Francesco Lostaffa: Il BIM è una grande occasione da cogliere

L’arch. Francesco Lostaffa ha incontrato per la prima volta il “mondo” del BIM, nell’ultimo periodo passato in università. Finiti gli esami, ha avuto la possibilità di collaborare per un anno presso un laboratorio sperimentale del Politecnico di Milano, che iniziava allora ad approfondire la metodologia BIM e HBIM applicandola all’ambito del Restauro Architettonico.

Come si è sviluppatala sua esperienza in ambito BIM tramite il laboratorio del Politecnico?
Il laboratorio era allora impegnato sul rilievo e restituzione del modello della Basilica di Collemaggio all’Aquila dopo il terremoto.
Oltre a seguire da vicino gli sviluppi di questo ambito di ricerca, mi è stato assegnato il compito di portare avanti un lavoro sul Castello Masegra di Sondrio, che si è poi tradotto anche nella mia tesi di laurea, un oggetto complesso sia sotto l’aspetto formale che sotto quello storico delle fasi costruttive. Si è proceduto partendo dal ridisegno dell’oggetto BIM da nuvola di punti ottenuta tramite scansione Laser, partendo dalle geometrie ed integrando man mano le informazioni stratigrafiche disponibili dai rilievi e dalle fonti storiche rinvenute, fino ad arrivare ad un modello in grado di raccontare le storie del manufatto, utile non solo per gli scopi del cantiere di restauro, ma anche per fini culturali attraverso l’utilizzo dei sistemi allora disponibili di Virtual Reality, e dei primi sistemi che iniziavano a circolare di Augmented Reality.
La tesi ha ricevuto un riconoscimento da parte dell’Istituto nazionale dei Castelli. In seguito a questo ho avuto la possibilità di partecipare ad un workshop presso il Santuario di Lourdes in Francia, nel quale come gruppo di lavoro abbiamo avuto l’incarico di rilevare e restituire tramite un modello BIM alcuni ambiti del Santuario stesso, in vista di lavori di sistemazione a seguito dell’alluvione del fiume Gave, che esondando ne aveva compromesso una buona parte.

Quali sono le principali caratteristiche della tua figura professionale?
Sicuramente la particolare formazione nell’ambito del restauro architettonico, e gli interessi personali, influenzano non poco il modo in cui cerco di approcciarmi al BIM. Essendo innanzitutto un architetto, mi ripeto costantemente che il BIM è una metodologia che ci deve aiutare ad affrontare l’iter progettuale e non invece vincolarne l’approccio o peggio indirizzarne le scelte.
All’interno del team di lavoro, spesso mi capita di seguire lo sviluppo di un progetto dal concept, fino all’esecuzione in cantiere, passando per tutti quelli che sono gli iter burocratici, il disegno esecutivo, e l’aggiornamento del modello anche in fase di costruzione. Ciò mi ha dato l’opportunità di sviluppare una certa sensibilità nei confronti del modello BIM che tendo ad approcciare non come rappresentazione astratta ma più come copia digitale dell’oggetto reale.
Nonostante ciò, credo anche fortemente che il giusto approccio alla modellazione sia d’obbligo e personalmente, nel disegnare il modello, cerco di avere sempre in mente il fine per cui lo sto facendo, in modo da trovare il giusto compromesso tra restituzione fedele, e intelligenza nell’utilizzo delle informazioni che possono essere restituire dal modello stesso nelle fasi di lavoro successive.
Anche se non di rado ci si trova ad affrontare lavori in cui è fondamentalmente richiesto il solo ridisegno BIM, l’atteggiamento che reputo migliore è quello di non tradire la mia natura di progettista anche se ciò significa assumere l’atteggiamento scomodo di porsi e porre domande ogniqualvolta si incontrino punti non chiari o non efficaci dal punto di vista progettuale.

