Eccellenze italiane, successi internazionali: Alberto Tono e Studio HOK

Alberto Tono, classe 1991, è uno dei tanti cervelli in fuga dal nostro paese, ma è anche un esempio di come l’italianità possa più che mai giocare una carta vincente all’estero. Alberto è parte del team di ricerca e sviluppo per Studio HOK, una società di progettazione integrata con circa duemila dipendenti in 23 città. È proprio qui che il BIM ha avuto un grande impulso iniziale; grazie a figure come Patrick MacLeamy, che quest’anno ha curato l’apertura del BIM European Summit, e Bill Helmuth, la società statunitense è riuscita ad affermare al propria leadership nel settore, favorendo una metodologia di lavoro attenta alla sostenibilità e al dettaglio.

Qual è stato il percorso di studi e professionale che ti ha portato a lavorare in BIM?
Mi sono laureato a pieni voti in Ingegneria Edile-Architettura all’Università di Padova, ed è stato questo il mio vero trampolino di lancio. Devo molto ai miei professori Carlo Zanchetta, Andrea Giordano, Paolo Borin e a tutto il gruppo di ricerca con cui ho potuto condividere una mia grande passione per la tecnologia e per metodologie di lavoro collaborative basate su nuovi paradigmi. Prima di terminare il mio percorso accademico, grazie ad una borsa di studio ho potuto inoltre svolgere un breve periodo presso l’HIT (Harbin Institute of Technologies) in Cina. Qui ho effettuato la mia prima esperienza professionale: un tirocinio presso un’azienda con più di 1.200 dipendenti, dove ho appreso le basi del computational design, esercitandomi coi software Dynamo e Grasshopper. Dopo la laurea, tramite l’Erasmus Plus for Traineeship ho lavorato in Olanda presso lo studio di Renè Van Zuuk Architekten, dove ho partecipato alla progettazione del Prince Claus Bridge. Successivamente ho lavorato presso Bimon a Roma e, su mandato del Bim User Group verso il quale sarò sempre debitore, ho fondato il “Dynamo meetup” con l’aiuto di alcuni sponsor,  tra cui Autodesk e Codemotion. Il mio primo contatto professionale con gli Stati Uniti è avvenuto tramite BIM Pro Inc. come consulente da remoto. Infine, grazie al finanziamento europeo di “Torno Subito 2017”, ho avuto la possibilità di effettuare un tirocinio all’interno di HOK, ed eccomi qui.

Di cosa ti occupi all’interno di HOK e qual è il tuo approccio al BIM?Lavoro nell’ambito della ricerca e sviluppo, e mi occupo principalmente dell’implementazione di nuove tecnologie. Sviluppo applicazioni che sfruttano modelli BIM per trasferire queste informazioni in ambienti virtuali, come realtà aumentata (AR) e realtà virtuale (VR). Il focus principale delle mie ricerche è però incentrato sull’utilizzo del Deep Learning e Intelligenza Artificiale per risolvere alcuni problemi specifici. Curo inoltre le connessioni con alcune università locali, e aiuto l’organizzazione di eventi volti a diffondere l’adozione di workflow innovativi come il San Francisco Dynamo User Group. Per quanto riguarda la progettazione, mi muovo sempre di più verso un approccio data – centrico con l’aspirazione di sviluppare la conoscenza del “workflow”. Tendo inoltre a gestire il flusso informativo non utilizzando software specifici ma servendomi di tecnologie Open Source e del supporto del Deeplearningitalia, una community che stiamo costruendo passo dopo passo.

Quali sono le maggiori differenze di approccio alla tecnologia BIM tra Stati Uniti e Italia?
Lavorare a HOK è un’esperienza unica. Si riesce a concepire pienamente il concetto di “swarm intelligence”. Le persone che ho avuto modo di conoscere provengono da ogni parte del globo, e questo mi ricorda molto una frase del nostro Renzo Piano: “I giovani devono viaggiare, perché viaggiando si possono capire gli altri. Viaggiando si può capire che le differenze sono un valore aggiunto e non un problema”. Collaboriamo inoltre con università prestigiose che ci permettono di essere in prima linea sull’innovazione, sapendo quello che sarà presente sul mercato tra parecchi anni e riuscendo a stabilire strategie efficienti con le giuste tempistiche. La gestione dei lavori è molto professionale e ben strutturata. L’ambiente lavorativo è caratterizzato da una sana competizione, e tutti sono ben disposti a condividere le proprie conoscenze. Anche in Italia ho incontrato moltissime persone in gamba, e sono sicuro che presto riusciremo a prenderci le nostre soddisfazioni. Sono molto fiducioso perché, nelle mie esperienze, ho riscontrato che di norma le eccellenze italiane emergono e si distinguono. Spero davvero di riuscire a portare il mindset di San Francisco anche in Italia, iniziando proprio dalla mia città: Padova.

Consigli per un giovane che voglia intraprendere la strada verso il BIM?
Credo che non si possano dare consigli generali in questo settore, ma che si debba cercare il più possibile di capire le esigenze e le aspirazioni personali. Le strade che si possono intraprendere sono davvero tante, e non c’è limite alla sperimentazione di nuove idee. Consiglio comunque di viaggiare molto e di fare tante esperienze fin da subito, soprattutto durante il percorso di studi. Per riassumere il viaggio che mi ha condotto qui a San Francisco, citerei il signor Henry Ford: “Se avessi chiesto alla gente cosa voleva, mi avrebbe detto: cavalli più veloci”.

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Eccellenze italiane, successi internazionali: Alberto Tono e Studio HOK
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Eccellenze italiane, successi internazionali: Alberto Tono e Studio HOK
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ALberto Tono racconta la sua esperienza professionale presso lo Studio HOK
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Laureato in Architettura al Politecnico di Torino nel 2011, giornalista della redazione di BIMportale, lavora come freelance presso il quotidiano torinese CronacaQui e il Giornale dell’Architettura. Si è formato nello studio dell’architetto Ricardo Bofill a Barcellona partecipando alla realizzazione di progetti internazionali. Si è occupato di progettazione esecutiva, pianificazione urbana, comunicazione grafica ed editoriale e della realizzazione di comunicati stampa presso lo studio Rolla di Torino e ha lavorato come designer, project manager e tecnico commerciale.