Deldossi: tradizione e innovazione BIM

L’impresa edile Deldossi opera a Brescia fin dalla fine dell’Ottocento. Oggi si occupa di nuove costruzioni, ristrutturazioni e restauro. Con sede a Pompiano (BS), l’azienda, attiva da quattro generazioni, dal 1995 è guidata dall’Ing. Massimo Deldossi, Amministratore Unico e direttore tecnico della società, nonché figura di riferimento per il mondo dell’edilizia del territorio: da maggio 2019 ricopre anche l’incarico di Presidente di Ance Brescia.

Può tracciare un breve profilo di Impresa Deldossi?
L’impresa Deldossi trova le sue radici nella tradizione edilizia di fine Ottocento, in un momento in cui Orzinuovi era in espansione, allargando il cuore abitativo oltre la cinta di mura difensiva. Fu mio bisnonno Luigi Deldossi a reinventare i modelli insediativi che avrebbero riorganizzato il tessuto urbano orceano dal 1890 in poi, seguito nel secolo successivo dal figlio Angelo e quindi da mio padre, Catullo. Per tutto il Novecento la Deldossi ha riqualificato il territorio rispettando e valorizzando il patrimonio culturale locale. L’attività dell’impresa spaziava dalle costruzioni residenziali al recupero di edifici storici, come il restauro del maestoso palazzo storico Feltrinelli di Gerolanuova; dall’edilizia bancaria a quella turistico-alberghiera; dalla bonifica di rifiuti industriali all’edilizia rurale e zootecnica per conto di committenze pubbliche e private.
Trasmessa la laboriosità, la passione e la dedizione per quattro generazioni, l’impresa ha continuato a costruire nel segno della cultura progettuale di un tempo, ma aumentando qualità, durata e affidabilità degli immobili. Recentemente abbiamo consolidato e migliorato la stabilità di edifici sacri quali la chiesa parrocchiale di Sant’Andrea a Pompiano e garantito l’adeguamento funzionale di strutture storiche, quali l’istituto Arici di Brescia. Oggi l’azienda conta un organico di circa 70 persone e realizza interventi di edilizia civile e industriale, di fognature e bonifiche, e opere di ristrutturazione e di restauro, prestando grande cura a dettagli tecnici ed estetici. Nel 2010 l’impresa ha portato a termine il nuovo polo Engineering Ab che accoglie circa un centinaio di professionisti tra ingegneri, tecnici e specialisti, costituendo uno dei più importanti “centri pesanti” della cogenerazione in Europa. Attualmente stiamo lavorando alla costruzione della residenza di un noto cantautore bresciano, alla nuova sede del Consorzio per la tutela del Franciacorta e a un cantiere di rilevanti dimensioni per la realizzazione del nuovo polo della sede bresciana dell’Università Cattolica. Cantiere, quest’ultimo, caratterizzato da un’elevata innovazione, a iniziare dal controllo agli accessi e dalla completa digitalizzazione di tutta la documentazione, presente e aggiornata istante per istante sui tablet e sui palmari degli addetti.
Nel nostro lavoro prestiamo particolare attenzione alla sicurezza in cantiere, all’adeguamento sismico, all’efficientamento energetico e all’impiego di nuove tecnologie, di materiali performanti e di processi produttivi innovativi.

Anche il mondo delle costruzioni è entrato nel processo di “trasformazione digitale” comune a tutto il mondo. Come state affrontando questa “rivoluzione”? La digitalizzazione dei progetti e dei processi è già un vostro obiettivo?
Assolutamente sì, è un obiettivo e in gran parte già una realtà. Il comparto del costruito ha intrapreso un irreversibile percorso verso una strutturale trasformazione digitale. L’edilizia bresciana è senz’altro partecipe di questa rivoluzione e sta abbracciando alcuni processi che la porteranno verso una softwarizzazione progressiva. L’apporto, l’esperienza e la creatività umana non verranno meno, ma confido in una sinergia tra persona e computer orientata all’ottimizzazione e all’automatizzazione del lavoro. In questo modo vediamo il cambiamento di questi anni nella nostra azienda, dove abbiamo già una forte componente digitale e tecnologica che affianca non solo le attività di progettazione, ma anche l’operatività cantieristica e l’archiviazione delle pratiche. Svolgere le diverse mansioni attraverso elaboratori di dati computerizzati permette all’impresa di risparmiare tempo ed energie, di migliorare le performance e l’organizzazione del lavoro, ma soprattutto di gestire le comunicazioni tra uffici e cantiere in maniera più rapida e performante, valutando criteri di sicurezza e benessere del lavoratore.

In tema di digitalizzazione, il BIM è la “rivoluzione” forse più drastica. Come avete approcciato il tema BIM e come lo avete implementato nella vostra realtà?
L’azienda si serve della tecnologia BIM già da diversi anni, sfruttandola con entusiasmo per la progettazione degli edifici e la realizzazione di modelli 3d in grado di definire con estrema precisione i dettagli che andranno poi a costituire la struttura di un immobile. Grazie alla Building Information Technology lo Studio di progettazione Deldossi è in grado di fornire elevati standard innovativi e definire un progetto completo, precisando costo (4D) e tempo (5d). Abbiamo ottimizzato non solo la fase di stesura delle idee, ma anche la loro realizzazione e gestione. L’errore si è ridotto al minimo e l’aggiornamento delle informazioni è costante, permettendo di seguire il quadro completo di tutto l’iter progettuale. Negli scorsi anni abbiamo deciso di affiancare al BIM anche la realtà aumentata, che ci permette di “proiettarci” nel progetto e nei nuovi ambienti a 360°.

