Casa di cura “Policlinico dello Stretto” a Messina

Il progetto della casa di cura “Policlinico dello Stretto” sita a Messina nasce con l’obiettivo di trasferire due case di cura esistenti nella città dello Stretto: la Casa di Cura Iomi – Istituto Franco Scalabrino e la Casa di cura Giomi Cappellani Spa, valorizzando le realtà già operanti nel Sistema Sanitario della Regione Sicilia, fondendole in un unico elemento di eccellenza con la creazione di un Centro ospedaliero a indirizzo prevalente ortopedico-riabilitativo per la Regione Sicilia.
Con la sua posizione privilegiata sui due laghi di Ganzirri, con il suo svilupparsi su un’area leggermente degradante verso il mare, adagiandosi sul leggero pendio orografico preesistente,  con la sua morfologia planimetrica semplice, la nuova struttura caratterizzerà inconfondibilmente il paesaggio della costa messinese che sia affaccia sullo Stretto di Messina.

Il progetto architettonico
Il progetto eredita una forma preesistente di un vecchio piano di lottizzazione, che prevedeva la presenza di un edificio con destinazione residenziale. Riconvertito in struttura sanitaria attualmente conta 4 livelli fuori terra, un piano seminterrato e una terrazza a tetto giardino di circa 3.050 m2.  che, assieme ad i 600 m2 di giardini verticali (posti sull’ala sinistra) integra il volume con la vegetazione esistente e di nuova piantumazione all’intorno del lotto.
Il progetto risponde ai requisiti strutturali e tecnologici del DPR 14.01.1987, della L.R.39/88 e s.m.i. e delle direttive regionali in tema di accreditamento istituzionale di cui al D.A n.890 del 17/06/2002, al D.A.n.463/2003 e successive modificazioni riguardanti le strutture sanitarie, requisiti soddisfatti dalla creazione di 256 posti letto , 14.180 m2 di parco e giardino (contro i 3.840 teorici), 6.355 m2 di parcheggi (contro i 5.400 teorici).
I punti cardine attorno a cui ruota il progetto sono: alti standard di qualità costruttiva, di confort degli ambienti e di sostenibilità ambientale ed efficienza energetica, adottando il protocollo di qualità dell’Agenzia per l’Energia dell’Alto Adige CasaClima per conseguire la certificazione in Classe A rispetto alla direttiva tecnica posta alla base dei processi di certificazione della stessa Agenzia; prestazioni energetiche con riduzione di oltre il 20% così come indicato nel comma 6 dell’art.14 del DLg 102/2014; progettazione sismica all’avanguardia mediante l’impiego di isolatori sismici alla base che permettono all’edificio soprastante di muoversi in modo indipendente rispetto alle fondazioni, riducendo in tal modo eventuali danni provocati da un sisma.
Il progetto mira all’aumento degli spazi destinati a verde a uso del personale e dei pazienti attraverso la realizzazione di tetti giardino fruibili e pareti verdi verticali; all’umanizzazione degli spazi attraverso l’uso di immagini e uso del colore a scopo terapeutico sulla base degli studi scientifici.
La progettazione degli spazi cerca di sfruttare la migliore visuale panoramica sullo stretto di Messina possibile. La posizione della struttura infatti è strategica sotto questo punto di vista e può usufruire di una situazione panoramica invidiabile che può essere usata a scopo terapeutico.
A tutto questo si affianca un’attenta progettazione degli spazi interni ed esterni, dei collegamenti, dell’illuminazione naturale, degli arredi; l’utilizzo di materiali naturali; linearità dei percorsi ; semplificazione delle relazioni tra diverse aree funzionali; netta separazione dei percorsi dedicati al pubblico (parcheggi per il pubblico, info, accettazione, uffici, ambulatori, diagnostica, fisioterapia, morgue) da quelli dedicati al personale sanitario ed al passaggio delle barelle( sale operatorie, terapia intensiva, locali tecnici ) sia in orizzontale che in verticale (separazione degli ascensori); massima distinzione tra percorsi sporchi e puliti.
L’ingresso principale alla struttura è situato al piano terra, al centro dei due corpi di fabbrica.
Varcato l’ingresso ci si ritrova in una grande hall-attesa sulla quale centralmente è situata l’accettazione sanitaria-amministrativa, il bar e i servizi igienici per il pubblico; il piano si dirama poi in due direzioni contrapposte. La hall e le sue diramazioni sono una sorta di galleria pubblica sulla quale si affacciano le più importanti funzioni accessibili al pubblico: info, pre-ospedalizzazione, diagnostica per immagini, ambulatori, CUP e fisioterapia e primo soccorso; sempre al piano terra, ma con accesso separato da quello del pubblico, sono ubicati la cucina e la mensa del personale. Lo scopo è quello di canalizzare e contenere l’alto flusso del pubblico al piano terra evitando che si perda all’interno della struttura. Sul lato sinistro e sul lato destro, in posizione centrale sono ubicati i collegamenti verticali dai quali si accede ai 3 piani superiori e al seminterrato destinato ai servizi tecnici. Ogni corpo scala è dotato di 2 elevatori per il pubblico e 3 montalettighe per il pulito, per lo sporco e per i barellati; elevatori e monta lettighe sono tra loro separati e collocati in aree distinte.
I percorsi del pubblico e dei pazienti e personale sanitario sono nettamente separati e pertanto consentono che tutta la movimentazione su barelle dei pazienti avvenga in ambiente più sterile.
Al primo piano sono ubicate le sale operatorie , la terapia intensiva, il Day surgery con collegato il day hospital e gli uffici di direzione sanitaria, gli uffici amministrativi. Anche qui il livello di umanizzazione è realizzato mediante l’inserimento di grandi pareti vetrate all’interno delle sale con inserite immagini del territorio siciliano e delle sue splendide isole.
Gli ultimi due livelli sono destinati ai reparti di degenza.

