Marco Gelfi, Servizi Tecnici B&G: la spinta per il BIM deve venire dal pubblico

Nel marzo 2014 l’Ing. Marco Gelfi ha cominciato ad affrontare il percorso di implementazione dei processi BIM all’ interno della società per cui lavora, la Servizi Tecnici B&G srl di Ghedi (BS) di cui oggi è BIM Coordinator per la gestione dei flussi informativi di commessa per la parte MEP.

Quali sono stati i suoi primi approcci al BIM?
Abbiamo iniziato con la redazione di modelli riguardanti l’ampliamento di un aeroporto e la ristrutturazione di un’area commerciale di circa 6.000 m², volti al controllo delle interferenze in fase esecutiva e al Quantity Take Off. Diciamo che la prima fase è stata sperimentale e ci ha permesso di addentrarci in questa esperienza quando ancora magari alcuni plugin o tecnologie non facilitavano a pieno l’utente finale. In più, fortunatamente mi sono trovato a collaborare sempre con figure che già sapevano il fatto loro, che conoscevano molto bene la differenza tra un modello 3D ed un modello informativo, ma soprattutto volti alla promozione di un approccio openBIM, senza dover essere necessariamente legati a una software house specifica.
Abbiamo poi negli stessi mesi affrontato anche due cantieri privati di strutture ricettive con metodologia BIM e con una valutazione sin dall’ inizio delle varie insights progettuali, favorendo le scelte del committente su diversi aspetti; queste fortunatamente sono state anche le mie prime esperienze dirette sul cantiere da modellatore/progettista. Mi sono poi imbattuto in alcune esperienze nel settore ospedaliero e, confrontandomi con la complessità di sistemi del genere, mi sono reso ancora più conto delle potenzialità del singolo metadato all’interno di un flusso di informazioni così ampio.
C’è stato poi il biennio dei primi bandi di scuole richiedenti metodologie BIM, aperto dalle tre scuole nel milanese; insieme ad un collega inizialmente ed ampliando poi il team, abbiamo avuto l’opportunità di redarre modelli MEP di circa una decina di queste scuole tra progetti definitivi ed esecutivi, specializzandoci nel settore scolastico e raggiungendo ottimi risultati. Questo mi ha permesso poi, per le svariate commesse da lì ad oggi, di passare a gestire direttamente il team di specialist interfacciandomi ovviamente con i senior ed a fare parte in prima persona del settore di ricerca e sviluppo per la società.
Dopo diverse esperienze con l’estero nelle quali mi sono potuto confrontare con le metodologie ben più strutturate extra-italiane, mi è capitato di operare come consulente per una importante realtà per l’implementazione dei processi BIM impiantistici e la creazione di standard e protocolli di azienda in tal senso.
In ultimo, circa un anno fa assieme ad altri colleghi del settore abbiamo deciso di fondare un piccolo blog (beBIM) per tentare di proporre consigli e opinioni su temi più o meno frequenti inerenti il mondo del BIM.

Quali sono le caratteristiche principali della sua figura professionale?
Per quanto riguarda questo aspetto, credo che per la parte impiantistica questa figura sia un ibrido tra Specialist e Coordinator. Per quanto riguarda la parte di Specialist, per quanto ho visto durante la mia esperienza sono fortemente convinto che soprattutto in ambito impiantistico, oltre a sapere usare gli strumenti messi a disposizione tu debba sapere quello che stai andando a realizzare; certo, è un discorso che può valere anche per un semplice documento 2D, ma vale a maggior ragione in un ambito BIM in cui ciò che vado a posizionare è tangibile, ha maggiore valenza e deve avere una sua specifica definizione; stiamo parlando di veicoli informativi, non si tratta di geometria, non vale il “è tutto bello, ci sta e allora funziona” dopo aver magari realizzato raccordi assurdi e non avendo pensato direttamente al cantiere; si tratta di sistemi complessi che sono soggetti a flussi e regole e se non realizzati seguendo queste ultime si può scatenare il cosiddetto effetto farfalla indesiderato, dando per funzionante quello che invece certamente non è.
Per quanto riguarda la figura di Coordinator, si deve innanzitutto avere competenze multidisciplinari e sapere come operare per gestire e coordinare i flussi informativi di un processo; bisogna avere chiaro sin da subito gli Uses previsti dalle diverse documentazioni in possesso, focalizzare quindi in maniera ben chiara l’ obiettivo e sviluppare e monitorare i modelli mettendo al primo posto l’efficacia e la qualità di questi ultimi; è importante avere dei tracker che monitorino tutte le informazioni e recepire correttamente quanto specificato dai Manager e dai Senior.

