A++, il BIM come filo conduttore sul quale strutturare un processo organizzativo

Con headquarter in Svizzera e 9 uffici nel mondo, di cui uno in Italia a Como, A++ è una società multidisciplinare che nel 2018 ha avviato il percorso di adozione del BIM. E oggi ha raggiunto risultati significativi, come racconta l’architetto Paolo Corbella, Design Process Director di A++ Group.
Paolo Corbella ha seguito in prima persona il passaggio al BIM di A++: laureato nel 2005 in Architettura presso il Politecnico di Milano, tra il 2007 e il 2014 ha cominciato ad affrontare e poi implementato la proprie competenze sui processi BIM e Project Management. Nel corso della sua carriera Paolo Corbella ha ottenuto molte certificazioni professionali, tra cui Expert BIM – BIM Manager ICMQ, ed è diventato membro di rilevanti associazioni nazionali e internazionali. Tra il 2014 e il 2018 ha collaborato con lo studio Citterio-Viel & Partners, lavorando su importanti progetti e ricevendo anche incarichi specifici. Fino ad arrivare, nell’ agosto 2018, in A++ Group con il ruolo di Design Process Director.

Può tracciare un breve profilo di A++?
La società e l’headquarter di Lugano sono stati fondati nel 2013 dagli architetti Paolo Colombo e Carlo Colombo (designer). A++  è il marchio riconosciuto a livello internazionale attraverso il quale Arch Group comunica il proprio lavoro (www.a2plus.green). Il gruppo è un’organizzazione multidisciplinare fatta di aziende create per indirizzare tutti gli aspetti che riguardano lo spazio dell’uomo: dal design di prodotto alla comunicazione, dall’architettura agli interni, dallo sviluppo agli acquisti. Lavoriamo in più di 10 paesi del mondo su diversi tipi di progetti. La società è “partita” con poche persone e nel giro di pochissimi anni è avvenuta una crescita esponenziale che oggi (2020) ha portato il gruppo a contare 9 uffici nel mondo e più di 100 collaboratori. I core business progettuali riguardano masterplan, architettura, interior e yacht. Tra questi sicuramente l’ambito residenziale ha una forte rilevanza, perché spesso i progetti hanno un seguito in cantiere e vi è una società del gruppo quale referente del construction e del procurement.

Perché avete deciso di adottare la metodologia BIM? Quali erano le vostre esigenze?
Nell’agosto 2018, all’inizio della mia collaborazione, A++ aveva già proposto ai propri collaboratori un corso di Revit (principalmente per la modellazione tridimensionale) e c’era il desiderio e la volontà di approfondire il BIM con il relativo processo organizzativo. Le esigenze ovviamente erano molteplici e complesse perché, all’interno del gruppo, convivono diversi stakeholder con i quali si affrontavano e si affrontano (anche oggi) tutte le fasi di un progetto… dalle strategie iniziali fino alla consegna del “chiavi in mano” ai clienti.
Nella mia visione e nel mondo contemporaneo il BIM rappresenta il filo conduttore sul quale strutturare un processo organizzativo e di progetto, dove la “I” di information è la chiave di volta grazie alla quale si possono condividere, aggiornare e monitorare i dati e le informazioni, superando il “classico 3D” e approfondendo tematiche identificate nella UNI 11337 quali 4D (tempi), 5D (costi), 6D (sostenibilità) e 7D (facility management); allo scopo di migliorare l’efficienza non solo progettuale ma anche gestionale ed economica dei lavori.

