Ecodesign, una lunga storia nel BIM

Nel 1996 nasce AEstudio, uno studio di architettura che si occupa prevalentemente di edilizia privata, attività produttive e opere pubbliche e che basa fin dall’inizio le proprie routine di lavoro sull’utilizzo di modellazioni parametriche tridimensionali. Questa esperienza nel 2008 si trasforma nella società di ingegneria Ecodesign che si occupa di progettazione architettonica, bioclimatica, simulazione dinamica, progettazione esecutiva, strutturale ed impiantistica, rivolta alla realizzazione di edifici a energia zero e EnergyPlus. La progettazione e la gestione di appalti e cantieri viene svolta interamente con metodologia BIM come ci raccontano i fondatori Anne Friederike Goy e l’arch. Enrico Baschieri.

Qual è stata la motivazione principale nella scelta di implementare la metodologia BIM?
La scelta venne fatta nel 1998, quando decidemmo di lavorare utilizzando modelli parametrici per coordinare la progettazione della parte architettonica con quella strutturale e impiantistica. Cercavamo di industrializzare la produzione dei disegni architettonici e di trovare delle metodologie più accurate di progettazione esecutiva e computazione delle opere. Volevamo anche trovare un modo di rendere la produzione dei disegni indipendente dalle capacità grafiche dell’operatore, garantendo omogeneità di output, indipendentemente da chi lavorava sulla commessa.

Come vi siete strutturati per operare il cambiamento?
Il primo passo fu quello di dotarci delle tecnologie necessarie e di formare gli operatori, ma ci fu chiaro subito che andava rivista tutta la metodologia di lavoro, adattandola ad un processo produttivo nel quale occorreva distinguere ruoli e competenze. Negli anni abbiamo sempre curato moltissimo la formazione, programmando la formazione dei collaboratori e frequentando corsi di progettazione BIM in Inghilterra e in Olanda.

Quali vantaggi riscontrate quotidianamente nella progettazione in BIM?
Il vantaggio più grande è la possibilità di gestire velocemente e con maggiore sicurezza una commessa. È capitato più volte di dover dare delle risposte alla committenza in tempi estremamente ridotti e siamo sempre riusciti a fare fronte alle richieste con presentazioni di ottimo livello, sia in termini di progettazione che di visualizzazione del progetto.

Quali sono state le maggiori difficoltà che avete affrontato?
La definizione iniziale di una metodologia di lavoro condivisa all’interno dell’ufficio ed il settaggio del dataset aziendale richiedono molto tempo, risorse dedicate e molta condivisione tra gli operatori, ma il problema più grosso è definire delle procedure comuni con i collaboratori esterni all’ufficio e con gli altri operatori con i quali ci si trova a dover collaborare in un processo BIM. Spesso molti hanno acquistato dei software, pochi li sanno usare con una metodologia di lavoro BIM. Nella maggior parte dei casi i files elaborati da altri studi rileviamo una grossa imprecisione nel disegno, carenza di informazioni negli oggetti BIM e errori di impostazione nelle parti e nelle famiglie che generano IFC settati male.

Può raccontarci di alcuni progetti recenti che sono esemplari del vostro percorso nell’implementazione del BIM?
Abbiamo avuto modo di utilizzare una metodologia di lavoro BIM per progetti di scala molto diversa. Nel 2007 abbiamo vinto una gara per la delocazione di un polo fieristico per la quale abbiamo realizzato la progettazione definitiva ed esecutiva in BIM ed abbiamo eseguito una serie di studi solari e simulazioni dinamiche dell’edificio. A questo progetto si è aggiunta anche la progettazione definitiva ed esecutiva di una mensa e centro di distribuzione pasti. Nel 2011 abbiamo vinto concorso per la progettazione di una casa protetta e residenza sociale assistita, della quale abbiamo progettato non solo l’involucro e le strutture ma anche l’impiantistica termo-meccanica in BIM. Ma non abbiamo mai pensato che il BIM servisse solo per le opere più grandi, anzi, quasi tutte le ville che abbiamo realizzato dal 2004 in poi sono state progettate in BIM, definendo in modo puntuale le parti architettoniche così come le strutture e gli impianti. In un caso abbiamo realizzato anche un As Built in BIM per una villa, anche se il costo di modellazione è stato elevato.

Cosa ne pensa dello sviluppo del BIM in Italia?
L’implementazione del BIM in Italia è ancora all’inizio. Sono stati venduti tanti software ma pochi studi hanno investito nella formazione interna del personale e nella definizione di una metodologia di lavoro. Occorre spingere di più sulla formazione di reti di uffici in grado di lavorare in BIM in modo collaborativo per acquisire la forza necessaria per partecipare alle gare per le grosse opere pubbliche, in Italia come all’estero. Uno dei problemi più gradi da risolvere sarà quello di garantire una vera interoperabilità, definendo delle routine di esportazione dei modelli che consentano di esportare i modelli verso software di parti terze per eseguire analisi strutturali o termiche, senza dover rimodellare ogni volta l’edificio.

 

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e nuove iniziative da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.