In2it: una boutique di consulenza manageriale

In2it da oltre 20 anni si occupa di fornire servizi di consulenza, implementazione software e formazione per la filiera del mercato AEC italiano contribuendo al processo di digitalizzazione della filiera delle costruzioni come ci raccontano il Dott. Mario Caputi, Amministratore Unico di in2it, e l’Ing. Marco Zanolini, BIM Consultant.

Mario Caputi

Come si è sviluppato il vostro percorso indirizzato alla consulenza manageriale per il mondo AEC?
In2it è nata nel 2001. Eravamo un team internazionale di una famosa società di consulenza chiamato dall’allora Impregilo per la creazione della loro piattaforma di eProcurement (nata come Globoworks, evolutasi in 1City-biz ed ora divenuta la più famosa i-faber). Diciamo questo perché è da oltre 20 anni che ci occupiamo di fornire servizi di consulenza, implementazione software e formazione per la filiera dell’AEC italiano, partendo dagli investitori/padroni di beni immobiliari/opere civili per arrivare a chi li gestisce e li manutiene.
Siamo una boutique, mi permetta il termine, di consulenza manageriale. Portiamo approcci strategici, ridisegniamo in ottica digitale processi operativi e procedure aziendali con focus al change management aziendale. Tutte cose che non si improvvisano da un giorno all’altro, che vengono ben prima della scelta del classico “pacchetto software” e che si basa sulla profonda conoscenza delle dinamiche proprie delle realtà aziendali dei nostri clienti. Non ci si improvvisa consulenti manageriali. Occorre aver fatto percorsi formativi appositi, soprattutto all’interno di società di consulenza di primo livello. Questo è il nostro punto di forza e per questo riusciamo ad avere successo e clienti sempre soddisfatti.
Dal 2015 siamo creatori e co-direttori del primo master in Italia sui temi del BIM, il master BIM MANAGER di II livello della scuola F.lli Pesenti del Politecnico di Milano, quest’anno arrivato alla sua sesta edizione. A seguire abbiamo accesso collaborazioni con il dipartimento di Ingegneria e di Architettura dell’Università RomaTre per il corso di Alta Formazione BIM per Stazioni Appaltanti ed Operatori Economici e siamo docenti al Master BIM A+, nato da una partnership tra il Politecnico di Milano, l’Università di Minho (Portogallo) e l’Università di Lubiana (Slovenia).
Infine, ed è una notizia di questi giorni, siamo partner di Bureau Veritas/CEPAS per la somministrazione di corsi formativi utili alla certificazione delle figure professionali secondo gli standard di Accredia ed in aderenza alle norme UNI. Questa notizia di “questi giorni” -dicevo- va a smuovere le acque nel campo della certificazione BIM, offrendo un’ alternativa di altissimo profilo e qualità ad un mercato sinora appannaggio di società che vendevano certificazioni senza che Accredia avesse emanato il suo standard.

Come potreste definire il vostro approccio al BIM?
Crediamo che il BIM sia (finalmente) la scusa per portare la digitalizzazione nella filiera AEC. La nostra esperienza di consulenti ci induce a prediligere tutte quelle realtà aziendali che, prima del software, vogliano seriamente cambiare il loro modo di lavorare, i loro processi e procedure, la loro organizzazione per adeguarsi alla rivoluzione digitale in corso.

Marco Zanolini

La digitalizzazione comporta scelte importanti per i vertici aziendali, per le direzioni Acquisti, HR, IT e tutte le altre funzioni di staff, anche quelle di aziende di piccole o medie dimensioni. Questo perché la digitalizzazione comporta l’adeguamento dell’humus culturale e cognitivo  delle organizzazioni, delle strutture organizzative, dei processi di lavoro, di ruoli, competenze e responsabilità. La digitalizzazione comporta l’evoluzione dei dipartimenti IT, perché ci si deve dotare/far evolvere hardware, reti e software, quella degli uffici preposti a disegnare e controllare Procedure e Standard di Qualità, nonché quella degli Uffici Gare, dove muta il modo di collaborare e comunicare con i partner esterni.
Il nostro mantra è: “il BIM non è un software ma una metodologia”. Una metodologia multidisciplinare che deve vedere l’associazione di competenze miste: architetti, ingegneri si. Ma anche uomini di azienda, manager. Sono necessarie conoscenze ingegneristiche, matematiche, di analisi dei dati ma anche finanziarie, di programmazione, di social competence e soft skills, sino alla “missione” di esplorare l’ignoto.

Quali genere di servizi offrite maggiormente?
in2it offre tre tipologie di servizi: 1. Consulenza strategica ed operativa (es. change management, revisione dei processi, procedure, capitolati, gestione della catena di fornitura), 2. Personalizzazione e setup delle principali soluzioni ICT, a 360 gradi (non solo BIM Authoring e Coordinamento, ma anche Common Data Environment, Digital Twins, Cantiere Digitale, Facility management e IoT), 3) Formazione e Coaching, a partire dalle collaborazioni con le università sino alla formazione per la certificazione.
Siamo molto orgogliosi di questo mix. Ed il nostro approccio “esplorativo” alla Cristoforo Colombo (che fece ben sette viaggi verso le “nuove Indie Occidentali”) ci fa collaborare con le aziende più disparate su progetti altamente innovativi. Al momento, e nonostante la situazione sanitaria contingente, stiamo lavorando su quattro progetti pilota top-secret (di cui due all’estero).

Quali sono i vostri principali clienti e quali sono le loro principali richieste?
Dopo gli anni di Globoworks-i-faber abbiamo lavorato per tanti player importanti, restando sempre concentrati sulle tematiche inerenti la filiera AEC. Non facciamo classifiche, ogni nostro cliente è importante e lo serviamo con approccio “sartoriale”, aldilà di contratti, statement of works ecc. Quel che conta è la loro soddisfazione.  Abbiamo lavorato per il Passante di Mestre, per UnipolSai, per Saipem, per i Vigili del Fuoco, per Terna. Anche per Prada o Citylife.
Il progetto che ha cambiato l’Italia del BIM è stato senza dubbio quello svolto assieme ad Italferr. Dopo il nostro ingaggio, Italferr è stata la prima azienda italiana ad aver conseguito la certificazione BIM, facendo da vero e proprio apripista e benchmark di tutti gli altri.

Quali sono secondo voi le prospettive future del BIM in Italia?
Il BIM è una grande occasione di crescita, sia in termini di competenze che di efficienza, per le nostre aziende e i nostri professionisti. Chi non si adegua alla rivoluzione digitale basata sul BIM resta al palo e verrà superato. Sarebbe come continuare ad usare la lettera 22 di Olivetti in un mondo che sta riempiendosi di Notebooks e iPad. Adeguarsi vuol dire investire tempo e risorse per garantirsi risparmi e ritorni futuri. Ed allora sarebbe bello che qualche azienda italiana della filiera riesca ad esportare queste nuove skills all’estero, portando la nostra visione della rivoluzione digitale anche su progetti complessi di committenze straniere.

 

 

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e nuove iniziative da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.