Marzia Bolpagni: la scommessa è lo sviluppo del BIM nei bandi pubblici

Il suo principale campo di azione è lo sviluppo e l’implementazione di strategie per i processi digitali. Marzia Bolpagni si è laureata con lode in Ingegneria Edile presso l’Università degli Studi Di Brescia e fin dai suoi studi si occupata di Building Information Modeling unendo attività di ricerca a quelle professionali lavorando in Italia, Finlandia, America e Inghilterra.
Nel 2017, l’Associazione degli Ingegneri Italiani le ha assegnato il Woman Ingenious Award per il suo lavoro sul BIM alivello internazionale. Nel 2019, è stata selezionata come miglior donna nel settore dell’innovazione digitale promosso da WICE Women in Construction and Engineering Awards. Sempre nello stesso anno, tra più di 6mila dipendenti, ha vinto il prestigioso premio Star Awards nella categoria “Innovation and Service Excellence” e il suo team ha vinto il premio “Building Awards” come miglior iniziativa BIM dell’anno. Oggi è Senior BIM Advisor presso la società inglese Mace.

Ci racconta in sintesi il percorso di formazione che l’ha avvicinata al BIM?
All’Università di Brescia sono stata molto fortunata a incontrare e seguire il corso del Professor Angelo Luigi Camillo Ciribini, uno dei più importanti innovatori nel nostro settore. È stato lui a incoraggiarmi ad andare in Finlandia e a collaborare durante la laurea con VTT Technical Research Centre of Finland, occupandomi come ricercatrice tirocinante del BIM negli appalti pubblici, evidenziandone i requisiti e le potenzialità. È stato proprio grazie a questa opportunità che ho potuto conoscere meglio il BIM e consolidare la mia passione nata sui banchi dell’università. La mia tesi, pubblicata dal VTT, è stata usata da diversi enti tra cui il governo tedesco e russo come riferimento. Dopo la laurea ho lavorato per il CNR, per l’Istituto per le Tecnologie della Costruzione, sviluppando uno studio di fattibilità per la digitalizzazione dei processi di acquisto nell’ambito dei lavori pubblici. Il progetto riguardava lo sviluppo di un approccio digitale dei contratti pubblici nelle gare d’appalto.

Ci parli della sua esperienza all’estero e di come sta operando per il BIM in una grande realtà come Mace. Quali sono le sue mansioni e attività?
All’interno del mio dottorato di ricerca presso il Politecnico di Milano ho lavorato negli Stati Uniti con il Massachusetts Port Autority (Massport), che è l’ente che gestisce i porti e gli aeroporti del New England particolarmente attivi nell’utilizzo del BIM, grazie anche alla leadership di un’altra italiana di talento, la dottoressa Luciana Burdi. È stata davvero una grande opportunità che mi ha permesso di andare in Inghilterra e collaborare con il Ministero della Giustizia Britannico approfondendo temi quali il ruolo della committenza nei progetti e quale percorso deve affrontare per implementare i processi digitali all’interno delle proprie strutture organizzative. Quello di cui mi occupo principalmente è redigere strategie digitali per committenti pubblici e privati, preparare documenti di gara e revisionare modelli che riguardano l’intero ciclo di vita dell’opera, dallo studio di fattibilità alla gestione delle opere. Abbiamo implementato un Ambiente di Condivisione dei Dati per gestire le informazioni dei diversi progetti e averli sempre aggiornati e a portata di mano di tutti i professionisti coinvolti. Mi occupo anche di Legal BIM e delle diverse questioni legali e normative che bisogna affrontare nell’implementazione di un modello di gestione BIM oriented. Porto avanti questi temi anche all’interno dell’UK BIM Alliance che è l’ente responsabile dell’implementazione dell’UK BIM Framework in Inghilterra.

