Filippo Campana: l’Italia deve ancora rincorrere l’innovazione

Arrivato quasi per caso al BIM, oggi Filippo Campana aiuta e segue studi, aziende e professionisti  nel percorso di implementazione del BIM nei loro processi lavorativi.

Come è arrivato professionalmente al mondo del BIM?
Al mondo del BIM sono approdato quasi per caso: appena laureato ho fatto qualche anno di “gavetta” presso un piccolo studio di Milano, come ce ne sono tanti, ma qui utilizzavano già abitualmente Revit al posto del solito CAD. Così mi sono abituato senza ‘strappi’ a concepire l’edificio in 3D. Dopo qualche anno, quando si è cominciato a sentir parlare di BIM, mi sono trovato a saper maneggiare agevolmente lo strumento base e più diffuso per entrare in quel mondo, all’inizio come modellatore, poi via via a crescere.

Quali sono le principali caratteristiche della sua figura professionale?
Penso che sia indispensabile conoscere il processo edilizio per poter veramente essere protagonisti in questo mondo in continua evoluzione. Occorre visione di insieme e molta curiosità, che portano a raccogliere costantemente la sfida a migliorarsi e aggiornarsi costantemente.
Ovviamente chi si vuole occupare di BIM deve aver chiaro che si tratta di un campo molto complesso e variegato: si ha a che fare, a titolo di esempio, con software sempre nuovi, dati da gestire, modellazione tridimensionale, grafica, gestione e controllo di discipline diverse (strutture, impianti e architettura), analisi tecniche e coordinamento dei vari attori. Quindi è necessaria capacità di adattamento e voglia di imparare.

Con quali tipologie di clienti lavora principalmente?
Una delle cose più interessanti del BIM è che riguarda un’enorme gamma di figure, ambienti, professioni e società, che si stanno rendendo conto delle sue potenzialità. I miei clienti sono infatti molto diversi: dallo studio di architettura che vuole un supporto per entrare nel mondo BIM a quello che desidera unicamente trasformare un progetto da CAD a BIM, dagli impiantisti dell’as-built allo studio di progettazione di sorter e sistemi di automazione. In particolare devo dire che le figure che maggiormente vedono le potenzialità del BIM e che richiedono maggiori servizi sono le società legate alla logistica e all’automazione, con lo sviluppo di medi e grandi magazzini industriali.

Può raccontarci qualche progetto su cui sta lavorando?
Come ho accennato, per la mia esperienza uno dei settori più attivi in chiave BIM è quello legato alla logistica. In particolare in questo periodo sto facendo da supporto alla progettazione di una nuova palazzina uffici legata al magazzino industriale di una nota etichetta di vestiario sportivo.
Si tratta di verificare per il Tenant, tramite la metodologia BIM ed il coordinamento delle varie discipline, se il progetto presentato tradizionalmente da uno studio di architettura in CAD presenti lacune costruttive e interferenze e, tramite anche estrazione di quantità, produrre esecutivi per le gare di assegnazione lavori e cantierizzazione. Successivamente, a cantiere ultimato, si raccoglie tutta la documentazione dei costruttori, si rilevano le modifiche ai disegni operate effettivamente adeguando il modello e si procede quindi con l’as-built.

Quali sono secondo lei le prospettive future del BIM in Italia?
Attualmente siamo molto indietro: spesso la richiesta che mi arriva da un cliente (il più delle volte uno studio di architettura o di ingegneria!) è lo sviluppo in chiave BIM di un progetto già realizzato in CAD: una modellazione che il più delle volte svela problemi costruttivi e interferenze che in un disegno tradizionale 2D non vengono considerati, ma che poi riportano un lavoro concluso alla fase di riprogettazione, con tutti gli oneri che ne derivano.
Quello che voglio dire è che sono moltissimi gli studi di progettazione che ancora non comprendono che in ballo non c’è solo una metodologia del disegno o di rappresentazione grafica dell’oggetto edilizio, ma una vera e propria rivoluzione del processo edilizio. Sono quelli che rischiano di restare aggrappati ad un mondo in via di estinzione, che in alcuni Paesi già non esiste più. In troppi vedono ancora il costo di investimento iniziale solo come una spesa inutile o postponibile. Quindi il BIM, soprattutto se non intrapreso dalla fase iniziale porta sicuramente a spese maggiori rispetto a un progetto in CAD (salvo poi correzioni direttamente in cantiere con spese molto maggiori).
È da notare e valorizzare l’impegno di alcune figure private che vedono il reale potenziale del BIM, ma ovviamente il fatto che in Italia anche il settore edilizio sia caratterizzato in larga percentuale da studi e società piccole e medie il prezzo dell’adeguamento al BIM è molto impegnativo, sia dal punto di vista dei costi che dei mezzi. In molti aspetteranno l’aggiornamento normativo per obbligarsi al passaggio al BIM, subendolo magari con la solita lamentela. Ci troveremo insomma a dover ancora rincorrere l’innovazione, anche se devo dire che le società italiane che propongono il BIM come metodo di lavoro, faccio l’esempio di 3-im, con cui collaboro, sono un’eccellenza che si fa apprezzare moltissimo soprattutto all’estero.

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e realtà da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.