Il ruolo BIM nell’attività di Progettazione esecutiva
Il team di lavoro, pur non essendo obbligato a lavorare in BIM, trattandosi di un intervento a iniziativa privata, ha scelto di avvalersi della metodologia Building Information Modeling per raggiungere la massima qualità possibile nel minor tempo possibile.
Per un intervento edilizio così grande, il team era conscio, fin dalla fase di programmazione  finanziaria, di dover superare il problema tipico dell’edilizia e di tutti i maggiori settori dell’industria manifatturiera: più della metà delle attività consiste in correzioni e rielaborazioni” spiega Monica Ingaglio, team Project manager Architettura di Studio Ingaglio. “Il progetto della nuova casa di cura privata, per essere di qualità, ha dovuto superare il problema tipico dell’edilizia e di tutti i maggiori settori dell’industria manifatturiera: più della metà delle attività consiste in correzioni e rielaborazioni. Ne consegue che l’edilizia offre una produttività dimezzata rispetto agli altri settori. Il BIM è stato usato in questo progetto come strumento e piattaforma per ridurre le inconsistenze del progetto e prevenire le rielaborazioni”.
Allo stato attuale il progetto si trova al livello LOD (Level of Development) 400. A questo livello gli elementi che definiscono il modello hanno raggiunto il grado di dettaglio assimilabile alle tavole esecutive di progetto. Il modello è risultato idoneo sia per una stima precisa dei costi, sia per effettuare il coordinamento interdisciplinare verificando le interferenze.
Raggiunto questo punto nella progettazione è inoltre stato possibile pianificare la realizzazione dell’edificio e si ha avuta finalmente una chiara idea del suo aspetto ultimo.
Nel LOD 400 sono state inserite tutte le specifiche dell’edificio definite in accordo con la committenza (futuro proprietario/gestore della casa di cura). “Questo punto è spesso frainteso, perché non si tratta infatti esclusivamente di soddisfare le richieste dal punto di vista estetico, funzionale, della performance e in ultimo economico, ma in aggiunta, vanno inseriti nel modello tutti quei parametri e attributi concordati con la committenza i cui valori, completati nei livelli successivi, lo agevoleranno nella gestione dello stabile. Ad esempio, si è concordato con la ditta che presumibilmente gestirà la cucina (azienda satellite della futura azienda proprietaria) , quali debbano essere i requisiti della futura area cucina e mensa”. Tra l’altro è stato avviato un progetto che si chiama “intelligenza nutrizionale” che ha visto la collaborazione dello chef  stellato Nico Romito e dell’Università la Sapienza per la realizzazione di un modello di preparazione dei piatti che sfrutta le conoscenza dell’alta cucina per la realizzazione di pietanze semplici che abbiano però un alto livello nutrizionale.
Il BIM è stato prezioso al fine di perseguire tutti gli obiettivi progettuali: definizione anticipata delle specialistiche e co-progettazione; sicurezza sismica; obiettivo Classe A; umanizzazione degli ambienti, studio del colore, progetto della luce naturale, comfort alberghiero; movimentazione automatizzata farmaci e merci; sostenibilità; intelligenza nutrizionale.