Come avete approcciato e implementato il BIM in A++?
Il Project Management insegna che per prima cosa bisogna analizzare, poi pianificare, e successivamente eseguire (senza dimenticare i successivi processi di monitoraggio e chiusura) ed è quello che ho fatto.
L’analisi non è stata semplice e alla fine della stessa, nel novembre 2018, sono stati condivisi al gruppo i primi “A++ Standard BIM”, pianificando anche con i vari uffici degli incontri formativi e ottenendo i primi budget per portare a supporto dei collaboratori: è nato così il cosiddetto “BIM Implementation Team” che oltre a lavorare con me su documenti, file, librerie etc. ha sempre supportato i progetti dialogando con tutti i progettisti. La mia filosofia è sempre stata quella di costruire “ponti e non muri” e nella “missione” quotidiana condivido know-how e riferimenti per coinvolgere e far comprendere il più possibile le motivazioni e gli strumenti sui quali il gruppo si sta strutturando.
Oggi, a distanza di 2 anni, A++ ha dei propri Standard BIM (siamo alla terza emissione) con relative librerie, lavora e collabora a un ottimo “BIM Level 2” su scala internazionale e ambisce a strutturarsi e implementare sempre di più questo processo in tutte le fasi progettuali. Inoltre tutti i progetti di architettura partono in Revit e sono impostati sugli Standard BIM a cui abbiamo lavorato. Negli ultimi mesi anche i primi progetti di interior hanno intrapreso la stessa strada. Ovviamente alcune tematiche sono ancora “work in progress” oppure migliorabili (conoscendo la materia obiettivamente abbiamo ancora tanto da fare), ma se considero l’insieme penso che si sia stato fatto un ottimo lavoro che è merito di tutti, dai Partners che hanno dato questa opportunità a ogni singolo collaboratore che ha contribuito, a cui va dedicato un ringraziamento.

Avete riorganizzato l’organico inserendo personale appositamente formato per il BIM?
A supporto del lavoro BIM sono arrivati nuovi collaboratori e si è fatto un investimento sulla formazione di tutti i progettisti già presenti.
Io stesso, pur ricoprendo il ruolo di BIM Manager di A++, non mi sono mai definito tale e non ho mai mascherato che per la complessità del gruppo, A++ dovrebbe avere più BIM Manager focalizzati sui singoli “core business”; che siano coordinati e che dialoghino tra loro.
In contemporanea la didattica ai progettisti non si è limitata a puri incontri formativi ma nel corso del 2020 ho organizzato un corso di Revit che ha coinvolto più di 35 persone, 5 sedi (con 3 fusi orari diversi) al cui termine è stata prevista un’esercitazione “Smart BIM” durante la quale i partecipanti in 8 ore hanno realizzato la presentazione di un “CAD to BIM” della Farnsworth House di Ludwig Mies Van Der Rohe, completamente brandizzata con gli arredi firmati da Carlo Colombo. E anche in questo va ringraziata la società per l’investimento economico e per aver consentito ai propri collaboratori di frequentare il 50% del corso durante l’orario lavorativo (erano 4 ore di lezione/settimana di cui “solo 2” sforavano nel serale).
Infine, mia personale opinione, in futuro ci saranno sicuramente dei ruoli dedicati interamente alla gestione delle informazioni BIM; mentre una parte di questo know-how con i relativi strumenti è già o sarà sicuramente nel DNA dei progettisti: io stesso rimarco spesso di essere un architetto prima di tutto.

Quali vantaggi ritenete possa apportare il BIM alla gestione di commessa?
In termini generali i vantaggi sono molteplici; detto questo l’esperienza mi porta a suggerire di identificare sempre con chiarezza quali siano gli scopi del BIM all’interno di un progetto e i relativi usi del modello. Perché esistono tanti tipi di risultato che si possono ottenere, ma va compreso a priori se interessano o non interessano al cliente finale.
Nel mercato contemporaneo spesso molti dei vantaggi sono visti solo come “teorici” e non “pratici” e quindi sul piatto della bilancia prevalgono altre logiche che (aimè) associano il BIM a una pura modellazione tridimensionale, perché il tempo o i soldi da investire per strutturare un processo BIM a regola d’arte non ripagano nel breve termine.
Quindi, per rispondere alla domanda, i vantaggi cerchiamo di costruirli e metterli in evidenza di progetto in progetto e di cliente in cliente, partendo dal coordinamento interdisciplinare e cercando di portare alla luce tanto lavoro che diversamente rimarrebbe “invisibile” (ad esempio, banalmente, dei Quantity Takeoff ben strutturati, aggiornabili in “real time”, su cui fare una serie di valutazioni).

