MCA: facciamo architettura con la tecnologia presente per il futuro

Per lo studio MCA Mario Cucinella Architects il BIM non è stato una scelta ma una naturale conseguenza del flusso progettuale come ci racconta l’Arch. Fabrizio Bonatti BIM Manager e IT Manager di Mario Cucinella Architects.

Quale è stata la motivazione principale nella scelta di utilizzare la metodologia BIM?
In MCA la modellazione 3D ha sempre avuto un ruolo fondamentale: dai modelli fisici ai modelli 3D parametrici; dal form-finding attraverso algoritmi generativi alla stampa 3D; dal rendering alla Realtà Virtuale.
Non è stata tanto una scelta ma una naturale conseguenza del nostro flusso progettuale. In MCA la modellazione 3D ha sempre avuto un ruolo fondamentale: dai modelli fisici (abbiamo dei modellisti esperti e una modelleria attrezzata) ai modelli 3D parametrici; dal form-finding attraverso algoritmi generativi alla stampa 3D; dal rendering alla Realtà Virtuale. I nostri progetti nascono in 3D prima ancora che in pianta e sezione. Inoltre la ricerca della forma ottimale in funzione del contesto e delle analisi ambientali non può che passare dall’uso di parametri. Modello geometrico 3D e parametro inteso come informazione erano già da tempo contenuti nel DNA dello studio.
L’esigenza di trovare un metodo per mettere in relazione diretta gli elaborati bidimensionali e le informazioni testuali con i modelli 3D era ben presente ancora prima del passaggio al BIM ed avevamo già lavorato sull’automatizzazione di procedure per il passaggio dei dati tra software CAD 2D e modellatori 3D free form tramite linguaggi di programmazione visuale (diagrammi di flusso). Tramite la modellazione algoritmica creavamo dei modelli che fossero anche una sorta di database per l’estrazione delle informazioni oltre che delle geometrie. Lavorando su questi temi non potevamo che tenerci sempre aggiornati sui metodi e sugli strumenti a disposizione.
Il “passaggio” al BIM è stato più un “confluire” verso il BIM.

Come vi siete strutturati per operare il cambiamento?
Negli ultimi anni lo studio è cresciuto molto in termini numerici (numero di persone e di commesse) e questo ha comportato in generale un riassetto della struttura di gestione e delle diverse unità operative. Durante questa fase di modifica massiccia dell’organigramma e delle procedure si è verificato contemporaneamente un incremento delle commesse da gestire in BIM (per maggiore richiesta ma anche per maggiore necessità da parte nostra). Ciò ha reso più oneroso il compito ma abbiamo avuto da un lato la possibilità di inserire nuove risorse che avessero già maturato esperienza in questo ambito e dall’altro incrementato la formazione alle persone che facevano già parte dell’organico. È stato costituito un gruppo di BIM Management addetto alla redazione di procedure, standard, documenti contrattuali, linee guida, monitoraggio del livello di maturità BIM, piani di formazione, ecc.
Abbiamo puntato molto sulla formazione interna fatta dai collaboratori più esperti, in quanto progettisti che hanno maturato l’esperienza sul campo e non solo a livello teorico come può spesso accadere rivolgendosi a chi ha scelto subito la strada della divulgazione e formazione senza aver mai fatto l’architetto o l’ingegnere.
Nel pianificare questo passaggio l’obiettivo è stato comunque sempre quello di tenere a mente che il centro di tutto è il progetto e che questa metodologia doveva essere integrata coinvolgendo per la stesura dei processi, tutto il team (non solo chi opera effettivamente con i software di BIM authoring). Abbiamo evitato di creare un reparto BIM separato e indipendente che rischiasse di diventare una sorta di BIM service interno.
I team di progetto sono sempre costruiti in maniera da avere un gruppo eterogeneo di competenze che si possano interfacciare imparando l’uno dall’altro per un obiettivo comune.
Abbiamo poi anche provveduto ad aggiornarci seguendo lo sviluppo della normativa internazionale e italiana su questi temi. Abbiamo delle figure BIM (BIM Manager e BIM Coordinator) certificate ai sensi della UNI 11337-7:2018 e e siamo tra i primi in Italia ad aver certificato con ICMQ anche un CDE Manager (ad oggi in Italia ce ne sono solo 3). Ruolo che ricopro io stesso.