Come opera quotidianamente con quali strumenti e con quali obiettivi?
I software sono quelli conosciuti, spesso associati ad ottimi applicativi che in diversi casi permettono flussi bidirezionali in ingresso e in uscita delle informazioni necessarie alla corretta progettazione del manufatto ed al coordinamento con tutti i soggetti della filiera. Gli obbiettivi vengono definiti dagli usi dei modelli all’interno della commessa, quindi sono svariati; comunque personalmente gli obiettivi che stanno sempre alla base di come opero sono la tracciabilità delle informazioni, l’importanza della comunicazione di linee guida, scelte percorse e cambiamenti in corso d’opera con team interno ed esterno e quello di fornire nella maniera più concreta ed efficace possibile opzioni volte a facilitare gli aspetti decisionali dei senior e dei manager.

In che modo viene utilizzata la metodologia BIM all’interno del vostro studio?
Ad oggi viene utilizzata per la maggior parte delle commesse, anche se ovviamente alcune si sviluppano ancora su binari tradizionali per necessità di cose.
Partiamo solitamente da un kickoff meeting interno al team, durante il quale vengono evidenziati gli aspetti principali delle riunioni avvenute con gli attori dei team esterni e vengono discusse le specifiche presenti nella documentazione in possesso; in primis si analizzano sempre gli usi, le figure di cui si deve disporre per portare a termine con qualità la commessa e si iniziano a modificare i file standard di tabelle, stati di avanzamento e report vari, rendendoli propri della commessa in oggetto. Si passa poi alla strutturazione dei modelli secondo quanto indicato e si assegnano le sotto-discipline a chi di dovere; questo capita anche quando non realizziamo tutto internamente, ovviamente previa redazione di precisa documentazione su come vogliamo che vengano redatti i modelli.
Oltre alla componente progettuale, la maggior parte della focalizzazione avviene poi su un Asset informativo specifico, perché è solo grazie a quello che possiamo effettivamente utilizzare ciò che produciamo in maniera corretta per gli usi richiesti, particolarmente per quanto riguarda costi e tempi. Ripeto, questo spesso avviene per mezzo di applicativi o software esterni a quello di BIM Authoring ed è per questo che dico sempre ai miei ragazzi di non fossilizzarsi solamente sul software su cui stanno operando ma di pensare sempre che spesso chi dovrà operare negli step successivi non sarà in possesso del formato nativo su cui lavorano tutti i giorni, ma avrà a disposizione un file in formato aperto dotato di una struttura diversa, ma che deve contenere sempre le corrette informazioni.

Mi può parlare di un suo progetto, di recente realizzazione, progettato con metodologia BIM?
Recentemente abbiamo preso parte al progetto urbanistico/edilizio di una importante sede di scuola Politecnica di circa 60.000 m2 comprensiva di aule, parcheggi, uffici e laboratori specializzati. Alla base c’è una documentazione di procedure e metodologie BIM molto ben sviluppata (tra pGi, Asset, matrici di clash detction e code detection, livelli di coordinamento, ecc.) che ha fornito ottime basi per gestire la complessità di tale progetto; ad esempio solo per la parte MEP abbiamo dovuto gestire una ventina di modelli e relativi templates di disciplina. Pubblicazioni, coordinamento, visualizzazioni e scambio di informazioni sono avvenute all’ interno di una piattaforma di condivisione coadiuvata da software di tracking in tempo reale di issues progettuali che lavorano in stretta sinergia con i software di authoring per favorire la collaborazione tra i diversi attori.

Quali sono secondo lei le prospettive future del BIM in Italia?
Personalmente, anche a livello di fiere, esposizioni e conferenze, ho visto susseguirsi le cosiddette “mode” del BIM: in primis spingevano forte le software house, poi hanno iniziato i progettisti a parlare delle loro prime esperienze e di come applicare i modelli esteri alle nostre realtà, poi c’è stato il boom dei produttori/fornitori, successivamente l’implementazione di metodologia BIM nelle grandi società, la divulgazione di aggiornamenti normativi, per poi passare a discorsi su Heritage e scan to BIM. Ritengo anche corretto che sia così, che si vada per macro-tematiche di anno in anno che seguono il mercato, ma sicuramente se il processo BIM viene via via richiesto obbligatoriamente per determinati tipi di progetti pubblici, credo che sia da lì che si debba partire concretamente, ovvero dalla strutturazione degli enti appaltanti; è anche ovvio che ,essendo ancora in sviluppo alcune parti di normativa come anche le UNI EN ISO 19650, non sia ancora partita una vera e propria strutturazione, ma credo che il focus debba essere nel pubblico, sia a livello di infrastrutture software che di personale.

 

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e realtà da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.