Lo scambio di dati e la collaborazione BIM tra i diversi stakeholder è una realtà o ci sono delle criticità ancora da superare?
Da un lato negli ultimi mesi ho scritto due BEP dove A++ per la prima volta assume il ruolo di coordinatore BIM per più stakeholder (“Lead del BIM”), disciplinando una progettazione integrata all’interno di un CDE (e la collaborazione sul primo lavoro si sta rivelando davvero proficua… mentre per il secondo siamo ancora nella fase di analisi, coordinamento e pianificazione di alcuni aspetti); dall’altro, stiamo ancora lavorando per far comprendere certe dinamiche o documenti a diversi stakeholder.
Ritengo infatti che il “segreto del successo” sia racchiuso nel pieno coordinamento e rispetto di due documenti fondamentali: il Project Management Plan (PMP, spesso chiamato PEP, ovvero Project Execution Plan) e il BEP. Non sempre, però, dei suddetti documenti organizzativi ne viene compresa l’importanza e lo scopo da parte di tutti gli stakeholder. Per questo motivo mi è anche capitato di proporre e condividere una formula ibrida e snella, incentrata solo sui comuni punti cardine prioritari, definendola “Project & BIM Execution Plan”: un riferimento di partenza per cominciare a introdurre alcune tematiche con l’auspicio di implementarle di progetto in progetto.

Quante e quali sono le criticità che avete incontrato nell’implementare il BIM?
Molteplici, com’è “normale” che sia per qualsiasi società, dato che nel mondo contemporaneo tutto il settore della progettazione e delle costruzioni è coinvolto e chiamato a un “cambiamento epocale” e le resilienze o gli scetticismi sono molti e a tutti i livelli, ma penso sia solo questione di tempo e di mentalità.
In termini generali, se un qualsiasi stakeholder è disposto a conoscere, allora può capire e supportare il processo BIM. Ma se vi è una chiusura, oppure prevale la “supponenza di conoscere” senza in realtà aver mai studiato una materia già di per se molto complessa come il BIM, allora il rischio è quello di strutturarsi senza solida fondamenta e presto o tardi incappare in difficoltà.
Per mia fortuna in A++ ho sempre avuto un dialogo costruttivo con i collaboratori di tutti gli uffici e “step by step” cercheremo sempre di più di coordinarci e implementare il BIM nell’interesse comune.

Qual è lo scenario BIM in Italia e a livello internazionale? Quali prospettive, quali sviluppi?
I dati (sia in Italia che a livello internazionale) evidenziano una crescita sempre più importante del BIM, e ne sono contento. Il BIM come processo nasce e prevede collaborazione, quindi la prima cosa che mi viene da pensare è il consolidarsi di partnership di società serie e specializzate, ognuna nella loro disciplina, con l’obiettivo comune di ottenere un risultato eccellente ed innovativo per il cliente.
Quindi non mi stupirei se qualche società di piccola-media dimensione (snella e “open mind”) che oggi sta investendo nello strutturarsi sul BIM raccoglierà i frutti di tanta organizzazione nei prossimi anni; o che grandi realtà, magari un po’ più complesse da gestire, se non lo hanno già fatto presto o tardi si troveranno nella condizione di dover rivedere in modo importante la propria organizzazione e le relative strategie.
Ci tengo a sottolineare che parlo in linea generale perché ci sono (e conosco) grandi realtà che hanno già raggiunto eccellenti risultati grazie al BIM; mentre altre di piccole-medie dimensioni si rivelano restie al cambiamento e pensano che il BIM sia qualcosa di distante e che non li riguardi.
Personalmente ho sensati motivi per ipotizzare che stia proprio cambiando anche il ruolo dell’architetto (soprattutto se con incarichi di responsabilità), non solo riconosciuto per le sue capacità artistiche, tecniche e progettuali ma anche per le sue skills manageriali consolidate da una predisposizione al team building e al continuo aggiornamento su processi e strumenti innovativi; affinché sappia riconoscere e selezionare dei collaboratori interni e/o esterni dalle alte competenze.
Per quanto riguarda la prospettiva, potrebbe riguardare il connubio innovativo “BIM-Blockchain” della filiera produttiva (tematica già emersa) oppure il già consolidato “BIM-Computational Design”: due scenari davvero molto affascinanti a cui sicuramente se ne aggiungeranno anche altri.

 

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, lavora da molti anni nell’editoria B2B per la stampa tecnica e specializzata. Ha scritto a lungo di tecnologia, business e innovazione. Oggi orienta la sua professione nel campo delle tecnologie applicate alla progettazione architettonica e all’imprenditoria delle costruzioni.