Come si lavora in BIM all’interno della tua azienda? 
L’azienda nella quale attualmente lavoro, ha approcciato il tema del BIM, ormai da alcuni anni.
Lo sforzo che ci siamo prefissati come gruppo di lavoro, è di integrare sempre di più tutte le discipline, arrivando ad avere l’immagine completa del progetto finito non solo in termini geometrici ma anche di tutte le informazioni progettuali utili allo scopo.
In questo senso si cerca di investire sul discorso di integrazione tra le diverse discipline, e anche quando i professionisti con i quali ci capita di collaborare hanno un approccio più tradizionale lavorando su elaborati 2d, il tentativo e sempre quello di tradurli nel modello BIM anche se esulano in parte dalle competenze richieste per il lavoro in oggetto.
Per quanto riguarda il modus operandi partire da un buon rilievo, effettuato tramite tecnologie di scansione laser, è un punto fermo dal quale difficilmente ci si discosta. Da quel momento in poi iniziano quelle che sono le fasi iniziali il più delle volte abbastanza incerte, con le prime idee, le prove, e il ritorno sui propri passi quando si capisce che la strada imboccata non è quella giusta.
Qui ovviamente lo strumento è utilizzato in maniera pressoché geometrica e di riferimento per le quantità. Le idee, e i vincoli iniziano a prendere forma attraverso l’uso di strumenti semplici che coadiuvano le prime fasi di progetto. Man mano che si procede nella definizione degli elementi, gli strumenti si affinano sempre di più fino ad arrivare alla fase definitiva ed esecutiva nella quale il modello assume una dose di informazioni sempre più fedele alla realtà.

Puoi raccontarci qualche progetto su cui stai lavorando?
Da quando lavoro con la metodologia BIM, ho avuto modo di confrontarmi con progetti di diversa natura e portata. Da piccoli progetti di interior, a progetti di grandi edifici fino ad arrivare alla scala urbana con interi quartieri.
Attualmente mi trovo impegnato nel disegno esecutivo di un edificio ad uso uffici a Firenze, che verrà insediato da un nome dell’alta moda. Si tratta di fatto della ristrutturazione edilizia di un manufatto già esistente. Anche in questo caso le fasi iniziali hanno preso il via da un rilievo effettuato tramite scansione laser, e restituzione dello stato di fatto attraverso un modello BIM sia per quanto riguarda la parte architettonica che quella strutturale. Dopodiché si sono iniziate le fasi di riprogettazione dell’edificio, in questo caso affidate a progettisti esterni allo studio.
Con il progetto definitivo approvato dalla committenza abbiamo provveduto al ridisegno BIM, al fine di estrarre gli elaborati utili ad ottenere i titoli abilitativi dalla pubblica amministrazione, e il progetto esecutivo per la gara d’appalto e l’esecuzione dei lavori.
Per questo particolare lavoro avere a che fare con figure esterne allo studio anche nelle prime fasi di sviluppo del progetto, ha reso evidente quanto il BIM sia fondamentale come base comune sulla quale poter adoperare tutti i ragionamenti del caso.

Quali sono secondo te le prospettive future del BIM in Italia?
Per quanto riguarda l’Italia, sappiamo bene quanto il panorama ad oggi sia molto vario. Parecchie realtà professionali con alle spalle una storia di tutto rispetto, ignorano ancora fondamentalmente il BIM, molti altri si sono approcciati ma portano avanti lo sviluppo dei progetti ancora in maniera tradizionale, per qualcuno invece il BIM appare già “vecchio”.
Personalmente credo che la metodologia BIM sia un grande occasione, in un paese come il nostro dove la ricchezza culturale, architettonica e storica non ha eguali.
Credo che il vero sforzo che le realtà professionali devono avere in mente non stia tanto nell’imparare ad usare i software, o convertirsi all’utilizzo dello strumento, quanto a sviluppare il metodo con intelligenza affinché renda più facile il processo di progettazione, gestione, prevenzione, ed intervento tempestivo sul nostro patrimonio costruito tanto esso sia esistente quanto di nuova costruzione.
La grande sfida ritengo risieda nel trovare strade efficaci affinché l’interoperabilità non solo di software ma anche di conoscenze e competenze trovi una piattaforma comune nel BIM, andando ad arricchire lo strumento di tutto quell’insieme di saperi e di eccellenza nel fare che ci appartiene e contraddistingue da sempre.

 

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e nuove iniziative da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.