Gianluca Dell’Acqua: le applicazioni BIM infrastrutturali

Se oggi il BIM si sta sempre più diffondendo per la gestione dei processi di realizzazione di opere edili, la sua applicazione in campo infrastrutturale, l’I-BIM come è stato definito, non è ancora particolarmente sviluppata come ci racconta il Professor Gianluca Dell’Acqua docente di Strade, Ferrovie e Aeroporti (ICAR/04) del Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale presso l’Università Federico II di Napoli. Ai primi di ottobre uscirà un suo libro proprio su questo argomento dal titolo: “BIM per Infrastrutture” EPC editore.

Come è entrato il BIM nelle sue attività di docenza?
La mia attività di ricerca mi ha portato ad occuparmi da alcuni anni dell’applicazione del BIM in ambito infrastrutturale. I vantaggi dell’utilizzo del BIM siano largamente riconosciuti dai principali operatori del settore, come Anas e Italferr, ma c’è tanto lavoro da fare sia per la didattica che per la ricerca. L’introduzione del BIM per le infrastrutture, genera cambiamenti di natura strumentale ma, soprattutto, un mutamento di paradigma in termini di processo: l’innovazione riguarda tutte le organizzazioni coinvolte nella filiera, sia interne che esterne ad essa, e le relazioni con ogni altra struttura che partecipi al processo; quindi, a partire dalla committenza, vengono coinvolti i progettisti, le imprese, i produttori di componenti e software, i gestori, le Università, i centri di ricerca pubblici e privati, e ne viene interessato ogni stadio del ciclo di vita delle opere, dalla programmazione strategica all’esercizio.

Su cosa concentrate maggiormente la ricerca?
Un aspetto particolarmente rilevante del BIM è l’interoperabilità e la possibilità di scambio dati tra diversi gestori del modello digitale secondo un formato aperto e condiviso. Il processo di trasformazione digitale delle strade e delle ferrovie coinvolge per sua natura molteplici aspetti che spaziano dall’analisi dell’area di influenza, alla valutazione delle interferenze tra le infrastrutture viarie e le altre opere strutturali, architettoniche e impiantistiche. Tale multidisciplinarità richiede il trattamento di dati in formati differenti. Questo fattore non è però limitato all’aspetto squisitamente grafico, ma è legato soprattutto al contenuto informativo delle rappresentazioni medesime. Il BIM è lo strumento che meglio si adatta a tali esigenze operative nei diversi ambiti e in tutti gli stati di avanzamento del ciclo di vita dell’opera, dalla concezione alla dismissione.

Quali vantaggi può portare la diffusione del per le infrastrutture?
Io credo che l’introduzione graduale del BIM infrastrutturale può contribuire alla razionalizzazione del comparto produttivo nel suo complesso, apportando benefici alla spesa pubblica e incrementando l’efficienza e la corrispondente redditività degli attori del settore.

Con quali strumenti lavorate per formare all’utilizzo del BIM?
Dal punto di vista didattico utilizziamo principalmente software Bentley come MicroStation, Open Rail per la progettazione e manutenzione delle infrastrutture ferroviarie e Open Roads per la progettazione e analisi, dalla concezione alla costruzione delle opere stradali.

Come gli studenti si stanno orientando al BIM?
Cerco di far capire ai miei allievi quanto sia importante avere oggi delle competenze che possano risultare competitive sul mercato del lavoro. Per questo punto molto sul BIM come elemento qualificante che possa aprire nuove opportunità professionali. In particolare nel BIM infrastrutturale anche a seguito del decreto Delrio e l’introduzione del BIM per le grandi opere, si può riscontrare una sempre maggiore richiesta di figure esperte di questo settore. Un appuntamento importante che riscontra un particolare interesse tra gli studenti è la Summer School promossa dalla Società Italiana Infrastrutture Viarie (SIIV), la cui sedicesima edizione si è tenuta presso l’Università di Messina dal 10 al 14 settembre scorso, un’occasione per un confronto sinergico con i soggetti istituzionali e privati operanti nel settore della costruzione e manutenzione delle infrastrutture di trasporto.

Quali sono secondo lei le prospettive future del BIM in Italia?
Credo che siamo nella direzione giusta ma ci sia ancora molto da fare per un reale sviluppo. Le maggiori problematiche che riscontro quotidianamente sono la mancanza di formati interoperabili e di codici di calcolo consolidati. Le stazioni appaltanti poi non sono ancora adeguatamente formate per l’impiego del BIM e questo potrebbe rallentarne la sua reale implementazione. Ma devo dire che l’introduzione del BIM rappresenta anche una sfida e speriamo possa servire da volano per il rilancio del settore delle costruzioni.

 

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e realtà da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.