Veronica Fabbrica: coordinare le dinamiche di un processo il lavoro

Dal 2013 lo studio di progettazione Mpartner ha cominciato a implementare la metodologia BIM nelle commesse a loro affidate, comprendendo anche l’importanza di una precisa organizzazione del team di lavoro per una corretta progettazione BIM Oriented. In questo contesto di grande attenzione per le nuove tecnologie e l’interoperabilità delle stesse si inserisce la figura di Veronica Fabbrica, BIM Coordinator di Mpartner.

Come si è avvicinata al mondo BIM?
Nello sviluppo di diversi progetti nelle mie esperienze lavorative precedenti ho cominciato ad interessarmi alle potenzialità del processo e alla possibile gestione di computazione e valorizzazione dell’opera attraverso un corretto workflow di informazione del modello. Adesso sto affinando la gestione di questo processo, portandola fino all’integrazione con la gestione del computo metrico e valorizzazione delle opere. Per il prossimo futuro sto puntando a raggiungere un’ulteriore ottimizzazione del processo e a fissare, grazie al lavoro corale di studio, le linee guida interne che permetteranno una fluidificazione e una semplificazione dell’intero lavoro.

Come potrebbe definire il lavoro di un BIM Coordinator?
Curiosità, analiticità, precisione e capacità di lavorare in team sono le caratteristiche principali che secondo me un BIM Coordinator deve possedere. Nel mio caso la curiosità mi ha permesso di continuare a studiare le dinamiche di processo, di interrogare nuovi software e tentare nuove strade di ottimizzazione. Ritengo che una buona esperienza sulle dinamiche dell’intero processo, dal concept alla realizzazione, possa dare la miglior base di partenza per capire quali sono i possibili indirizzi del modello e come si possa ottimizzare il lavoro e impostare la corretta gestione dei flussi informativi.

Come opera quotidianamente con quali strumenti e con quali obiettivi?
Nel mio caso utilizzo Revit, Naviswork e ora sto cominciando a usare Dynamo. L’obiettivo è quello di rendere sempre più fluida la gestione dati e preciso l’output che poi, nel mio caso, computisti e programmatori devono andare a gestire e rielaborare. In studio come strumento gestionale completo utilizziamo anche STR Vision. Un obiettivo che vorrei raggiungere è creare un flusso di informazioni che permetta l’inserimento dati gestito da attori che non per forza utilizzano software BIM.

In che modo viene utilizzata la metodologia BIM all’interno di Mpartner?
In ogni commessa cerchiamo di definire, molto precisamente e a monte, gli obiettivi e gli scopi del modello. In questo modo riusciamo a organizzarne la gestione dal punto di vista di tempistiche, input e output informativo e grafico. Ci sono casi in cui l’incarico è la gestione dell’opera, altri per cui è la computazione e valorizzazione, altri la proposta volumetrica al cliente. Sono tutti gestiti in maniere differenti, anche se cerchiamo di mantenere un’organizzazione di base (famiglie, tipi, codifiche e parametri) il più possibile trasversale.

Mi può parlare di un suo progetto realizzato con metodologia BIM?
Negli ultimi due anni ho seguito due progetti residenziali molto simili, e le dinamiche oltre che gli obiettivi sono stati gli stessi. In entrambi i casi, la cosa più importante è stata che tutti e tre gli attori in gioco (architettonico, struttura e impianti) sono stati gestiti attraverso software BIM capable. Questo ha permesso il controllo di progetto attraverso i software dedicati alle clash detection, in un caso Solibri e nell’altro Navisworks, in maniera puntuale. Il progetto non ha avuto zone d’ombra, e molte problematiche che di solito sono catalogate come “da cantiere” sono state affrontate con anticipo. Questo dovrebbe permettere (i due progetti sono ora in fase di cantierizzazione) un alleggerimento delle tempistiche e una semplificazione delle problematiche.

Quali sono secondo lei le prospettive future del BIM in Italia?
Ultimamente sto vedendo molto fermento e interesse per questa metodologia. Ma allo stesso tempo molto scetticismo. Questi due lati della medaglia mi dicono che siamo ancora all’inizio del percorso. Ovviamente spero che vada aumentando il numero di studi, così come dei vari attori della filera, che vi partecipano, perché ritengo che una metodologia condivisa alleggerirebbe i diversi step progettuali e permetterebbe una diminuzione della possibilità di errore e un maggiore controllo del progetto. Visto dall’interno il processo BIM è un processo virtuoso che permettere una maggiore trasparenza e un maggior controllo e gestione dell’informazione. Purtroppo però serve anche un grosso investimento a livello economico, metodologico e di risorse umane per fare un completo switch tra metodo tradizionale e metodo BIM, e forse non ancora tutti gli attori del processo sono pronti per affrontarlo.

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e realtà da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.