Claudio Vittori Antisari e Chiara Rizzarda: strategie digitali per la gestione di una commessa

Sviluppare le infrastrutture aziendali propedeutiche al Building Information Modeling e coordinare le diverse figure professionali che si occupano della gestione del BIM a livello di commessa. Queste le caratteristiche principali di un BIM Manager, come ci raccontano Claudio Vittori Antisari e Chiara Rizzarda, che insieme hanno da poco aperto una loro società di consulenza.

Quale è stato il vostro percorso professionale?
(Claudio Vittori Antisari) Durante il mio percorso di Laurea Magistrale presso la Facoltà di Architettura dell’Università di RomaTre, ho avuto la fortuna di incontrare il Professor Stefano Converso, titolare del corso Tecniche Parametriche di Progettazione. Questo è stato per me il primo incontro con le discipline del Building Information Modeling e del Computational Design, e più in generale con la Progettazione Parametrica. Il mio primo incarico professionale mi ha portato a lavorare a Kuala Lumpur, in Malesia, per la società Synoedge, specializzata in BIM Consulting, dove per due anni mi sono occupato di implementazione del BIM in studi di architettura e società di costruzioni. Il mio ritorno in Italia è avvenuto in coincidenza con la proposta di assumere il ruolo di BIM Manager nello Studio Antonio Citterio Patricia Viel, con l’obiettivo di gestire la transizione della progettazione e della produzione dal CAD al BIM. Ho lavorato nello studio per tre anni in cui un percorso partecipato e condiviso – che ha coinvolto tutti i livelli, dal management ai progettisti e con il supporto di un team di professionisti del BIM di grande valore – ha portato il BIM ad essere utilizzato dalla totalità dei progettisti e per ogni progetto dello studio. A partire da gennaio 2018 ho coronato un sogno professionale fondando, insieme a Chiara Rizzarda, un’azienda di consulenza.
(Chiara C. Rizzarda) Il mio percorso è stato più tortuoso. Ho iniziato lavorando nell’ambito del design e dell’interior design: il mio primo cliente importante è stato Piero Lissoni, per il quale ho lavorato sei anni seguendo, per lo più, cantieri complessi nell’ambito dell’hospitality. Ho lavorato in Portogallo, Francia, Israele, Olanda e Regno Unito. Quando ho scoperto il BIM avevo già una decina di anni di esperienza nel mestiere, e ho visto immediatamente una soluzione ai numerosi problemi di controllo, logistica e qualità che si osservano quotidianamente durante le fasi di coordinamento e realizzazione dell’opera. Sono stata quindi BIM coordinator, prima per Piero Lissoni e poi nello studio di Antonio Citterio e Patricia Viel. Lì ho conosciuto Claudio e, dopo qualche anno come coordinator, sono diventata suo vice fornendo particolare assistenza sul lato del perfezionamento e dell’implementazione degli standard aziendali all’interno dei workflow quotidiani di produzione. Ad oggi siamo in società nel fornire consulenze mirate per l’ottimizzazione di processo.

Quali sono le caratteristiche principali della figura professionale del BIM Manager?
Il BIM Manager è una figura professionale che fa parte del management dello studio professionale. Il suo ruolo comprende lo sviluppo delle infrastrutture aziendali propedeutiche al BIM e il coordinamento delle figure che si occupano della gestione del BIM a livello di commessa. Si tratta di una figura con una serie di competenze che provengono da diversi ambiti professionali. In primo luogo è necessaria la conoscenza della progettazione e dei processi di gestione del progetto. Inoltre è molto rilevante la conoscenza degli strumenti digitali e della modellazione informativa. Infine, sono molto importanti competenze di project management. A queste caratteristiche aggiungerei la capacità di fare formazione.

Come opera quotidianamente un BIM Manager, con quali strumenti e con quali obiettivi?
Il BIM può essere considerato come una specializzazione trasversale che si articola toccando la maggior parte delle discipline tradizionali. Di conseguenza un BIM Manager è una figura che opera su diversi fronti, con strumenti informatici e non, che possono variare anche di molto a seconda dei casi. L’obiettivo ultimo è l’implementazione del BIM o il suo mantenimento nell’azienda che gli conferisce questo ruolo. Strumenti e metodi sono definiti dall’area di business relativa alla sua azienda di riferimento.

Quali sono secondo voi le prospettive future del BIM in Italia?
Attualmente la scena nel nostro Paese è straordinariamente vivace. Come professionisti abbiamo un dialogo aperto sia con gli enti normativi (si veda ad esempio il lavoro portato avanti in ambito UNI) che con le committenze. Come istruttori, abbiamo la necessità di mantenere aperto un canale non solo con le università ma anche con le scuole professionali, per portare processi e strumenti nei percorsi formativi dei professionisti di domani. A lungo l’edilizia con marchio italiano è stata sinonimo di eccellenza. Il BIM può rappresentare per il nostro paese un’occasione di recuperare la competitività sui mercati internazionali, come vediamo già succedere nel caso di alcune grandi commesse internazionali gestite con prestigio da studi italiani. Inoltre crediamo che possa verificarsi un fruttuoso connubio tra settori del Made in Italy di grande fama come ad esempio quelli dell’industrial e dell’interior design e il BIM, per i quali è possibile intravedere uno scenario dove l’incontro con le nuove tecnologie riesca a potenziare il volume e l’indotto di settori già storicamente floridi e affermati.

Che cosa vi ha portato ad aprire una società di consulenza BIM?
La creazione della nostra società è stato il punto di arrivo di due percorsi professionali differenti, ma con obiettivi simili. Amiamo l’architettura, fare formazione, sperimentare con le nuove tecnologie e favorire la diffusione di strumenti efficienti, siamo entrambi nati e cresciuti nel mondo delle costruzioni ed è uno dei settori che oggi offre tra i maggiori spazi per l’implementazione di processi virtuosi: nel nostro nuovo percorso professionale, siamo contenti di poter continuare a fare queste e molte altre cose.

Quali possono essere le prime indicazioni per chi vuole implementare la metodologia BIM all’interno di uno studio di architettura o di una azienda?
Implementare il BIM è un processo complesso, che si può articolare in diverse fasi e che, a fronte di un investimento consapevole, può arrivare a dare i suoi frutti su un arco di tempo che si misura in anni più che in mesi. Il primo passo per intraprendere questo cammino, ormai necessario se non si vuole perdere progressivamente competitività sul mercato, è una consapevolezza dei propri metodi, dei propri punti di forza e, conseguentemente, degli strumenti più adatti. Si tratta di una fase, chiamata assessment, che è cruciale per non cadere in un grave ma comune errore: quello di provare ad applicare un’innovazione efficiente, il BIM, a un processo intrinsecamente inefficiente. Sarà necessario aggiornare la dotazione tecnologica, fare adeguata ed efficace formazione sul personale, reclutare nuove figure per integrare l’organico: una guida strategica, soprattutto nelle prime fasi dell’implementazione, è fondamentale.

 

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e realtà da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.