Come si lavora in BIM all’interno del vostro studio?
Come dicevo prima al centro di tutto c’è il progetto e i nostri BIM coordinator e i nostri BIM specialist devono essere prima di tutto dei progettisti. Le strategie messe in atto non devono mettere in crisi il flusso creativo e il flusso progettuale. Se abbiamo degli strumenti che possono ottimizzare i tempi e il controllo di quello che facciamo ben venga ma senza cercare necessariamente il full BIM a tutti i costi. Dipende molto dai casi. È molto diverso ad esempio quando si parla con un cliente consapevole di cosa sia il BIM o con un cliente inconsapevole. Quest’ultimo tipo di committente a volte può rivolgersi ad una società terza per stabilire delle regole senza però saper comunicare loro i veri obiettivi e usi del BIM.
Il rischio e che poi vengano scritti dei capitolati o pGI o BEP o troppo generici o troppo onnicomprensivi.  Mettendo quindi su carta delle richieste, delle procedure o dei livelli di sviluppo in realtà inutili per quella fase o per quel tipo di progetto e che distolgono dai veri obiettivi del cliente e dei progettisti. Noi Per prima cosa cerchiamo quindi di instaurare da subito un dialogo e una collaborazione per definire insieme gli obiettivi e quale dovranno essere gli scopi principali dei modelli informativi. Da lì verrà tarato tutto e questo può portare a decisioni e strategie diverse per progetti ed esigenze diverse. Abbiamo naturalmente una serie di standard e procedure in qualità ma cercando sempre una certa flessibilità per non rimanere troppo ingessati e poterci adattare alle diverse situazioni. Questo forse rispecchia anche il modo in cui MC A concepisce le proprie architetture: adattandole al contesto e all’ambiente in cui si opera e cercando sempre quell’empatia creativa tra edificio e luogo.
Altro aspetto è che noi cerchiamo di usare tutte le competenze e gli strumenti necessari per arrivare ad un risultato e per questo lavoriamo molto sull’interoperabilità tra i vari tools e software.  A volte all’interno di una commessa BIM ci possono essere delle figure che non operano con software di BIM authoring. Ad esempio un esperto di dettagli esecutivi che supporta i BIM specialist e i BIM coordinator per le soluzioni più complesse, un renderista, un computational designer che opera con altri strumenti, un project director, un modellista, ecc. Naturalmente sono tutti coinvolti nel processo BIM e devono quindi essere istruiti sulle potenzialità, sui limiti e su come dialogare con gli atri membri del team.

Quali vantaggi riscontrate quotidianamente nella progettazione in BIM?
Personalmente non amo dire che “progettiamo in BIM”. Noi semplicemente progettiamo. Per farlo utilizziamo molto la metodologia BIM perché ci permette un controllo totale del progetto. Il form-finding che effettuiamo già in fase di concept per raggiungere determinati requisiti ambientali e sociali, ci porta spesso a scegliere delle geometrie più vicine alla complessità della natura che ad una standardizzazione artificiosa. Per controllare questa complessità il vantaggio di utilizzare un unico modello informativo, di costruire virtualmente tutto l’edificio e poter analizzare tutte le sue parti e le sue componenti, è sicuramente notevole. Utilizziamo questo approccio quindi molto spesso anche su commesse dove il BIM non è richiesto ma dove c’è una necessità di avere internamente al nostro team di progettazione una visione più completa del progetto. Ogni volta che facciamo questa scelta veniamo poi quasi sempre seguiti anche dagli altri consulenti disciplinari (strutturisti, impiantisti, ecc). Ciò porta ad un secondo vantaggio: riuscire ad ottimizzare il flusso di informazioni tra le varie discipline e la possibilità di effettuare le verifiche delle interferenze e dei conflitti in modo da evitare sorprese nelle fasi più avanzate del processo.

Quali sono state le maggiori difficoltà che avete affrontato?
Le maggiori difficoltà sono legate per lo più al dialogo con stakeholder esterni non strutturati per il BIM ma anche alla interazione tra generazioni di professionisti formatisi con sistemi e metodologie così diverse. C’è stato e c’è ancora bisogno di un certo grado di capacità di adattamento al passaggio generazionale delle figure coinvolte nella gestione informativa. Parlando in generale della situazione in Italia, anni fa era facile trovare BIM Manager che non erano mai stati operativi e che non conoscevano effettivamente gli strumenti. Erano quei professionisti già Project manager o comunque di lunga esperienza che si sono direttamente riproposti nel ruolo di BIM Manager affacciandosi. Nel frattempo una generazione di modellatori BIM è cominciata a crescere con la convinzione del funzionamento dello schema piramidale che li avrebbe portati a fare la scalata BIM Specialist, Coordinator, Manager. I primi Coordinator hanno maturato pian piano delle esperienze per proporsi come dei nuovi BIM Manager con una consapevolezza maggiore del funzionamento degli strumenti. Lo schema piramidale proposto da molti ha portato a mio parere un po’ di confusione sui ruoli che poi sono finalmente stati chiariti dalla UNI 11337. Specialist, Coordinator e Manager sono ruoli e lavori diversi e richiedono competenze diverse. Uno Specialist può voler continuare ad essere uno Specialist sempre più esperto senza dover diventare necessariamente un Coordinator. In questo passaggio non sempre chiaro sui ruoli e responsabilità il rischio era perdere di vista il punto centrale: che il coordinator deve coordinare un progetto magari anche complesso e che quindi è più importante che abbia la competenza professionale da progettista che la conoscenza approfondita dei software di autorhing.

