Davide Facchetti: “virtualizzare” il cantiere, durante la progettazione

L’esperienza diretta in cantiere fin da piccolo unita allo studio e all’approfondimento di tematiche legate alle nuove tecnologie e alla digitalizzazione hanno portato l’Arch. Davide Facchetti a sviluppare una profonda conoscenza del BIM e dei suoi processi tanto da applicarlo a tutti i progetti del suo studio.

Quale è stato il suo percorso professionale che l’ha portata al BIM?
Il mio percorso lavorativo professionale, inizia fin da piccolo nell’ufficio di famiglia, affiancando il papà in ufficio e in cantiere. Gli studi mi hanno portato prima a frequentare l’istituto tecnico per Geometri, e poi architettura al Politecnico di Milano, il tutto con delle esperienze dirette in cantiere durante le estati con imprese di costruzioni.
Nel 2010, subito dopo la laurea in architettura, mi sono approcciato al mondo del BIM, prima con dei corsi base a Milano, e poi con dei corsi più specializzati mirati all’utilizzo specifico per il nostro tipo di lavoro a Lecco. Questo ha permesso che anche il nostro modo di lavorare mutasse man mano all’utilizzo sempre più capillare di software specializzati fino ad arrivare ad oggi, la totalità delle nostre commesse viene gestito completamente in BIM, riuscendo ad ottimizzare tutto il processo di progettazione ed evasione delle pratiche, riducendo a livello esponenziale tempistiche e problematiche dovute ai vecchi processi standard CAD.

Quali sono le caratteristiche principali della sua figura professionale?
La mia figura si occupa di progettazione architettonica e di coordinamento dei cantieri tramite processi BIM più o meno convenzionali. Oltre a questo sono di supporto ai progetti e processi di engineering strutturale (Steel detailing –Concrete detailing) che richiesti nei nostri progetti e anche per realtà esterne al nostro studio di progettazione.

Quali sono secondo lei i principali vantaggi del BIM?
I vantaggi sono molteplici, ma sicuramente quello che si evidenzia maggiormente, è la possibilità di “virtualizzare” il cantiere, durante la progettazione. Lavorare in modo collaborativo tra le varie discipline è secondo me la chiave di volta, che risolve a livello progettuale le interferenze con la progettazione architettonica-strutturale-impiantistica.

Come si lavora in BIM all’interno della sua realtà professionale?
Nel nostro studio si lavora in BIM sin dalle prime fasi di Concept di un progetto; generalmente facciamo, in prima persona, rilievi architettonici, strutturali e topografici con le tecnologie più avanzate basate su GPS-GNSS, voli con Droni professionali e/o Laser scanner, in modo da avere un quadro complessivo, specifico e il più corretto possibile come base da cui partire a modellare. Una volta che abbiamo i modelli dello stato di fatto (molto spesso più di un modello, magari con modelli federati e geo-referenziati), iniziamo quello che è lo studio di progettazione in tandem con le discipline che ci competono, architettura e ingegneria strutturale; in questo modo sin dalle prime fasi abbattiamo quello che è l’errore dovuto alla “non comunicazione” tra le diverse figure che poi devono operare sui modelli. Questo porta inevitabilmente ad avere una situazione di “progettazione” quasi ideale perché si possono chiarire subito aspetti che prima venivano demandati alla fase esecutiva se non a quella costruttiva in cantiere, rallentando tempistiche di consegna e non avere una situazione sempre aggiornata sui costi.

Mi può parlare di qualche progetto su cui sta lavorando?
Ultimamente siamo impegnati su diversi fronti con cantieri in essere e altri pronti al kick-off di inizio. Tra cui progetti residenziali di piccole/medie dimensioni ma con un alto indice di efficienza energetica e prestazionale; Progetti per attività industriali, per esempio per ampliamenti di attività produttive esistenti che stanno avendo una forte crescita; Progetti per riqualificazione stradali e riqualificazione aree verdi e verde pubblico; Progetti per riqualificazione ed implementazione di infrastrutture civili marittime; Strutture in acciaio a supporto di impianti Oil&Gas per le più importanti multinazionali petrolifere, piuttosto che strutture a supporto di scambiatori/air cooler ecc.

Quali sono secondo lei le prospettive future del BIM in Italia?
In Italia le prospettive future del BIM, ad oggi sono cariche di potenziale ma ancora non espresse al pieno delle sue capacità. Una prospettiva su cui si dovrebbe puntare è quella di avere un Digital Twin, con lo scopo di poter attivare i processi di Facility Management e di gestione nel tempo degli edifici, siano essi scuole, ospedali o più piccoli edifici privati.
Sicuramente un ottimo passo in avanti è stato quello dell’emanazione di una normativa UNI che ora colloca l’Italia al pari delle realtà più evolute, come per esempio Stati Uniti, Inghilterra e paesi Scandinavi.
Ora serviranno i tempi tecnici per recepire ed applicare questa norma da grandi e piccole realtà, anche se la sensazione personale è quella di un forte ritardo generale sia sull’adozione di strumentazione (software, piattaforme di condivisione etc) ma soprattutto sulla formazione del personale che poi avrà a che fare con dei modelli digitali. Di BIM, nel mondo della progettazione e della costruzione se ne parla veramente tanto ed in modo sempre più specifico, ma poi bisogna anche avere un risvolto pratico… La nostra realtà italiana è veramente pronta?

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e nuove iniziative da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.