Gabriele Piacentini: In Italia il BIM è un hot topic

L’architetto Gabriele Piacentini dal lontano 2012 lavora in Inghilterra a Londra dove ha lavorato per importanti realtà e studi di architettura e dove ha approfondito la sua conoscenza del BIM e della digitalizzazione dei processi. Oggi si divide tra l’Inghilterra e l’Italia “perché qui” – racconta – “il BIM è sempre di più un hot topic”.

Quale è stato il suo percorso professionale che l’ha portata al BIM?
Dopo la laurea in architettura all’Università di Genova e qualche esperienza lavorativa in Italia, nel 2012 mi sono trasferito a Londra dove ho avuto la possibilità di lavorare nello studio Renzo Piano Building Workshop al progetto The Shard. Allora non usavano ancora il BIM ma è stata un’esperienza molto formativa e mi ha fatto scegliere Londra come mia città di residenza.
Al mondo Revit sono stato introdotto nello studio canadese Adamson Associates Architects e da quel momento la mia esperienza è cresciuta anche nel mondo del BIM che ho approfondito anche nelle mie successive esperienze per PDP London e Peter Taylor Associates dove sono stato il “Go-to-person” (referente) per quanto riguardava le questioni inerenti all’implementazione degli standard BIM (in particolare con Revit) e la condivisione dei processi. Nel 2018 ho fondato il mio studio (G&T Studio) e oggi mi occupo di consulenza BIM sia in Inghilterra sia in Italia dove sto riscontrando un sempre maggiore interesse per questa tematica. Tra i nostri servizi più richiesti vi è il supporto all’implementazione BIM, servizio che offriamo soprattutto a studi di piccola/media dimensione, e tutta la parte relativa alla progettazione architettonica, strutturale ed impiantistica (fatto in collaborazione con altri studi) e quella relativa alla modellazione e successivo coordinamento BIM di progetti originariamente fatti con un approccio più tradizionale (vedi CAD 2D). Quest’ultimo è il servizio attualmente più richiesto in Italia e stiamo avendo un ottimo feedback da parte dei clienti, solitamente imprese, che ci coinvolgono per la parte di coordinamento.

Quali sono secondo lei i principali vantaggi del BIM?
Sono convinto che possa aiutare la collaborazione tra tutta la filiera del mondo delle costruzioni, ma se anche solo un tassello della catena non lo usa perde la sua efficacia. I vantaggi sono assolutamente evidenti un controllo costante dei tempi e dei costi, la possibilità di verifica e modifica eventuale in tempo reale prima di arrivare in cantiere. Questo permette un’ottimizzazione dei processi e dei flussi operativi oltre che una maggiore qualità ed efficienza. Giusto per fare un esempio ho lavorato recentemente alla ristrutturazione di un appartamento di 200 m² e molte problematiche sono state risolte molto prima dell’inizio dei lavori con tempistiche molto ridotte. Una prassi realmente impensabile se avessimo utilizzato metodi di progettazione tradizionali.

Come potrebbe descrivere l’approccio BIM inglese confrontato con quello italiano?
Gli inglesi hanno iniziato prima a porsi qualche domanda su questa tematica e nel momento in cui ne hanno capito l’importanza hanno deciso di portare avanti un processo di implementazione progressivo per la diffusione su larga scala della metodologia. In Italia stiamo vivendo adesso quello che in Inghilterra succedeva nel 2016: le stazioni appaltanti devono in qualche modo attrezzarsi ma non sono ancora pronte e quindi siamo di fronte a bandi di concorso con richieste di utilizzare il BIM senza nessuna specifica precisa. Credo però che in Inghilterra ci sia stata una minore rigidità nel capire le difficoltà di adattarsi al cambiamento. Gli inglesi sono conosciuti per la loro bravura nel  saper “standardizzare” qualsiasi processo e anche nel caso del BIM è stato così. Noi italiani siamo meno “disciplinati” sotto questo punto di vista ed è proprio a questa nostra peculiarità che dobbiamo stare attenti nell’applicazione del metodo BIM e delle normative ad esso correlate.

Mi può parlare di qualche progetto su cui sta lavorando?
Abbiamo da poco concluso il coordinamento BIM per il progetto di un edificio residenziale di nuova costruzione, composto da 10 unità, nel centro di Bologna. Abbiamo trovato quasi 700 interferenze, cosa che ha impressionato molto il cliente (impresa). Per il medesimo cliente abbiamo da poco formulato l’offerta per gli stessi servizi inerente due torri ad uso misto (commerciale, uffici e residenziale) sempre a Bologna. Speriamo che l’offerta venga accettata in modo da poter iniziare quanto prima questa nuova esperienza di collaborazione col cliente ed i suoi attuali consulenti.
Con un mio collega (Ing. Marco Pigliacampo) abbiamo sviluppato una App, dedicata ai privati ed alle imprese di piccola/media dimensione. Si tratta di una piattaforma di archiviazione online che fornisce quello che noi chiamiamo un “Libretto Smart” (del fabbricato o del singolo immobile) che possa servire per archiviare tutti i dati inerenti un manufatto e quindi aiutare durante la fase di progettazione, cantierizzazione e le successive fasi di facility management o le future ristrutturazioni. Una sorta di ACDat in versione light. Al momento sono soprattutto le aziende di impiantistica a mostrare interesse verso questa app perché si rendono conto dei vantaggi che possono avere nella manutenzione di un edificio se hanno a disposizione sempre e a portata di clic tutti i dati inerenti quel fabbricato. Anche qualche privato illuminato e attento alle nuove tecnologie ne ha capito l’importanza.

Con la sua visione dall’esterno secondo lei quali sono le prospettive future del BIM in Italia?
Credo che in Italia stiamo andando nella direzione giusta grazie anche alla UNI 11337 che ha recepito la normativa di altre nazioni come gli UK e l’ha calata nella nostra realtà.
Non sono però per niente d’accordo sul sistema delle certificazioni. Lavoro da anni a Londra e in UK ciò che vale più di ogni cosa è l’esperienza che va guadagnata progetto dopo progetto sul campo. In Italia invece è normale vedere gente che, magari neolaureata, può vantare un certificato da BIM Manager senza magari aver mai lavorato su un progetto. Però ai fini di alcuni bandi loro sono qualificati a coprire certi ruoli perché “certificati”, mentre professionisti con anni di esperienza in BIM (ma che non sono certificati) non lo sono. Questa la trovo davvero una assurdità e mi sto battendo molto per far valere l’importanza dell’esperienza che dovrebbe valere per avere una determinata qualifica.

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e nuove iniziative da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.