Avete riorganizzato l’organico inserendo personale appositamente formato per il BIM?
Il primo passo è stato quello della formazione del personale che già lavorava per la società. Attraverso corsi specializzati, sia esterni sia interni, i progettisti si sono via via qualificati unendo il know how acquisito e la loro esperienza alle nuove nozioni. Abbiamo inoltre inserito personale già qualificato, in modo da ampliare e arricchire il bagaglio di conoscenze.

Quali vantaggi ritenete possa apportare il BIM alla gestione di commessa e alla qualità in generale del vostro lavoro?
Il vero vantaggio impatta indubbiamente sul processo. Con il BIM tutta la filiera acquista maggiore virtuosismo e riesce a prevenire i problemi. L’ufficio acquisti riesce ad anticipare le richieste del cantiere e a fare in modo che il materiale sia subito disponibile, con la ragionevole aspettativa di non compiere errori di tipologia o qualità del materiale stesso. I diversi interlocutori della commessa (DL architettonica e strutturale, DL impiantistica, Project manager, Coordinatore sicurezza, nonché la committenza stessa) trovano una base di dialogo comune, e sono più velocemente e univocamente informati sulle modifiche e varianti dell’opera; processo, questo, che è sempre a rischio di errori e non conformità.

Come cambia il rapporto con il progettista dovendo gestire un progetto BIM?
Sono pienamente convinto che la tecnologia BIM migliori la comunicazione tra professionisti che a vario titolo lavorano su un progetto. I dati risultano più aggiornati e alla portata di tutti, ventiquattro ore su ventiquattro. È come unire le menti di tutti gli operatori in un unico strumento digitale, che previene il rischio di dimenticare qualche informazione o dettaglio essenziale per strada. Il confronto tra colleghi c’è e continuerà a esistere, ma questa volta si aggiunge un collaboratore fondamentale, con una capacità di elaborazione e archiviazione dati eccezionale. Il BIM permette al team di progettazione di coordinarsi in maniera ottimale, ma ovviamente richiede una sorta di “educazione al digitale”. È importante sposare questo metodo operativo nell’ottica di una maggiore condivisione di informazioni, attività che deve diventare un processo sempre più consapevole, quindi naturale tra gli addetti ai lavori.

Quali progetti significativi avete già realizzato in BIM?
Citiamo la costruzione del Residence Style & Relax a Desenzano del Garda, la nuova sede dell’Università Cattolica di Brescia nel quartiere di Mompiano, una nuova villa singola a Padenghe sul Garda, una nuova villa a Cremona, la nuova mensa e palestra della scuola primaria Madre Teresa di Calcutta di Pompiano.

Il BIM negli appalti di lavoro pubblici, che gradualmente è introdotto, può essere un elemento di maggiore trasparenza e di reale competitività nelle gare?
Certamente. Riteniamo che il BIM possa portare maggiore virtuosismo a tutta la filiera, facendo risaltare le problematiche dell’appalto ancora in sede di gara, attribuendo a ogni lavorazione prezzi congrui e corretti.

E la committenza privata è sensibile alla novità BIM?
La maggior parte dei nostri committenti privati accoglie con curiosità ed entusiasmo l’utilizzo di nuove tecnologie nel settore. Sapere che un’impresa è all’avanguardia e gestisce un progetto in BIM è spesso considerata una garanzia di un buon lavoro. Inoltre, permette al committente di essere maggiormente coinvolto nel processo edilizio, stabilendo una comunicazione che non è indirizzata solo da impresa a cliente, ma diventa bilaterale. La stessa committenza può indicare caratteristiche, funzioni e destinazione dell’opera, nonché gli strumenti da utilizzare per lo sviluppo del progetto, sentendosi parte attiva nella sua realizzazione. Non bisogna, però, dare per scontato che i committenti conoscano le incredibili funzionalità del BIM. È bene informare anche i potenziali clienti meno avvezzi alle nuove tecnologie del settore sulle novità e possibilità implementate dal Building Information Technology.

Qual è secondo voi lo scenario BIM in Italia? Quali prospettive, quali sviluppi?
Mi auguro che la metodologia BIM venga utilizzata da tutte le realtà del settore, non solo perché ottimizza le fasi di progettazione, costruzione e gestione di un immobile, ma anche perché risulta ormai indispensabile per garantire maggiore sicurezza e qualità del lavoro. In Italia credo che con una campagna di formazione diffusa e incisiva si possa convincere anche l’impresa più restia al cambiamento ad abbracciare il BIM, soprattutto illustrando nel dettaglio i reali benefici che ne derivano in termini di costi, tempi e qualità delle opere. In qualità di attuale presidente di Ance Brescia posso affermare che sul nostro territorio si sta portando avanti “un’educazione” delle imprese in questo senso e sono convinto che le diverse Ance italiane ricoprano un ruolo fondamentale, promuovendo spazi informativi significativi, rivolti a tutti gli associati.

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, lavora da molti anni nell’editoria B2B per la stampa tecnica e specializzata. Ha scritto a lungo di tecnologia, business e innovazione. Oggi orienta la sua professione nel campo delle tecnologie applicate alla progettazione architettonica e all’imprenditoria delle costruzioni.