Tommaso Lorenzi, ESA engineering: Per il futuro c’è bisogno di un BIM più consapevole

L’Ing. Tommaso Lorenzi dopo la laurea in Ingegneria Energetica conseguita presso l’Università di Pisa si è specializzato nel BIM applicato alla progettazione MEP per strutture alberghiere, direzionali e ospedaliere e sull’ottimizzazione della gestione dei dati interni al modello BIM. Oggi è BIM Manager di ESA engineering.

Quale è stato il suo percorso professionale che l’ha portata al BIM?
Nasco come Ingegnere Energetico, differentemente da buona parte dei miei colleghi il mio settore di formazione è quindi quello industriale e non quello civile. Sono stati la passione per la termotecnica e l’efficientamento energetico che mi hanno avvicinato al settore delle costruzioni.
Subito Dopo la laurea ho iniziato a lavorare come progettista meccanico presso lo studio ATI Project di Pisa. Qui ho scoperto il BIM e la modellazione MEP con Autodesk Revit. Sono rimasto da subito affascinato da una metodologia orientata ad un approccio analitico e parametrico alla progettazione, caratteristica propria del ramo industriale nel quale mi sono formato, ma ancora poco valorizzata in un settore in cui le peculiarità del singolo progetto ne ostacolano la standardizzazione.
L’esigenza di confrontarmi con realtà di più ampio respiro mi ha portato in ESA engineering dove sono approdato nel 2018 come BIM Coordinator. Qui ho trovato una società solida e organizzata che mi ha permesso di crescere e comprendere a pieno le potenzialità della metodologia dandomi la possibilità di testarla su progetti interdisciplinari e di ampia scala.
Da due anni ricopro la posizione di BIM Manager occupandomi della gestione del dipartimento e dell’ottimizzazione dei flussi di lavoro connessi.

Quali sono le principali caratteristiche della sua figura professionale?
Credo che ad oggi fare il BIM Manager, soprattutto in Italia, e lato MEP, voglia dire portare avanti un processo di transizione e guidare i colleghi giovani, assieme ai più esperti all’interno di un flusso di lavoro necessariamente diverso da quello tradizionale. Da un lato vi è un’attività continua di ricerca e sviluppo, dall’altro vi è l’operatività sulle singole commesse.
Un BIM Manager deve lavorare con l’obbiettivo di snellire e ottimizzare un flusso di lavoro che corre il rischio di essere appesantito da strumenti e processi complessi.
Questo operativamente si traduce nello sviluppo di protocolli, nella standardizzazione di contenuti e processi, nella formazione delle risorse e nella supervisione e coordinamento dei progetti.

Quali sono i vantaggi dell’utilizzo del BIM che riscontra quotidianamente?
In primis il maggior livello di coordinamento interdisciplinare. La possibilità di effettuare una precisa clash detection già dalle prime fasi di lavoro permette di analizzare e prevenire numerosi problemi evitando extra costi e ritardi in fase di cantiere, cosa assolutamente inimmaginabile lavorando con una metodologia tradizionale.
Allo stesso tempo la natura parametrica dei modelli permette di sfruttarli come database per l’estrapolazione di informazioni indispensabili per monitorare i costi e produrre delle analisi mirate su molteplici ambiti.
Lato MEP manca forse ad oggi una vera integrazione dei software per quanto riguarda la parte di calcolo che trae beneficio solo in minima parte dallo sviluppo dei modelli e ne limita i possibili benefici.

Quali progetti sono risultati particolarmente importanti nel suo percorso professionale?
Ultimamente abbiamo sviluppato molti lavori in ambito alberghiero e direzionale. Lavori molto complessi su edifici con grande sviluppo verticale e con estensioni notevoli, sui quali lavorare in BIM ci ha permesso di portare avanti analisi che non saremmo riusciti a gestire con una progettazione bidimensionale. Ci hanno aiutato moltissimo l’uso di strumenti di Issue Tracking per il monitoraggio delle interferenze così come l’uso di CDE attraverso i quali siamo riusciti a dare maggior ordine al processo evitando flussi di informazioni inutili e ridondanti che spesso causano confusione andando a complicare il processo collaborativo.

Cosa ne pensa dello sviluppo del BIM in Italia?
Non c’è dubbio che l’obbligatorietà del BIM negli appalti pubblici stia dando una grossa spinta all’intero settore ma non dobbiamo illuderci che questo sia sufficiente per completare una transizione non facile e che male si sposa con la mentalità progettuale italiana. Credo infatti ci sia ancora tanto da fare in termini di formazione e di conversione del flusso di lavoro. Il BIM può infatti generare un vero vantaggio solo se inserito in un contesto ordinato e organizzato in cui si analizzano i problemi nel giusto ordine e con coerenza.
Spero che l’adozione della metodologia BIM possa aiutare a fare ordine nelle fasi di progettazione ottimizzando un flusso troppo spesso frammentato e in cui si fatica ancora a mettere la comunicazione e l’interdisciplinarità al primo posto.

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e nuove iniziative da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.