L’approccio a “gestione integrata”
I criteri progettuali sono stati perseguiti seguendo due approcci fondamentali: l’approccio a “gestione integrata” detto anche “Design Build” e l’approccio “healing environment design”.
Secondo il primo approccio, la traduzione delle esigenze del committente, ovvero l’attività progettuale, è stata integrata con quella realizzativa, stabilizzando di conseguenza a monte i rapporti tra progettista, e fornitori dei vari componenti. In questo modo la progettazione ha beneficiato fin dai primi momenti dei vari contributi per quanto riguarda il livello di dettaglio della documentazione e l’impiego di modalità costruttive, di prodotti, di materiali e di strumenti più economici, efficienti o innovativi in possesso delle imprese. Ne è conseguita una maggiore qualità e coerenza del progetto, grazie anche all’eliminazione del rischio di incomprensione, re-work ed errori di design.
Il processo edilizio è stato organizzato secondo l’ approccio a gestione integrata o Design Build. Questa significa un costante dialogo tra i tecnici ed il Committente in tutte le sue figure (amministrative, sanitarie, finanziarie, coinvolgendo non solo il Direttore amministrativo e sanitario ma anche i primari dei reparti, i caporeparti, i responsabili del personale, ecc.).
Questo ha permesso fin da subito di ridurre gli errori progettuali che non tengono conto dell’organizzazione interna che cambia per ogni struttura sanitaria e al tempo stesso di scegliere la migliore soluzione tecnologica costruttiva in accordo non solo alla funzionalità ma anche al budget a disposizione.”
Alla base della logica scelta vi è stata anche la consapevolezza che un alto livello di dettaglio dei progetti lascia poco o addirittura nessuno spazio per modifiche progettuali in fase di costruzione, riducendo in tal modo le possibilità di varianti con conseguente aumento dei costi.
In conclusione, abbiamo scelto una logica di processo che evitasse la mancanza di comunicazione tra i vari operatori, a mancanza che avrebbe comportato la produzione di documentazione scorretta o incompleta e quindi costi maggiori, inefficienze, improduttività , ritardi e re-work” spiega l’Arch. Monica Ingaglio.

