tutela sulle facciate.

Il valore aggiunto del BIM
“Per la progettazione – racconta l’arch. Maria Antonia Russo, socia dello studiosi è scelto di adottare un approccio con il processo BIM (Building Information Modeling) per ridurre i tempi di elaborazione del progetto e soprattutto di realizzazione creando, con il modello, una banca dati interdisciplinare in grado di integrare le geometrie e le informazioni delle varie discipline progettuali (architettonica, strutturale e impiantistica) e successivamente di verificarne le reciproche interferenze (clash detection), in particolare con gli impianti, con l’ulteriore obiettivo di ridurre gli imprevisti in fase di cantiere e i costi di manutenzione e gestione dell’edificio durante l’intero suo ciclo di vita”.
Il modello BIM è stato portato al livello LOD 350 con una procedura assimilabile alle PAS 1192-2:2013 Level 1. “Ciò ha permesso, già in fase di progettazione, di ridurre i costi diretti (importo dei lavori) preventivati dalla committenza di circa il 20%. – precisa l’arch. Russo – Sarà interessante valutare il risparmio sui costi indiretti durante la cantierizzazione (imprevisti)”.
La rappresentazione parametrica 3D dell’insieme e dei singoli elementi architettonici/parti d’opera, ha permesso di effettuare le analisi storiche, del degrado e della vulnerabilità sismica dell’immobile già in fase di metaprogetto. Inoltre l’interoperabilità del modello BIM, attraverso il formato IFC ed i template dei traduttori specifici, ha facilitato il flusso di lavoro tra progettista e strutturista, consentendo a quest’ultimo di effettuare sin dalle prime fasi di progetto una analisi dinamica delle strutture ed avere quindi un quadro chiaro delle risposte dell’edificio alle sollecitazioni orizzontali.
“Inoltre il modello BIM – spiega l’arch. Russo – ha permesso una verifica 3D degli apprestamenti di cantiere previsti nel PSC e di estrapolarne direttamente da esso il computo metrico estimativo analitico di parte dei costi della sicurezza e di tutti quelli di costruzione fino al livello delle singole stratigrafie dei componenti edilizi (4D). Il database BIM attraverso le informazioni da esso contenute e gestite, consentirà un rapido e preciso monitoraggio delle lavorazioni durante la direzione dei lavori, le verifiche di sicurezza, il collaudo e successivamente una efficace e facilitata pianificazione delle attività di manutenzione e gestione dell’edificio (5D, 6D)”.
“Senza dubbio – prosegue Russo – il processo BIM ha consentito un coordinamento in tempo reale tra le varie discipline coinvolte nel progetto ed ha messo in luce le debolezze del disegno bidimensionale tradizionale anche per questa tipologia di intervento: incoerenza tra sezioni, piante e prospetti del progetto definitivo consegnato dall’Amministrazione, difficoltà di rilievo di murature fuori squadro e fuori piombo (risolte con nuvole di punti da rilievo laser-scanner), assenza di informazioni non geometriche. Anche questo progetto ha confermato l’efficacia del processo BIM, dimostrando tuttavia che il suo paradigma non è il software (ne sono stati usati ben 6) quanto piuttosto la chiarezza e la semplicità dei protocolli che li gestiscono e, prima di ogni cosa, la competenza professionale e l’esperienza dei progettisti nonché la proattività informata della committenza”.

Lo studio di progettazione
Studio ARSARC svolge la sua attività sia in Italia che all’estero e da molti anni lavora con il processo BIM ottenendo anche significativi riconoscimenti (Premio BIM&Digital Awards 2018 categoria “Piccoli progetti”; Premio BIM&Digital Awards 2017 categoria “Edifici commerciali”) ed assumendolo come approccio costante per la progettazione architettonica integrata. Lo studio si avvale della collaborazione di uno staff di professionisti specializzati per gestire le complessità di ogni singolo progetto, sia nel settore pubblico che privato, offrendo inoltre supporto e consulenza a società e imprese che si approcciano con il mondo del BIM.

Il progetto in breve
Luogo: Roma
Committente: Roma Capitale – Dipartimento S.I.M.U.
Progetto esecutivo architettonico-impiantistico: Studio ARSARC (Arch. Massimiliano Benga, Arch. Maria Antonia Russo)
Progetto esecutivo strutturale: Ing. Luca Quondam
Anno: 2017

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e realtà da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.