Laura Tiburzi, Mario Cucinella Architects: tecnologia e creatività insieme per progetti migliori e sostenibili

Bimportale ha avuto l’occasione di incontrare l’Arch. Laura Tiburzi virtualmente durante gli eventi MeetBUG, organizzati dal BUG Italy durante il periodo del Lockdown. Appuntamenti che sono stati e continuano ad essere l’occasione per i professionisti del settore di incontrarsi ed esprimere la loro esperienza e il loro punto di vista sul BIM e le prospettive future del mondo delle costruzioni. Uno dei temi di discussione ai quali ha contribuito Laura Tiburzi, BIM Coordinator dello studio Mario Cucinella Architects riguarda i piccoli studi di architettura e come possono porsi nei confronti del BIM.

Cosa pensa dell’approccio al BIM che devono avere i piccoli studi di architettura che in Italia rappresentano la maggioranza?
È un argomento spesso sottaciuto ma sappiamo bene che in Italia la gran parte dei professionisti opera in realtà piccole o piccolissime e dunque è importante parlare a tutti questi progettisti (ma anche computisti, proprietari e tecnici che a vario titolo rientrano nella filiera edile e della manutenzione), che non conoscono il tema o vivono in uno stato di dubbio rispetto ad esso. Certo, implementare il BIM vuol dire cambiare radicalmente il modo di concepire il lavoro e questo è possibile solo se nelle posizioni apicali si trovano persone convinte e consapevoli. In uno studio di centinaia di persone ci sono alcuni vantaggi in termini di numeri ma anche alcune diseconomie di direzione e tempistica dovute alla complessità del sistema; in uno studio piccolo, invece, l’introduzione di strumenti e metodi è potenzialmente molto più snello e immediato, e questo può essere un grande vantaggio.

Quali potrebbero essere i passi che possono fare i piccoli studi per affrontare questo tema?
Lo sforzo in termini di investimento per l’implementazione, la messa a regime e l’attesa per il ritorno dell’investimento è corposo sia in termini economici che di tempi, ma ne vale la pena se ci si rende conto di quali possono essere i vantaggi e si pensa ad un’implementazione ad hoc. Il solo passare a software di modellazione tipici del BIM non è sufficiente per definire “BIM” il processo, ma permette di aumentare notevolmente l’efficienza nella produzione, la stima delle quantità e la comunicazione tra tecnici e clienti. In un piccolo studio, questo può fare concretamente la differenza. Il primo passo potrebbe dunque essere l’introduzione di strumenti mentre si lavora sulla gestione e sui metodi. Non è necessario (o ancora difficilmente praticabile) fare tutto improvvisamente in BIM, ma ha senso, dopo una valutazione di convenienza e una pianificazione della direzione da intraprendere, capire come possiamo fare tesoro delle molte competenze custodite nel nostro patrimonio nazionale di professionisti e coinvolgerle in un metodo che è di per sé inclusivo, non segregante. Operativamente, si può cominciare con un gruppo ristretto di progettisti che avvia un progetto pilota per poi estendere l’implementazione a tutti i collaboratori. Il progetto pilota deve essere un progetto reale, a difficoltà medio-bassa, nel quale lo studio possa misurarsi concretamente con potenzialità e difficoltà di metodi e strumenti. Meglio ancora se il progetto pilota viene abbracciato dalle varie discipline coinvolte in esso. In questo caso non solo si crea automaticamente una squadra di lavoro completa con una base comune, una maggiore consapevolezza vicendevole e migliore comunicazione ma, come sostenuto anche da altri colleghi che si occupano di implementazione, volendo chiamare un consulente per limitare significativamente i lunghi tempi e gli imprevedibili costi di implementazione “per tentativi in autonomia”, egli potrà organizzare un lavoro di implementazione più completo, più efficace e, contemporaneamente, economicamente più sostenibile per il singolo studio. Questo è un approccio diverso da quello che tendenzialmente si opera nei grandi studi ma che merita una riflessione: il BIM è collaborativo e forse l’implementazione collaborativa potrebbe sostenere i piccoli studi nel passaggio.

Parlando di lei, quale è stato il percorso che l’ha portata al BIM?
Ho una laurea in Ingegneria Edile-Architettura presso il Politecnico di Milano e ho vissuto diversi anni all’estero sia durante gli studi che nella vita professionale. Il mio interesse per il BIM è natoda autodidatta ma ho poi avuto l’occasione negli anni di approfondirne i temi operativi, contrattuali, normativi e di metodo; mi è inoltre molto servito avere la possibilità di lavorare in aziende internazionali in Europa e in Asia dove l’implementaizone BIM era già una realtà e la complessità del sistema richiedeva grande collaborazione, condizione di base per lavorare in BIM.