La progettazione BIM
“In genere, anche prima di questa occasione, il dialogo committente-progettista-fornitori ha caratterizzato da sempre il nostro team di lavoro” spiega l’architetto Gaetano Ingaglio, project manager del progetto.
In questa occasione il flusso di lavoro BIM è stato il seguente: il BIM Manager, designato dallo studio associato Architetti Ingaglio & Partners (a cui la committenza Giomi spa ha affidato l’incarico progettuale e la direzione lavori), ha affiancato e sta affiancando lo stesso Project Manager nel percorso progettuale dal modello concettuale in LOD 100 al modello a definizione LOD 400, definito prima dell’apertura del cantiere. L’ordine di definizione delle scelte è stato condizionato dalla grandezza del progetto, per cui il percorso progettuale ha assecondato l’ordine temporale delle fasi costruttive, scomponendo l’edificio in 3 blocchi che saranno realizzati in 3 fasi temporali diverse, anche per un controllo più efficace delle lavorazioni che andranno a sovrapporsi e per un controllo maggiore dei costi di realizzazione.
I BIM specialist dei vari micro-team di progetto, fra cui (team strutturale, team energetico, team impiantistico, team architettonico), coordinati dal BIM Coordinator, hanno alimentato il modello BIM, a sua volta esaminato, rivisto ed approvato dal BIM Manager assieme al Project Manager.
La pubblicazione e validazione dei risultati documentali e progettuali è stata assicurata dal CDE Manager che ha creato un ambiente virtuale cloud di consultazione e scrittura dei dati processati e validati dal BIM Manager, fra i quali gli elaborati di progetto che andranno a essere consultabili anche sui tablet di cantiere.
Per raggiungere gli obiettivi di progetto, ogni team ha utilizzato il Teamwork di Archicad e di fondamentale rilevanza è stata la possibilità di lavorare in modalità Teamwork simultaneamente su tutti gli aspetti del progetto. In questo modo tutti i membri del team sono stati costantemente aggiornati sullo stato di avanzamento e sulle modifiche apportate in fase di revisione con il cliente, tutto in tempo reale.
Il punto di partenza è stato quindi la creazione di un modello tridimensionale da parte del progettista con il quale sono stati fatti i primi ragionamenti per la definizione di un progetto di massima. Successivamente allo stesso modello sono state aggiunte informazioni più dettagliate relative alle scelte tecnologiche, le quali informazioni sono andate a soddisfare le esigenze dei successivi step di lavoro, quindi dal progetto preliminare, al definitivo fino ad arrivare all’esecutivo, sempre in ambiente Teamwork coinvolgendo sia il progettista degli impianti che il computista che il progettista strutturale, che il consulente di progettazione energetica Casaclima.
“Il BIM ci ha consentito di passare dall’ideazione alla realizzazione di ogni progetto in tempi rapidi e definiti, e di creare contesti di qualità tarati sulle reali esigenze del cliente. Il metodo di lavoro adottato è stato finalizzato ad assicurare una completa sinergia con il Cliente e una totale trasparenza nelle soluzioni individuate. In questo contesto, la scelta di un prodotto come un software BIM si è rivelata risolutiva e determinante, garantendo alti standard di interoperabilità, un utilizzo intuitivo e una facile modificabilità dei disegni esecutivi, rendendo il processo di progettazione spedito, con pause di re-working quasi irrilevanti. La metodologia BIM per superare la sfida di progetto è stata quella di sviluppare il modello BIMx per la progettazione partecipata con i futuri utenti dell’ospedale, utenti che già si conoscono durante la progettazione in quanto la casa di cura dovrà riunire due case di cure esistenti dei cui reparti si conoscono già i responsabili. La progettazione partecipata (traduzione dell’inglese design planning) è un argomento senza dubbio attuale e il nostro processo progettuale lo testimonia”.

Nell’ottica di progettare una camera di degenza così come tutti i principali ambienti della casa di cura, coinvolgendo anche il personale medico/infermieristico (con cui il team di progettazione ha interloquito) ed il futuro proprietario/gestore della struttura, è stato predisposta e sviluppata una piattaforma di gestione progettuale del tipo CDE (Common Data Environment) e coordinata dal BIM Manager e dal Project Manager, approvata e condivisa dalla proprietà, nel quale tutti le figure, dal committente al costruttore ai fornitori, agli utenti finali (soprattutto i dirigenti dei futuri reparti), hanno potuto accedere e tuttora accedono ad una serie di dati, costituiti da: dati documentali (disegni, relazioni, documenti, disegni cad 2d, cad 3d, fogli di lavoro, tabelle e specifiche tecniche); dati di tipo non grafico sotto forma di report caratterizzanti attributi e caratteristiche specifiche; modelli grafici digitali in formato IFC corrispondenti ai vari modelli BIM realizzati dai vari progettisti. Questi dati sono visualizzabili o anche modificabili in base ad i privilegi ricevuti. Questi dati sono contenuti e tenuti aggiornati in un cloud dedicato dove: il committente ha inserito i suoi desiderata ed il suo budget; i progettisti hanno inserito le possibilità progettuali ed i preventivi offerti dai fornitori; gli utenti finali hanno espresso i loro giudizi sui layout architettonici espressi dai progettisti, soprattutto esplorando il modello di progetto in BIMx.

