Paolo Pelanda e Giuseppe Semprini, RPBW: Il BIM non è il futuro, è adesso

Paolo Pelanda e Giuseppe Semprini, rispettivamente Associate e BIM Manager di Renzo Piano Building Workshop (RPBW), ci raccontano come il BIM è entrato nei loro processi lavorativi e le difficoltà che hanno dovuto affrontare per arrivare oggi ad integrare nel metodo di lavoro della “bottega” questa nuova metodologia.

Quando si è cominciato a parlare di BIM all’interno del vostro studio?
Paolo Pelanda: Ci stavamo occupando degli esecutivi del Muse di Trento, un edificio complesso dal punto di vista geometrico. Avevamo a disposizione una delle prime licenze di Revit e quindi abbiamo deciso di aiutarci con la modellazione tridimensionale per definire le geometrie di riferimento. L’idea era quella di avere dei semilavorati da completare in Autocad, ma col progredire del lavoro abbiamo preso fiducia in questo nuovo strumento. Grazie all’appoggio dei partner abbiamo avuto la possibilità di realizzare tutto l’esecutivo del museo in Revit. Era la fine del 2009 e si può dire sia stata una scelta coraggiosa, almeno in Italia.
Da quel momento è stato per certi versi più facile, ma anche più difficile. Abbiamo, infatti, capito che era uno strumento fondamentale che poteva migliorare moltissimo la qualità di certe fasi del lavoro di progettazione, ma si integrava meno facilmente in altre. Il difficile è stato farne una cultura aziendale, ma oggi ogni progetto è realizzato in BIM.

Come vi siete strutturati per il cambiamento?
Paolo Pelanda: Oltre agli investimenti in software e strumenti abbiamo puntato soprattutto sul personale, da cui deriva l’ingresso all’interno dello studio di Giuseppe, il nostro BIM Manager.

Giuseppe Semprini: Partivo da studi universitari alla Sapienza di Roma in cui avevo avuto modo di lavorare in Revit. La mia tesi è stata selezionata e quindi ho avuto l’opportunità di frequentare l’Autodesk University a Las Vegas nel 2013. Dopo un’esperienza lavorativa in Inghilterra ho avuto la possibilità di conoscere Paolo, e nel marzo 2014 sono entrato a far parte di Renzo Piano Building Workshop per affiancarlo nelle attività di implementazione del BIM.

Quali sono le maggiori difficoltà che avete riscontrato?
Paolo Pelanda: Le difficoltà maggiori sono state e sono quelle culturali. Non è facile riuscire ad integrarsi in processi lavorativi consolidati e che funzionano. Le difficoltà maggiori sono nelle fasi germinali dei progetti, quando serve una maggiore flessibilità. Un ulteriore rischio è che ci si faccia condizionare nel disegno da problemi di coordinamento e clash che in questa fase dovrebbero essere irrilevanti.

Quali sono i vantaggi nel lavorare con metodologia BIM?
Giuseppe Semprini: Puoi avere un maggiore coordinamento con le diverse parti che concorrono alla creazione del progetto. Riesci a verificare in tempo reale le possibili interferenze e a risolvere i problemi prima di arrivare alla fase di costruzione. Il più grande vantaggio, lavorando spesso su progetti internazionali con consulenti sparsi per il mondo è quello di riuscire a lavorare tutti assieme in un ambiente condiviso.

Quali sono stati i progetti che hanno in qualche modo hanno segnato il percorso di implementazione del BIM?
Paolo Pelanda: Sicuramente il progetto dell’Academy Museum of Motion Pictures di Los Angeles: geometrie complesse per un progetto interamente gestito in BIM da tutte le discipline. Un altro progetto sicuramente molto importante in questa direzione è stato il nuovo hospice pediatrico che sarà realizzato dalla Fondazione Seragnoli vicino all’Ospedale Bellaria di Bologna.

Cosa ne pensate dello sviluppo del BIM in Italia?
Paolo Pelanda: Sicuramente stiamo andando nella direzione giusta, soprattutto se si pensa che solo 8/9 anni fa era difficile trovare professionisti che sapessero utilizzare un software di modellazione tridimensionale. Si sta formando una cultura BIM relativa alle fasi di progettazione, ma quello che manca ancora è una committenza che si renda conto dei vantaggi che questa metodologia può portare soprattutto nella gestione e manutenzione di un edificio.
L’obbligo del BIM negli appalti pubblici pone un nuovo problema: la committenza pubblica sarà in grado di avere le necessarie competenze per gestire le informazioni contenute in progetti sviluppati con questa tecnologia?
Per noi il BIM non è futuro, ma realtà.

mm

Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e realtà da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.