Massimiliano Papetti, Comune di Milano: il BIM è una rivoluzione dirompente

Il Comune di Milano ormai da qualche anno ha avviato il processo di implementazione del BIM con l’obiettivo di raggiungere una maggiore trasparenza e un più preciso controllo dei costi e dei tempi nella realizzazione e gestione delle opere pubbliche. Come ci racconta l’Ing. Massimiliano Papetti, Direzione Centrale Tecnica del Comune di Milano.

Con il 2019 il BIM è entrato a pieno titolo nelle gare d’appalto pubbliche: come si sta organizzando il Comune di Milano?
Il Comune di Milano, ed in modo particolare la Direzione Facility Management di cui sono Direttore, già dal 2014 ha iniziato ad inserire la progettazione BIM per la redazione di alcuni interventi. L’esempio più complesso è quello del Teatro Lirico che è stato rilevato interamente con tecnologia Laser Scanner e successivamente modellato in BIM. Oggi il cantiere è in corso. Altri progetti nell’ambito dell’edilizia scolastica sono stati realizzati (Scuole di via Brocchi e via Strozzi ndr), così come sono in corso progettazioni di edilizia residenziale e ad uso uffici.

Probabilmente una delle questioni da affrontare in breve tempo sarà l’aggiornamento sia a livello tecnologico sia a livello professionale; come vi state strutturando quali software utilizzate o come procederete per la formazione?
La formazione del personale è per noi di primaria importanza. Nell’anno 2018 abbiamo proposto corsi “base” a 25 colleghi, mentre quest’anno (sono in corso in questo periodo) abbiamo avviato alla formazione di base altri 10 colleghi e proseguito con corso avanzato altrettanti che avevano ricevuto l’istruzione di base lo scorso anno. Inoltre due colleghi hanno frequentato, conseguendo la relativa attestazione, Master di II livello sul BIM presso il Politecnico di Milano. In questo modo stiamo cercando di sviluppare internamente le competenze sui differenti livelli come proposto dalla UNI 11337. La Direzione si è anche dotata di Laser Scanner per i rilievi degli edifici.

Quali possono essere le maggiori difficoltà che affronterete?
Difficoltà sono certamente il “cambio di mentalità” che l’uso del BIM impone a tutto in corpo tecnico sia in fase di progettazione che di realizzazione, ma soprattutto nell’ambito gestionale delle opere realizzate. Esistono poi difficoltà di tipo strettamente economico visti i costi delle licenze software in un momento in cui la spesa pubblica è in continua contrazione; a questo proposito sarebbe auspicabile che a livello nazionale si affrontasse il problema in modo sinergico per tutte le amministrazioni.

Quali vantaggi ci sono per la stazione appaltante a implementare il BIM e richiederlo nei bandi di gara?
I vantaggi sono in tutti gli ambiti: progettazione più integrata e controllata, produzione di as built che consentano di portare l’opera nella fase di “vita utile” con Piani di manutenzione all’avanguardia sia quando la gestione sarà eseguita in proprio dall’ente pubblico sia quando l’opera sarà data in gestione o in concessione ad altro soggetto.

Si parla spesso del BIM anche per la possibilità di una maggiore trasparenza negli appalti pubblici: qual è il suo punto di vista?
Credo che la trasparenza migliorerà negli appalti pubblici applicando, grazie al BIM, tecniche di controllo di tipo manageriali al processo “produttivo” di edifici ed infrastrutture. Il BIM consente infatti si supportare integralmente il processo produttivo permettendo alle Pubbliche amministrazioni ed ai Responsabili del procedimento di relazionarsi con progettisti ed imprese in modo rigoroso. Certo che per fare questo deciso passo in avanti le Pubbliche amministrazioni dovranno essere agevolate nei percorsi formativi dei propri tecnici rendendoli “anello virtuoso” del sistema e non lasciandoli esposti alle “critiche ingenerose” istituzionali che troppo spesso rendono timida l’azione della Pubblica amministrazione.
In sostanza per fare trasparenza è necessario che tutti i soggetti Progettisti, RUP, tecnici delle P.A. e Imprese siano nel giusto rapporto di forze. Se non si creerà una situazione di equilibrio culturale (sul BIM) tra i vari soggetti allora la trasparenza e il virtuosismo produttivo nelle opere pubbliche non arriverà.

Cosa ne pensa dello sviluppo del BIM in Italia?
Non conosco il panorama generale nazionale. Credo però che il BIM sia una rivoluzione per il progetto molto più dirompente di quando si introdussero i sistemi CAD. Ci vorrà pazienza e serietà da parte di tutti i soggetti senza imporre regole fuori dall’effettiva portata o sostenibilità per le pubbliche amministrazioni.

 

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Giornalista della redazione di BIMportale, professionista della comunicazione e del marketing per il settore AEC – Architetture Engineering & Construction. Ha lavorato per molti anni nell’editoria B2B dirigendo una delle principali testate specializzate per l’industria delle costruzioni, per la quale è stato autore di numerosi articoli, inchieste e speciali. Durante questa lunga esperienza editoriale ha avuto modo di vivere e monitorare direttamente l’evoluzione del settore e la sua continua trasformazione, lavorando a stretto contatto con i principali protagonisti del mercato: imprese edili, progettisti, committenti, produttori. Su tali premesse nel 2007 ha fondato l’agenzia di comunicazione e marketing Sillabario, che si occupa delle attività di comunicazione e ufficio stampa di importanti marchi industriali del settore delle costruzioni.