Progetto CMR: 25 anni di storia, oltre 10 con il BIM

Nel 2019 Progetto CMR festeggia il suo 25° anniversario e dalla sua fondazione ha maturato una solida esperienza sul mercato nazionale e internazionale perseguendo una crescita costante che negli ultimi dieci anni è stata anche aiutata dall’integrazione della progettazione parametrica e del BIM che ha garantito nei diversi progetti affrontati il costante controllo dei costi, dei tempi e della qualità di esecuzione. Come ci racconta il Presidente di Progetto CMR, Marco Ferrario.

Quando avete incominciato a inserire il BIM nei vostri processi operativi?
Abbiamo cominciato ad affacciarci al mondo della progettazione parametrica già da più di dieci anni, quando abbiamo iniziato a confrontarci con partner internazionali che già stavano sviluppando questi processi. Nella scelta di quale strumento utilizzare abbiamo deciso di acquistare Revit perché era il software più usato dai nostri referenti. Lo sforzo iniziale è stato grosso ma possiamo dire che ci ha permesso di poter essere più efficaci fin dalle fasi iniziali di progettazione. Da subito questo si è rivelato per noi un vantaggio molto competitivo. Ovviamente in Italia siamo stati tra i primi a lavorare con questo approccio e abbiamo riscontrato parecchie difficoltà e resistenze soprattutto all’inizio.
L’integrazione e l’interazione fra le diverse competenze sono per noi una condizione fondamentale per assicurare al cliente un progetto sostenibile e di successo. La progettazione integrata garantisce un costante controllo di costi, tempi e qualità, mentre il coordinamento dei tre dipartimenti consente una progressione efficace delle diverse fasi operative.

Come vi siete strutturati per operare il cambiamento sia a livello di personale sia tecnologico?
Siamo convinti che il miglior design derivi da un approccio completamente integrato dall’idea alla realizzazione. Il nostro è sempre un efficace lavoro di squadra. Architetti, ingegneri e designer lavorano in team fin dall’inizio del processo di progettazione. Imparano l’uno dall’altro e combinano le loro conoscenze e esperienze per creare soluzioni ottimali che risultino efficienti, flessibili, sostenibili, che garantiscano il benessere abitativo ed una corretta fruizione degli spazi.
In questo processo abbiamo pensato fosse utile cercare persone giovani formate sull’utilizzo delle nuove tecnologie e che avessero avuto una minima esperienza di progettazione. Queste figure sono state affiancate ai nostri progettisti senior in grado di passare il know-how garantito dall’esperienza fatta sul campo.

Può raccontarci di alcuni progetti recenti che sono esemplari del vostro percorso nell’implementazione del BIM?
Il primo progetto da sottolineare è sicuramente Ri.MED il centro per la ricerca biomedica che sarà costruito a Carini (Palermo); è un progetto pubblico che ha subito notevoli ritardi ma a breve partirà il cantiere. A questo progetto abbiamo lavorato con lo studio HOK e un team internazionale lavorando con un approccio parametrico. L’idea era quella di riuscire a realizzare uno dei centri di ricerca più efficienti al mondo nel rispetto dell’ambiente e nella gestione efficiente delle risorse. Un altro passo importante lo abbiamo fatto con il progetto della nuova sede operativa del Gruppo UnipolSaiAssicurazioni, dove abbiamo riportato in vita un vecchio edificio rimasto per anni incompiuto e abbandonato nel cuore di Milano, in via De Castillia 23, trasformandolo in un nuovo esempio di innovazione e sostenibilità. La realizzazione dell’International Specialised Hospital in Uganda ci ha visto impegnati in un progetto complesso che senza il BIM sarebbe stato di difficile realizzazione. La volontà che ha mosso questo progetto, condivisa con il Cliente, è stata quella di dar vita ad un polo d’eccellenza che spiccasse non solo per gli alti standard di innovazione e ricerca, ma anche e soprattutto per la grande attenzione rivolta al paziente: un luogo di cura, ma dal volto umano, progettato per i pazienti. Sicuramente importante per l’approccio BIM in un progetto di riqualificazione di un edificio esistente è stato il Victoria Hotel a Verona. In questa realizzazione ci è stato molto utile poter riportare in forma digitale l’edificio che abbiamo così potuto studiare e analizzare per trasformarne radicalmente gli interni.

Cosa ne pensa dello sviluppo del BIM in Italia?
La filiera è sicuramente matura ma ancora non completa penso alle aziende produttrici che producono cataloghi digitali e non forniscono le reali informazioni per poter inserire gli oggetti in un modello in maniera precisa. In più anche dalla parte della committenza e del facility management non è veramente chiaro il valore del BIM.
Anche la condivisione delle informazioni è un argomento spinoso perché ogni professionista coinvolto è in qualche modo geloso del suo operato e della proprietà del progetto e non è ancora chiaro anche a livello normativo come debbano essere regolati questi passaggi di informazioni.
Stiamo sicuramente andando nella direzione giusta ma dobbiamo ancora essere tutti tarati sui nuovi processi per poter dare una spinta allo sviluppo del BIM e di conseguenza al mondo delle costruzioni nel nostro Paese.

 

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e realtà da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.