Francesco Carandente, Mark1: esperienza e capacità tecniche completano un professionista BIM

Laureato in Architettura alla Seconda Università degli Studi di Napoli, l’arch. Francesco Carandente ha conosciuto il BIM alla fine dei suoi studi e, comprendendone l’importanza per il futuro della sua professione, si è iscritto al Master Keen BIM Specialist di AM4. Concluso il percorso di studi, ha deciso di proseguire sulla strada del professionismo individuale come consulente BIM, affiancando le realtà che vogliono adottare questo nuovo sistema di progettazione.

Quale è stato il suo approccio alla metodologia BIM?
Una volta conseguito il Master, ho deciso di intraprendere il percorso della consulenza, partecipando alla fondazione del collettivo Mark1, un liquid team composto da diversi professionisti, ciascuno competente in un differente campo di applicazione, sparsi su tutto il territorio italiano. La filosofia sulla quale si fonda il team – delocalizzazione del lavoro, mobilità dei componenti, flessibilità dei ruoli e delle competenze di tutti i professionisti – permette un livello di scalabilità impensabile per la strutturazione tradizionale dell’ufficio tecnico e delle aziende, e che, quindi, risulta perfetto per essere applicato in un progetto BIM complesso. Così, grazie alla sua flessibilità e competenza, il team Mark1 riesce a modellare la sua offerta sulle necessità e sulle richieste dei cuoi clienti.

Quali sono le principali caratteristiche della sua figura professionale?
Aver acquisito delle capacità progettuali ed esperienza sul campo è un punto di partenza imprescindibile. Non basta, infatti, saper padroneggiare bene tecniche e strumenti per la modellazione, coordinamento e gestione in BIM, ma bisogna anche imparare a conoscere i processi reali alla base delle costruzioni per poter applicare correttamente quelli digitali.
In aggiunta, è importante considerare tutte le inclinazioni della personalità necessarie al problem solving strategico, il pensiero critico e, in particolar modo, il buon senso. Il consulente è la figura da cui il cliente si aspetta una soluzione efficiente rispetto alle sue circostanze, che, essendo sempre diverse, hanno ogni volta limiti diversi da rispettare. Quindi, individuata una strategia teoricamente efficace, l’impegno maggiore riguarda la parte dello snellimento, della riduzione allo stretto necessario per centrare gli obiettivi e contestualmente ridurre l’impatto sui tempi ed i costi. La capacità di riconoscere il “superfluo” è comunque direttamente collegata all’esperienza lavorativa e va affinandosi con il tempo.

Con quali tipologie di clienti lavora principalmente?
Si rivolgono principalmente a noi studi di architettura e aziende, che in qualche modo vogliono approcciare la metodologia BIM. Confesso che stiamo progressivamente assistendo a un cambiamento delle richieste che ci vengono fatte. Nei primi tempi (abbiamo iniziato ad erogare consulenze nel 2017) ci trovavamo di fronte professionisti che, dovendo partecipare a gare, bandi o commesse private in cui il BIM era espressamente richiesto, ci incaricavano di trasformare in BIM il loro progetto realizzato in maniera tradizionale. Nell’ultimo anno abbiamo invece rilevato, da parte dei clienti, una maggiore consapevolezza dell’importanza di assecondare la trasformazione digitale, piuttosto che arginare una singola emergenza. I committenti, attualmente, ci richiedono di pianificare un processo completo di implementazione BIM nei loro uffici, in modo che diventi il metodo di lavoro ordinario, oppure di supervisionare e coordinare per conto loro la filiera di progettazione in BIM.

Può raccontarci qualche progetto su cui ha lavorato che le è servito nel suo percorso professionale BIM oriented?
Tecnicamente parlando, per livello di applicazione del BIM, complessità di gestione del CDE (Common Data Environment) e delle procedure di lavoro collaborativo con gli stakeholder della commessa, il progetto più formativo a cui abbia partecipato è stata la costruzione dell’École Normale Supérieure di Cachan (ENS), polo di formazione e centro di ricerca di alto livello, progettata da Renzo Piano Building Workshop. In questo enorme meccanismo, ho avuto un incarico di BIM Management a supporto di un’azienda di design di interni, LAMM, con cui ho collaborato alla progettazione BIM esecutiva, costruttiva e redazione dei piani di manutenzione relative agli arredi delle aule studio e degli auditorium.
L’utilizzo del BIM in ogni fase progettuale ed il livello di maturità raggiunto nella sua adozione hanno consentito all’ENS Cachan di aggiudicarsi il BIM d’Or 2015, prestigioso premio di riconoscimento francese al progetto maggiormente distintosi per l’uso innovativo dei sistemi BIM.
Dal punto di vista professionale, invece, uno dei progetti più importanti cui ho avuto il piacere di partecipare, collaborando come BIM Manager a supporto dello studio Labics di architettura e pianificazione urbana, è stato il restauro e l’ampliamento del Palazzo dei Diamanti di Ferrara. Trattandosi di un patrimonio di grande importanza storica ed artistica, il progetto ha richiesto, sia per l’innesto del nuovo padiglione che per la rivisitazione degli spazi esistenti, anche una componente di artigianato e di soluzioni architettoniche pensate ad-hoc. Di qui lo sviluppo di un progetto di HBIM unico nel suo genere.

Quali sono secondo lei le prospettive future del BIM in Italia?
Credo che il settore delle costruzioni sia quello più reticente al cambiamento. Per esempio, c’è ancora un po’ di diffidenza verso un metodo di lavoro che richiede una completa collaborazione delle parti attraverso l’uso di formati aperti e condivisibili. La normativa, poi, non è ancora molto chiara su come regolamentare questo scambio di dati preservando la proprietà intellettuale.
Vedo comunque che i clienti privati si stanno muovendo con sempre maggiore consapevolezza verso un processo BIM Oriented, e sono le committenze che, dal mio punto di vista, possono trainare il mercato, anche perché sono loro che alla fine del processo possono avere a disposizione molti più dati e informazioni per la manutenzione e gestione di un edificio.
Spero anche di vedere un graduale cambio generazionale. Allo stato attuale ci troviamo nella situazione in cui molti professionisti giovani, esperti di software e tecniche di modellazione tridimensionale, non sono ancora completamente formati a livello progettuale sul campo. Allo stesso tempo molti progettisti senior hanno bisogno di un affiancamento specializzato nella metodologia informativa.
A fronte di questo dualismo tra la tecnica informativa e la cultura professionale, che va bene in una fase di transizione, auspico una reciproca contaminazione fra i professionisti che conoscono bene il mestiere e gli specialisti che ne possono mettere in pratica le evoluzioni tecnologiche. La domanda e l’offerta di operatori del BIM è il mercato del momento, ma il modello digitale non è un disegno e le competenze che lo costruiscono, coordinano o gestiscono non possono essere competenze diverse da chi concepisce, sviluppa o prende decisioni progettuali.

 

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e nuove iniziative da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.