Il BIM per la progettazione partecipata
Il CDE è stato organizzato per garantire importanti servizi: organizzare i dati secondo strutture logiche e funzionali in base a diverse necessità; integrare i dati misurabili dei modelli per riutilizzarli in strumenti informatici come Model Checker; predisporre una standardizzazione dei processi relativi all’approvazione e all’approvvigionamento di materiale relativi al bene edilizio in oggetto; integrare i modelli in formato IFC; controllare le revisioni della documentazione mantenendo le fasi storiche di evoluzione di ogni documento (siamo arrivati a 15 revisioni).
I documenti creati da parte degli appartenenti ai vari team di progetto non possono essere modificati se non dall’autore proprietario dei documenti stessi. Tale circostanza, permettendo ad una pluralità di soggetti di rendere disponibili tutte le informazioni necessarie alla realizzazione dell’opera, sia dal punto di vista progettuale che esecutivo, ha comportato delle evidenti conseguenze soprattutto sotto il profilo della tutela dei dati che per natura sono sensibili. Per dati sensibili si intende sia quei dati i quali hanno la necessità di essere garantiti dal punto di vista della normativa attuale sulla privacy in rispetto del d.lgs 30 giugno 2003 n°196, sia quei dati i quali hanno bisogno di essere tutelati in quanto gli deve essere garantito il rispetto della proprietà industriale nonché intellettuale in rispetto del d.lgs 30/2005.
Alla luce di quanto appena esposto è stato ritenuto importante definire preventivamente in maniera contrattuale, l’utilizzo di standard tecnici specifici riguardo la gestione della commessa, con previsione delle necessarie interazioni e assicurando la gestione, distribuzione ed il controllo dei flussi informativi.
La procedura BIM ha avuto evidenti ripercussioni anche sui profili delle responsabilità professionali per l’attività svolta da parte degli attori coinvolti nel processo. È stato altrettanto necessario quindi individuare contrattualmente sia i soggetti autorizzati ad operare direttamente sul modello, sia i limiti per i quali essi possano agire.
Il modello BIMx regolarmente caricato sul CDE, nelle sue ormai 15 revisioni (coincidenti quelle del progetto) che hanno coperto il percorso temporale di 3 anni, ha permesso ai futuri fruitori della casa di cura in progetto (personale sanitario, amministrativo e di servizio) di entrare virtualmente negli ambienti dell’ospedale ed organizzare il progetto di questi, riconfigurando insieme gli accessi, i percorsi, gli arredi presenti nella stanza. In questo modo anche persone meno affini all’attività di progettazione, come i primari di reparto, hanno potuto, in maniera molto immersiva e realistica, provare a pianificare l’interno dell’ambiente in cui trascorreranno la loro attività lavorativa, rendendosi realmente conto di come verrà utilizzato lo spazio di cui loro saranno i probabili fruitori, anticipandone criticità e affermandone i requisiti.
“La vera innovazione per noi è stata usare il BIMx per la progettazione partecipata. Anche in un ottica di risparmio tempo e di gestione del social distancing, senza rinunciare a riunioni e conferenze in occasioni anche di urgenze” spiega l’architetto Monica Ingaglio.
La misurazione del soddisfacimento dei requisiti di progetto e del raggiungimento degli obiettivi è stato perseguito tramite una matrice dei risultati legati all’avanzamento del progetto con uso di indicatori definiti ad hoc. È stato fondamentale stabilire i criteri di selezione delle metriche, utilizzando l’approccio AQSM dall’inglese “Ask the Questions first, then Select the Metrics” ossia la selezione degli indicatori è fatta in risposta a specifiche domande relative alle grandezze che abbiamo voluto controllare.
L’utilizzo delle metriche ha consentito di quantificare e rendere oggettiva la valutazione delle performance di progetto, pubblicando un foglio di risultato / report a scadenza prefissata sul CDE. Le metriche principali sono state decise dal Project Manager in accordo con il Bim Manager e si dividono in metriche di costo, di schedulazione, di qualità.
Il Project Manager ha validato ed emesso un Report metrico generale aggiornato a intervalli regolari e pubblicato dentro lo stesso CDE. Nel caso della progettazione architettonica, le metriche di qualità sono state valutate anche dagli utenti finali assieme alla Committenza. Un giudizio negativo o non soddisfacimento ha comportato una revisione supplementare dello step di progetto.