Quali sono le caratteristiche principali della sua figura professionale?
Come BIM Coordinator, in MCA lavoro insieme a BIM e Project Manager come collegamento tra le figure strategiche dello studio e i team di progettazione, fin dalle valutazioni urbanistiche e dalle fasi concettuali. Relativamente alle commesse che mi sono state assegnate, il mio lavoro si basa sul settaggio, gestione e monitoraggio dei processi BIM interni allo studio con un controllo costante dei dati. Oltre alle mie attività quotidiane sui progetti, collaboro attivamente nel team aziendale di coordinamento BIM e sono personalmente coinvolta nella redazione della documentazione BIM di commessa e nelle linee guida dello studio. Mi occupo inoltre dell’implementazione delle norme nazionali e internazionali all’interno degli standard aziendali edel tutoraggio dei colleghi. Presenzio in rappresentanza del team BIM di MCA a meeting, incontri con clienti e consulenti in Italia e all’estero e in occasioni formative o divulgative.

Come si lavora in BIM all’interno dello studio Mario Cucinella Architects?
L’approccio che abbiamo all’interno dello studio è molto particolare:il nostro utilizzo del BIM non è solo puramente tecnologico ma, proprio per filosofia lavorativa di MCA, a questo si unisce una particolare sensibilità umanistica. Il nostro lavoro non si limita solo alla progettazione di edifici in quanto costruzioni, ma sono spazi in forte relazione con il luogo e con l’ambiente circostante, ambienti in cui le persone si possono sentire a proprio agio: è quella che Mario Cucinella definisce “empatia creativa”. Per questo motivo, tecnologia e architettura collaborano per fornire le soluzioni migliori verso una maggiore sostenibilità, ad ampio spettro. In questo senso l’approccio BIM ci offre l’opportunità di migliorare il controllo del progetto dal punto di vista tecnico-contenutistico, economico e comunicativo.

Ci può parlare di qualche progetto al quale state lavorando?
Nella natura del BIM c’è molta sperimentazione e dagli usi iniziali si sono diramati molti filoni interessanti. Tra le sfide che stiamo affrontando in concreto c’è quella di declinare il BIM in progetti a scale diverse. Abbiamo maturato una buona esperienza su torri a uso misto e complessi residenziali ma al momento il fronte caldo è portare lo stesso approccio in ambito urbanistico e in piccoli progetti e prototipi. È un percorso interessante, ricco di sfide sia tecnologiche (che strumenti utilizzare? Come gestire il successivo passaggio di scala?), sia metodologiche (quali competenze servono? Come organizzare i team e la collaborazione con i consulenti esterni?). Uno degli esempi a scala urbanistica è sicuramente l’intervento di SeiMilano con Borio Mangiarotti (del quale avete già scritto nel vostro portale), mentre all’altro estremo troviamo molti spunti sia per progetti reali che di ricerca. Nello sperimentarci in questi passaggi di scala stiamo anche applicando il metodo BIM a tipologie nuove per noi, come l’edilizia industriale, mettendo la stessa attenzione, vivacità ed “empatia creativa” che mettiamo negli asili e negli edifici di cura. Vi porto il caso dell’headquarter di Nice, in Brasile, il cui cantiere è già avviato e conta diverse settimane di lavori all’attivo. Si tratta di un edificio particolarmente interessante perché analisi climatiche, ricerca formale e funzionale hanno dato vita a una struttura caratterizzata da un’immagine forte e unitaria che coniuga perfettamente la parte dedicata alla produzione e quella di showroom, mantenendo saldi i principi di sostenibilità e concretizzando il concetto di industria 4.0 in cui ottimizzazione e valorizzazione del capitale umano sono centrali.

Cosa pensa dello sviluppo del BIM in Italia?
Per qualcuno parlare di BIM vuol dire affrontare un tema già interiorizzato e probabilmente,in un futuro non tanto lontano, non se ne parlerà più perché vorrà dire che sarà ormai entrato completamente nei processi costruttivi. In questo momento storico, credo che sia necessario ancora spingere sulla consapevolezza e sensibilizzare tutta la filiera sull’importanza dell’utilizzo di questa metodologia. Sicuramente il periodo drammatico che abbiamo vissuto negli ultimi mesi porterà ad una spinta maggiore verso la digitalizzazione e sta a noi farne tesoro. Nonostante l’Italia sia culturalmente restia al cambiamento, la direzione è stata presa e un approccio positivo, inclusivo e valorizzante rispetto alle molteplici competenze e anime che caratterizzano il nostro Paese, è auspicabile e possibile.

Crediti immagini: Lenny Pellico (portraits) – Mario Cucinella Architects (projects)

 

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e nuove iniziative da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.