Può raccontarci di alcuni progetti recenti che sono esemplari del vostro percorso nell’implementazione del BIM?
Sicuramente il progetto di rigenerazione urbana SeiMilano dove fin da subito sono stati chiariti gli obiettivi comuni e dove c’erano interlocutori con esperienze pregresse e quindi già consapevoli del flusso di lavoro. Si è riusciti a stabilire nelle fasi iniziali le strategie, le regole e tutto ciò che doveva essere predisposto per concentrarsi poi sullo sviluppo del progetto.
Esperienza importante anche quella della costruzione di 2 torri multifunzionali nel quartiere Viertel Zwei di Vienna dove ci siamo potuti confrontare con normative diverse come la ÖNORM lavorando all’interno di un organigramma iperstrutturato (coni suoi pro e i suoi contro) e con un livello di condivisione del dato molto alto (unico modello federato con condivisone work in progress in tempo reale, utilizzo di piattaforme di collaborazione in cloud per Clash Detection, comunicazioni, scambio dati, ecc.).
Ritengo che siano state importanti anche quelle commesse dove il BIM non era richiesto ma che è stato proposto da noi. Perché questo dimostrava che avevamo fatto dei passi in avanti rispetto al passato e il BIM era passato ad essere uno strumento conveniente anche per noi senza essere considerato una mole di lavoro in più evitabile.
Oggi questo capita sempre più spesso e tra gli ultimi progetti posso citare il nuovo Headquarters Nice in Brasile, concepito secondo i principi dell’industria 4.0 ma ce ne sono tanti altri (alcuni dei quali non possiamo ancora parlare). Era successo lo stesso con il progetto della nuova sede ARPT ad Algeri per citarne un altro.

Cosa ne pensate dello sviluppo del BIM in Italia?
Credo che ci sia ancora molta strada da fare da parte di quelle amministrazioni che si trovano costrette dalla normativa a chiedere il BIM senza avere nessuna cognizione di causa. Si leggono ancora troppo spesso bandi nei quali il BIM è richiesto con una frase di mezza riga e nella quale si vedono dei ribassi al di fuori di ogni logica per un progetto da affrontare con tali metodologie. Questo problema ha portato gli studi medio piccoli o comunque non ancora strutturati sul BIM a rivolgersi a consulenti BIM offrendo però compensi molto bassi per questo genere di consulenze per questo motivo molti hanno preferito indirizzarsi verso la formazione.
Credo invece che siano stati fatti grandi passi avanti dalla normativa Italiana ma si sta creando in alcuni casi uno scollamento tra quello che dovrebbe essere e quello che in realtà è. Non è raro, ad esempio, trovare ancora dei BIM Coordinator ridotti al ruolo di braccio tecnico di un capoprogetto non ancora istruito sul “BIM”. Stesso problema per quanto riguarda gli ambienti di condivisione dati (CDE o ACDat). Attualmente vengono usate molto spesso delle piattaforme che non hanno realmente le caratteristiche dei CDE e mancano soprattutto le figure che devono gestire questi ambienti (CDE Manager). Un terzo tema che posso citare è legato alla scarsa propensione da parte di molti di legare i BEP e la documentazione BIM ai contratti. Questo credo anche per una ancora scarsa conoscenza del legal BIM.
Contemporaneamente però ci sono gli studi già strutturati che si stanno strutturando sempre meglio, aumentando il divario con chi deve ancora sopperire alle carenze.
Non tantissimi anni fa non era facile trovare dei consulenti o degli altri studi professionali con il quale poter collaborare lavorando in BIM ad un certo livello; ora il ventaglio di scelta si è sicuramente ampliato e ci sono molte valide realtà. Noi cerchiamo di fare del nostro meglio per far parte di queste realtà perché ci piace fare architettura cercando di usare tutti i mezzi che il presente ci offre per guardare a quello che potremo fare in futuro.

 

 

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e nuove iniziative da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.