Alessandro Sandrelli, General Planning: il BIM è la scelta giusta

Dopo la laurea in ingegneria al Politecnico di Torino, Alessandro Sandrelli, ha avuto la fortuna di lavorare ad un importante progetto per lo studio Ing. Luigi Quaranta a Torino confrontandosi con una realtà internazionale, lo studio di architettura francese Wilmotte & Associés Architects, che già aveva implementato nei suoi processi lavorativi il BIM. Era il 2013 e da questa esperienza nasce il suo desiderio di approfondire e studiare l’approccio BIM al processo edilizio, percorso che lo ha portato oggi a essere BIM Manager della società di progettazione integrata General Planning.

Dopo essere entrato nel mondo del lavoro per più di 5 anni ha deciso di rimettersi a studiare?
Sì mi sono molto appassionato alla materia BIM e ho deciso di lasciare lo studio di ingegneria per cui lavoravo a Torino e seguire il Master BIM Manager della Scuola F.lli Pesenti del Politecnico di Milano. Subito dopo la tesi nel 2016 sono entrato in contatto con General Planning per coordinare e sviluppare l’approccio BIM, da poco introdotto in studio. Adesso lavoro come BIM Manager dell’azienda e gestiamo tutte le commesse in BIM.

Quali sono le caratteristiche fondamentali della sua figura professionale?
Oltre alla conoscenza dei software, un requisito rilevante è aver maturato pratica ed professionali in progettazione e in esecuzione dei lavori. Ciò aiuta molto nel trovare le migliori soluzioni alle possibili problematiche che possono nascere. Una parte importante è anche quella gestionale e di coordinamento delle diverse figure professionali coinvolte per organizzare l’intero flusso operativo.
Il BIM Manager deve anche essere in grado di impostare gli standard aziendali che devono essere seguiti da tutti gli stakeholders per un corretto workflow in ogni commessa.

Con quali strumenti operate all’interno di General Planning?
In General Planning utilizziamo software di BIM authoring del mondo Autodesk per la modellazione civile, strutturale, impiantistica meccanica ed elettrica. Per la Clash detection usiamo prevalentemente Navisworks, prodotto sempre da Autodesk. In più risulta particolarmente utile al nostro lavoro la piattaforma di common data environment Autodesk BIM360, che permette di condividere, visualizzare e, in alcuni casi, anche operare su più file in tempo reale, avendoli sempre a portata di mano e nella loro ultima versione.
Ogni volta che ci troviamo di fronte ad una nuova commessa, come prima operazione analizziamo quali e quante risorse sono necessarie e con quali strumenti verrà sviluppato il lavoro, in base al livello di dettaglio e informativo e agli output in genere che vogliamo ottenere in un progetto.

Ci può raccontare qualche progetto recente che avete realizzato in BIM?
Due sono i progetti più recenti che abbiamo sviluppato in BIM che sono stati per noi una grande sfida, ma sono anche esemplari del nostro percorso: la ristrutturazione di uno stabilimento produttivo della casa farmaceutica Bayer in Italia e la rifunzionalizzazione di un complesso ospedaliero a Torino. In entrambi i casi, il principale vincolo era la necessità di non interrompere l’operatività degli edifici durante i lavori di realizzazione degli interventi in progetto.
Ciò ha comportato la necessità di programmare i singoli interventi in fasi successive analizzando ogni dettaglio. Il BIM ha rappresentato uno strumento fondamentale per la realizzazione di un cronoprogramma con le diverse sequenze temporali, abbinate alla visualizzazione delle configurazioni intermedie di intervento. Questo tipo di approccio è stato molto utile anche per le Committenze, che con lo sviluppo tridimensionale animato delle fasi sono riuscite chiaramente a comprendere la previsione di andamento dei lavori, contribuendo in maniera significativa alla definizione delle sequenze delle opere in progetto. In più con l’implementazione della dimensione 5D nei modelli BIM è stato possibile anche tenere sotto controllo l’andamento dei costi in funzione delle diverse scelte progettuali.

Che cosa pensa dello sviluppo del BIM in Italia?
Mi sembra che in questo momento ci sia una maggiore consapevolezza dei vantaggi che questo tipo di approccio può portare: lo hanno compreso in primo luogo i professionisti, seguiti da alcune Imprese di costruzioni. Ciò che ancora manca è una reale diffusione del BIM a livello di filiera. Siamo sicuramente in un trend di crescita anche grazie all’introduzione del D.M. 560/17 che obbliga progressivamente le Stazioni Appaltanti a richiedere l’approccio BIM nello sviluppo di progetti pubblici. È sicuramente un cambio radicale, che ha bisogno di tempo per essere davvero effettivo, ma sicuramente stiamo andando nella direzione giusta.

 

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e realtà da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.