Quali sono oggi gli elementi più sfidanti per una diffusione su larga scala dell’approccio BIM?
I miei colleghi norvegesi affermano che chiedersi perché si utilizza il BIM è come chiedersi perché si utilizza l’e-mail. Questo deve essere l’approccio. Al momento cisono ancora diversi problemi con l’interoperabilità e l’integrazione dei dati, ma sicuramente lo scoglio più grande è l’atteggiamento delle persone nell’accettare il cambiamento. Non è utile parlare del BIM in generale, ma piuttosto dovremmo discutere su come integrare diverse tecnologie, processi e procedure nel lavoro quotidiano. Dobbiamo potenziare le persone e farle ripensare i processi interni. Sicuramente la pubblicazione della ISO 19650 e degli standard presso il CEN TC 442 contribuirà a unificare le pratiche BIM europee.

Come vede il futuro del BIM come parte integrante dell’innovazione digitale nel settore delle costruzioni?
Il BIM come concetto è ancora in evoluzione e nel tempo si stafondendocon altre tecnologie e modalità di gestione delle informazioni. È importante lavorare anche sul lato formativo per cambiare radicalmente i processi lavorativi e capire come farlo. Sappiamo benissimo che il cambiamento può spaventare molti professionisti e si fa ancora fatica a capire perché il nostro settore debba cambiare. Ma chi ha già intrapreso il percorso di digitalizzazione all’interno della propria azienda, pur con iniziali difficoltà, sa che ci troviamo a un punto di non ritorno e che questa trasformazione è necessaria per essere competitivi sul mercato.

Qual è il suo punto di vista sullo sviluppo del BIM in Italia?
Anche se lavoro a Londra ho ancora molti rapporti con il nostro Paese e sono impegnata in diverse iniziative di estrema rilevanza a livello internazionale, europeo e nazionale. Dal 2016 sono Vice Editrice del BIM Dictionary coordinando più di 100 volontari e mi occupo della revisione della traduzione italiana, ora guidata dalla dottoressa Silvia Mastrolembo Ventura (a breve un articolo dedicato a BIM Dictionary sarà pubblicato su BIMportale – ndr). Sono anche a capo del gruppo europeo (CENTC442) sulla standardizzazione dei Livelli di Fabbisogno Informativo lavorando con esperti provenienti da 15 Paesi e, come esperto UNI, coordino il relativo tavolo italiano.
Conosco quindi molto bene la realtà di sviluppo del BIM nel nostro Paese e devo dire che sebbene ci siano delle eccellenze, quello che manca in Italia e una vera cultura sull’argomento e una strategia governativa. All’estero i professionisti anche se concorrenti collaborano tra di loro per attivare una rete in grado di essere a sostegno di tutta la filiera del mondo delle costruzioni. Nel nostro Paese questo non avviene nonostante gli sforzi di alcuni gruppi, come il tavolo UNI e il network BUG Italy. Penso sia stato fatto molto lavoro soprattutto lato progettazione e cantiere ma manca ancora un approccio costruttivo al facility management e soprattutto la pubblica amministrazione non ha ancora bene capito il suo ruolo in questo sviluppo e quali sono i vantaggi di un modello di lavoro completamente digitale e digitalizzato. In Italia escono sempre più frequenti bandi che citano il BIM, ma senza avere gli strumenti e le competenze necessarie per comprendere bene cosa stanno richiedendo questo rischia di minare la vera forza dell’innovazione.

Ci parla dell’attività di Italians in Digital Tranformation UK (IDTUK)?
Nel 2019 ho fondato Italians in Digital Transformation UKcon lo scopo di riunire esperti di innovazione con spirito collaborativo.  L’obiettivo del network è quello di condividere esperienze reciproche ed essere un punto di riferimento per l’Italia. Organizziamo workshop ed eventi di networking per i professionisti italiani nel mondo digitale, non solo quindi del mondo delle costruzioni, che lavorano nel Regno Unito e hanno voglia di confrontarsi: dalla manifattura, aviazione, cyber security, progettazione computazionale, al cantiere cognitivo, machine learning e realtà virtuale. Dopo meno di un anno dalla sua fondazione, la community ha già riscontrato un grande successo coinvolgendo più di 100 professionisti provenienti da 76 compagnie differenti. Se siete interessati alla nostre attività contattateci a info.idtuk@gmail.com o seguite la pagina Linkedin! La vera innovazione si nutre di eccellenza e condivisione.

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e nuove iniziative da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.