Carlo Biagini, Università di Firenze: il BIM promuove l’integrazione delle conoscenze

Il professor Carlo Biagini, Dipartimento di Architettura, Università di Firenze, è responsabile del Laboratorio Building Information Modeling (LBIM) e coordinatore del Master di II livello in “BIM per i processi progettuali collaborativi in edifici nuovi ed esistenti”.

La modellazione parametrica degli edifici è entrata nelle sue attività didattiche quando ancora l’acronimo BIM era sconosciuto a molti. Come si è sviluppata la ricerca del BIM nelle sue attività di docenza?
Già nel 2000, grazie al programma “Azione per l’Innovazione Didattica 2000” promosso dall’Università di Firenze, fu istituito un Laboratorio Didattico di Progettazione Assistita, nel quale per alcuni anni provammo a sperimentare le nuove metodologie della progettazione integrata e collaborativa, che all’epoca muovevano i primi passi nel settore delle costruzioni.
L’esito di quella sperimentazione, raccolta nel volume, “Information Technology e automazione del progetto”, fece crescere in noi docenti la consapevolezza che il percorso verso un’evoluzione informativa del progetto era già tracciato, e che al momento opportuno con l’ausilio di adeguate applicazioni software, ne avremmo potuto cogliere le enormi potenzialità.
È però dalla fine degli anni 2000 che ho avviato insieme ai miei collaboratori un progressivo e crescente inserimento nelle attività didattiche dei corsi di “Disegno dell’Architettura” di temi legati alla modellazione BIM degli edifici, con particolare riferimento al patrimonio edilizio esistente. Dal corrente anno accademico (2018/19) questa trasformazione ha trovato il suo pieno compimento con l’istituzione dell’insegnamento di “Disegno e Modellazione Parametrica dell’Architettura” nel Corso di Laurea Magistrale in Ingegneria Edile dell’Università di Firenze.
Si tende generalmente a identificare il BIM con i software per la modellazione parametrica, che ne sono certamente lo strumento essenziale, ma non esauriscono il più ampio tema legato alla gestione dell’informazione del progetto di architettura. Da questo punto di vista ritengo che, negli anni in cui a livello universitario con tanti colleghi delle discipline del disegno abbiamo lavorato a ricerche sui “codici del disegno di progetto”, siano state gettate le basi per gli odierni sviluppi BIM delle nostre attività didattiche e di ricerca.

Quali sono i filoni principali di ricerca?
Negli ultimi anni il BIM è stato – come dicono gli inglesi – una metodologia disruptive (“dirompente”) nel definire nuovi approcci alla gestione informativa del dato geometrico e/o alfanumerico relativo all’edificio. Ciò ha aperto nuovi filoni di ricerca legati soprattutto all’innovazione di processo, che presentano tuttavia caratteri di forte interdisciplinarietà. Personalmente i temi di ricerca legati alla gestione BIM del patrimonio storico, non solo edilizio, ma anche infrastrutturale, rivestono un particolare interesse in quanto consentono di creare occasioni di collaborazione con ricercatori di differenti aree disciplinari. Il binomio modellazione-simulazione infatti, spingendo decisamente verso l’integrazione delle conoscenze, favorisce molto spesso l’individuazione di nuovi percorsi di ricerca e di soluzioni innovative.

Con quali strumenti lavorate per formare all’utilizzo della metodologia BIM?
Gli strumenti che correntemente adottiamo nei nostri corsi di studio fanno riferimento ai principali software di BIM authoring per la modellazione parametrica disponibili sul mercato, che oggi sono quasi tutti rilasciati gratuitamente agli studenti per utilizzo didattico. Una considerazione a parte meritano i software avanzati per la simulazione specialistica o di performance dell’edificio, dove non sempre si registra una analoga disponibilità delle case software a fornire versioni trial per sperimentazioni didattiche in ambito di tesi o di attività di ricerca. È chiaro che il tema dell’ Open BIM diventerà centrale nei prossimi anni e sarà da considerare con favore ogni soluzione, che garantisca la piena interoperabilità nello scambio di dati tra diverse applicazioni e valorizzi l’integrazione di processi progettuali collaborativi.

Gli studenti come si stanno orientando al BIM?
In questi ultimi anni è cresciuta decisamente negli studenti la consapevolezza dell’importanza dell’uso delle metodologie BIM negli odierni processi progettuali e che sarà per loro fondamentale possedere specifiche competenze in questo campo per il futuro ingresso nel mondo del lavoro. Direi anzi che questo è proprio ciò che si aspettano quando si avvicinano al mio corso di studio; ovvero acquisire abilità e conoscenze relative ai nuovi strumenti di modellazione informativa dell’architettura e capacità ad orientarsi verso i differenti ambiti di applicazione delle metodologie BIM.

Quali sono secondo lei le prospettive future del BIM in Italia?
Ritengo che il BIM nei prossimi anni contribuirà a rinnovare profondamente il settore delle costruzioni, così come lo abbiamo  conosciuto fino ad oggi, con ricadute ancora tutte da valutare. Per una piena implementazione di processi regolati da metodologie BIM sarà però necessario che maturi nell’intera filiera degli operatori una progressiva consapevolezza dei vantaggi in termini di efficienza e sostenibilità dei processi che un cambio di passo in questa direzione potrà offrire. Per il successo di queste prospettive di sviluppo un ruolo decisivo sarà giocato però dalla Pubblica Amministrazione e dai proprietari/gestori dei grandi patrimoni immobiliari del nostro Paese, che dovranno essere in grado di definire le nuove regole “d’ingaggio” per l’attivazione di processi collaborativi BIM tra tutti gli attori coinvolti nelle varie fasi di realizzazione a gestione del patrimonio edilizio.

 

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e realtà da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.