Marco Capobianchi: parola d’ordine collaborazione

Secondo Marco Capobianchi, BIM Coordinator di NORMA Engineering: “Essere architetto oggi in Italia, non è cosa semplice, soprattutto per i giovani. La professione sta attraversando un momento storico difficile, la crisi economica e culturale sta mettendo a dura prova i fondamenti di questo bellissimo e prezioso lavoro. In Italia, il settore dell’edilizia, è uno dei comparti economici più in difficolta, meno informatizzati e digitalizzati, e per ripartire deve trovare nuove dimensioni di efficienza e il processo. Il BIM può essere sicuramente una delle chiavi di volta”.

Quale è stato il suo percorso professionale fino a diventare BIM Coordinator?
La mia carriera professionale di architetto è iniziata a Roma, città in cui ho studiato e mi sono laureato, ed è poi proseguita a Milano. Gran parte della mia formazione e ricerca è legata agli aspetti digitali dell’architettura, la modellazione 3d, la programmazione visuale parametrica e la visualizzazione 3D. L’avvicinamento al BIM è stato per me un atto dovuto, nel 2015 mi sono iscritto al Master “BIM Manager” del Politecnico di Milano e nel 2016 ho iniziato a lavorare in Norma Engineering (società operante all’estero, formata da cinque società italiane di architettura e ingegneria), nello specifico in Ariatta Ingegneria dei Sistemi.

Quali sono le caratteristiche principali della sua figura professionale?
Il BIM coordinator è una figura complessa e fondamentale nel processo BIM. E’ un ruolo operativo di coordinamento applicato alla commessa che deve disporre di strumenti e capacità tecniche specifiche. Semplificando si può dire che le principali caratteristiche del BIM Coordinator ruotano intorno alle seguenti capacità: tecniche operative, multidisciplinari, gestionali e di coordinamento. Il BIM Coordinator deve avere una conoscenza approfondita di un’opera edilizia, dalla progettazione alla costruzione, di tutti gli aspetti tecnici. La multidisciplinarità è utile a definire i rapporti e a valutare le interferenze. ll BIM Coordinator insieme al BIM Manager forma la cabina di regia (BIM Management) della società, definendo metodi, standard e procedure. In particolare il BIM Coordinator coordina e gestisce il modello della specifica commessa e si pone a supporto delle scelte e della risoluzione dei problemi relativi alla modellazione. Anche una conoscenza approfondita dei software è essenziale. Il BIM Coordinator ha una competenza sui programmi BIM della modellazione, parametrica e algoritmica, e a mio parere deve anche avere nozioni di programmazione e database.

Come opera quotidianamente, e con quali strumenti e obiettivi?
Nel BIM gli strumenti di lavoro sono strettamente legati ai software, anche se per alcuni aspetti preferisco la matita, che in alcuni casi è ancora lo strumento più veloce. Lavoro da molti anni con i software 3D, ho iniziato con Rhinoceros, 3DS Max, Blender, Cinema 4d e sono passato da qualche anno a Revit, Archicad e Allplan, utlilizzati sempre in associazione con programmi di modellazione parametrica e algoritmica come Grasshopper e Dynamo. Ragionare con gli algoritmi permette di velocizzare, standardizzare e visualizzare la sequenza dei passaggi che permettono di arrivare al risultato. L’obiettivo di ogni professionista deve essere la ricerca del dialogo e del confronto, evitando i personalismi, cercando il gruppo e la collaborazione.

In che modo viene utilizzata la metodologia BIM all’interno della sua azienda?
Nella società in cui opero il BIM è diventato un metodo di lavoro per il progetto ed è ormai acquisito a tutti i livelli. Nel 2017 Ariatta Ingegneria dei Sistemi è stata la prima società in Italia, in ambito impiantistico, a ottenere la certificazione ICMQ come “Sistema di Gestione BIM” e la prima commessa in BIM risale al 2011. Oggi lavoriamo in ambito nazionale e internazionale, su progetti strategici e importanti investimenti interni hanno portato alla creazione di un BIM Management che si occupa solo della gestione dei contenuti (librerie BIM) e degli standard.

Mi può parlare di un suo progetto realizzato con metodologia BIM?Attualmente sto seguendo due grandi progetti, uno all’estero, l’altro in Italia. Sono due progetti molto diversi anche sotto l’aspetto del BIM. Il primo riguarda la stazione di Albidda della metropolitana di Doha, in Qatar, la più grande delle stazioni della Red Line. La Metro di Doha è un grande progetto infrastrutturale, partito nel 2007, con il compito di ridefinire il nuovo sistema di trasporto passeggeri nella capitale del Qatar al fine di promuovere il trasporto pubblico in alternativa ai mezzi privati. Un’opera infrastrutturale molto complessa, interamente in BIM. Questo è un progetto ormai iniziato 2 anni fa e che prevede un BIM a livello costruttivo (LOD 450 – 500), utile alla costruzione in cantiere e all’estrazione dei BOQ (bill of quantities), utilizzati per l’acquisto dei materiali. Dopo la fase costruttiva è prevista la fase Asbuit e la successiva fase di codifica del modello per la manutenzione (fase COBIE). Il secondo progetto è in Italia e riguarda il recupero edilizio con cambio di destinazione d’uso di 5 edifici alla periferia di Milano al fine di realizzare circa 500 alloggi destinati a residenza convenzionata agevolata in vendita e locazione, oltre che un consultorio, un poliambulatorio, servizi residenziali urbani. Qui il BIM (LOD D-UNI 11337) ha come obbiettivo un progetto esecutivo per la gara di appalto utile alla programmazione del cantiere e alla possibilità di creare un database utile alla manutenzione. Le difficoltà principali su un progetto di questo tipo sono principalmente tre. La prima è relativa alla necessità di intervenire su edifici esistenti. Il punto di partenza è stato obbligatoriamente un rilievo laser scanner, con nuvola di punti, di tutte le strutture del complesso edilizio. La seconda difficolta è stata controllare un numero considerevole di oggetti modellati, soprattutto in ambito impiantistico che andavano standardizzati, verificati e codificati. Infine le varianti progettuali. Nel corso della fase progettuale, durata circa 5 mesi il progetto è stato oggetto di varianti ad opera del cliente. Le varie soluzioni progettuali sono state conservate nel modello BIM utilizzando le fasi, strumenti molto utili del software che permettono di tenerne traccia.

Quali sono secondo lei le prospettive future del BIM in Italia?
La digitalizzazione ha un ruolo chiave e l’Italia in questo è solo terzultima in UE. Per risalire dal fondo serve un patto tra pubblico e privato. Esistono infatti molte aziende e società private che investono costantemente su nuovi processi e nuovi strumenti che permettono l’informatizzazione e la rappresentazione digitale dell’opera lungo il suo intero ciclo di vita: dalla progettazione alla realizzazione, dalla manutenzione alla dismissione. Di fronte a questo sforzo economico del privato serve però uno stimolo costituito da una vera e propria strategia nazionale per il BIM da adottare a livello governativo. Recentemente il Ministro Delrio ha firmato il decreto che definisce le modalità e le tempistiche per l’entrata in vigore dell’obbligatorietà del BIM negli appalti pubblici. Similmente a quanto fatto da altri Paesi europei nell’ ultimo periodo, come la Gran Bretagna, la Germania o la Francia serve uno stimolo nazionale che significa non solo fissare percorsi o roadmap di obblighi legislativi, ma anche investire economicamente sul BIM per accompagnare e sostenere la transizione del mondo produttivo in una fase delicata come quella di uscita dalla crisi.

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e realtà da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.