Obiettivo umanizzazione
Sempre più di frequente vengono eseguiti studi scientifici che vogliono valutare il rapporto tra l’ambiente ospedaliero (ovvero l’arredamento tecnico, i colori e la disposizione degli spazi per l’ospedale) e la guarigione dei pazienti. “Abbiamo condiviso l’idea che lo studio approfondito degli ambienti in questo ambito può aiutare a ridurre gli errori medici e le ricadute dei pazienti e a implementare la privacy e il comfort dei pazienti e dei proprio familiari. Secondo alcuni studi, I fattori che influenzano la degenza e la guarigione in maniera positiva sono molteplici. Bisogna analizzare i materiali e i colori da utilizzare e la vista dalla stanza; se non è possibile avere una vista dalla finestra che mostri un paesaggio naturale è consigliabile, anche durante le terapie, utilizzare fotografie che “distraggano il paziente”. In ultima, è dimostrato che pazienti che soggiornano in stanze luminose hanno degenze più brevi quindi è molto importante lo studio della variazione dell’intensità e della direzione della luce naturale all’interno dell’ambiente durante l’arco della giornata” spiega l’Arch. Monica Ingaglio.
“Bisogna poi sottolineare che l’umanizzazione degli ambienti non è volta al solo paziente ma anche all’operatore sanitario che passa gran parte del suo tempo in questi ambienti. Gli studi dimostrano che lo stare in ambienti confortevoli migliora le prestazioni degli operatori e riduce lo stress lavorativo e relazionale. Il nostro studio di progettazione, lavorando da sempre a contatto con il personale medico, ritiene primario progettare spazi che abbiano come obiettivo non solo la migliore funzionalità ma soprattutto il benessere psicofisico del personale medico, amministrativo, e di servizio”.

La sostenibilità
Per quanto riguarda il risparmio energetico, benché le certificazioni siano uno strumento impiegato già da anni, prevale ancora un approccio prescrittivo. Il progettista definisce l’involucro e chiede al consulente ambientale di “farlo rientrare in Classe A”; poco importa se dovrà utilizzare dei vetri basso emissivi o un impianto di ventilazione meccanica controllata inizialmente non previsto. L’approccio seguito in questo caso è quello prestazionale e considera invece le scelte progettuali come il primo accorgimento in materia di risparmio energetico. “Perciò, ad esempio, abbiamo puntato a posizionare le aperture in maniera ottimale rispetto all’orientamento e al soleggiamento, a differenziare il cappotto termico, ecc., in modo da aumentare le prestazioni solo dove è necessario e risparmiare altrove” spiega l’Arch. Monica Ingaglio.
La compatibilità fra soluzioni progettuali e limiti di spesa è stata vagliata tramite simulazioni delle performance in accordo alla BPS , ovvero la Building Performance Simulation (BPS), la replica di aspetti delle performance di un edificio attraverso l’uso di modelli matematici ricreati al computer basati sui principi fondamentali della fisica.
“Attraverso l’uso integrato di software di analisi, strutturale ed energetica siamo stati in grado di anticipare non soltanto le incongruenze progettuali e prevedere le problematiche di cantiere, e siamo stati in gradi fare una previsione certa sul comportamento del manufatto di progetto e i suoi consumi nel tempo. Poter garantire al committente la miglior soluzione possibile costituisce un salto di qualità decisivo nel modo in cui concepiamo la progettazione oggi e un vantaggio competitivo verso chi è ancora legato al tradizionale approccio prescrittivo” concludono i referenti di Studio Ingaglio.

l progetto in breve
Luogo: Messina
Committente: Giomi srl
Progetto architettonico: Studio Ingaglio & Partners, arch. Gaetano e Monica Ingaglio – Roma
Progetto Strutturale: Studio D’Andrea – Messina
Progetto Impianti: Proimpianti srl
Consulenza Casaclima: Ing. Noris Pegoraro
Direzione Lavori Architettura: Arch. Monica Ingaglio
Coordinatore della Sicurezza: Ing. Giovanna Baratta
BIM Manager: Arch. Mario Sacco
Modellazione 3D: Arch. Daniele Ceraudo e Arch. Laura Salvetti
Responsabile rapporti con i fornitori: Arch. Monica Selli
Cost estimator: Arch. Antonio Cesareni
Common Data Environment Manager: Arch. Davide Perillo
Superficie area di progetto edificata: 25.729,51 m2
Superficie area a verde: 14.180 m2
Superficie parcheggi di progetto: 6.355 m2
Altezza: 15,50 m
Anno di progettazione: 2017-2020
Anno di realizzazione: 2021- in corso

mm

Giornalista professionista della redazione di BIMportale, lavora da molti anni nell’editoria B2B per la stampa tecnica e specializzata. Ha scritto a lungo di tecnologia, business e innovazione. Oggi orienta la sua professione nel campo delle tecnologie applicate alla progettazione architettonica e all’imprenditoria delle costruzioni.