Chiara Vernizzi, Università di Parma: Per il BIM c’è bisogno di una maggiore alfabetizzazione

Dopo gli studi classici, la professoressa Chiara Vernizzi dell’Università di Parma, nel 1991 si laurea in Architettura presso il Politecnico di Milano; nel 1999 è Dottore di Ricerca in “Disegno e Rilievo del Patrimonio Edilizio”. Dal 2018 è Professore Ordinario di Disegno presso il Dipartimento di Ingegneria e Architettura dell’Università di Parma.

Quale è stato il suo primo approccio al BIM?
Il tema del BIM è stato introdotto nella didattica e nella ricerca all’Università di Parma da oltre dieci anni; siamo stati tra i primi Atenei a renderci conto della necessità di comprendere gli sviluppi di questo processo di approccio e gestione del progetto. Oggi, è ormai una vera e propria necessità per la nostra professione conoscere e utilizzare questo processo, che ormai è imprescindibile e irreversibile.

Come recepiscono gli studenti l’utilizzo del BIM?
Con un po’ di fatica comprendono l’importanza dell’utilizzo dei software di disegno parametrico e la loro logica, diversa da quella dei software di disegno “puro”, cui sono più abituati; soprattutto gli studenti delle lauree magistrali, sono maggiormente alfabetizzati dal punto di vista digitale rispetto alla generazione precedente. Il BIM assume un ruolo importante non solo nell’approccio al progetto del nuovo ma anche nella restituzione grafica del rilevamento di architetture e contesti urbani storici, anche se in questa seconda accezione è necessario prestare particolare attenzione agli aspetti che sfuggono a processi formali e tecnico costruttivi standardizzati, richiedendo peculiarità specifiche. Nella didattica, puntiamo a formare gli allievi sull’ampio e crescente panorama degli strumenti di modellazione BIM, fornendo loro il lessico di questa nuova forma di rappresentazione e i metodi che stanno alla base della progettazione integrata. Cerchiamo di dare indicazioni precise su come devono essere predisposti i modelli perché possano dialogare con le altre professionalità coinvolte in un progetto.

Su quali temi in particolare si sviluppa la sua attività di ricerca?
Mi occupo di approfondire tematiche riguardanti il BIM applicato all’esistente nei settori del Disegno e del Rilievo architettonico ed urbano. Dal 2016 al 2019 sono stata membro del Consiglio Didattico e Vice Direttore del Master Interateneo di II livello eBIM: existing building information modeling per la gestione dell’intervento sul costruito in conformità alla norma UNI 11337,  e dal 2019 sono responsabile scientifico del progetto eBIM: existing building information modeling per la gestione dell’intervento sul costruito, finanziato nell’ambito dei progetti di ricerca POR-FESR Emilia-Romagna 2014-2020. Con i partner del progetto (TekneHub dell’Università di Ferrara, CIRI-EC dell’Università di Bologna, Centro Ceramico e CertiMaC), capofilato dal CIDEA dell’Università di Parma (che rappresento) stiamo lavorando per realizzare un approccio inclusivo all’applicazione degli strumenti BIM nei processi di intervento e gestione del costruito esistente, favorendo la collaborazione tra tutti gli attori della filiera, implementando le tecnologie e le procedure di acquisizione, integrazione, modellazione, rappresentazione e estrazione di dati digitali integrati a supporto di processi di gestione dell’intervento. La gestione dei dati informativi di diversa natura correlati all’intervento sul costruito esistente è un processo complesso che coinvolge attori e competenze diverse. La costruzione di archivi informatizzati, digitali e integrati consente oggi, in virtù della disponibilità di tecnologie e risultati della ricerca accessibili, nuove forme di collaborazione che rappresentano, all’interno della Value Chain, i driver di innovazione di prodotti e servizi.

Che cosa ne pensa delle prospettive future del BIM in Italia?
Penso ci siano ancora numerose problematiche da affrontare e risolvere soprattutto per quanto riguarda l’alfabetizzazione all’utilizzo del processo BIM (e dei software ad esso connessi) all’interno della Pubblica Amministrazione: sono infatti ancora pochi gli Enti che sono già attrezzati anche per ottemperare agli obblighi stabiliti dal decreto BIM. Ovviamente sarà necessario andare in quella direzione ma bisogna procedere con attività mirate di formazione dei tecnici già presenti oppure pensare di investire in giovani professionisti già formati. Il 2025, anno in cui le gare d’appalto di opere di qualsiasi importo dovranno essere in BIM, non è così lontano e non si può arrivare impreparati. Sono ancora troppi i professionisti che operano nell’edilizia a vario titolo che ancora non conoscono, in concreto, l’approccio al progetto ed alla sua gestione tramite BIM e gli strumenti necessari ad una corretta implementazione dei processi digitali e questo credo che sia un ostacolo alla sua reale diffusione.

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e nuove iniziative da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.