Reisarchitettura: il BIM diventa necessario anche in piccoli progetti

Lo studio Reisarchitettura sviluppa progetti di urbanistica, restauro, riconversione edilizia e nuova edificazione, in tutta Italia, proponendo servizi di progettazione, direzione lavori e assistenza completa dall’acquisto del terreno fino all’inaugurazione. Dal 2015 hanno deciso di implementare il BIM nei loro processi lavorando anche in sinergia con altri professionisti e studi di progettazione per applicare questa modalità di lavoro su progetti, concorsi e gare, come ci racconta l’Arch. Nicola Isetta, socio fondatore di Reisarchitettura.

Qual è stata la motivazione principale nella scelta di implementare la metodologia BIM?
Ho iniziato a conoscere la progettazione in BIM durante la mia esperienza a Milano presso lo studio Antonio Citterio Patricia Viel and Partners dal 2011 al 2014, uno dei primi studi importanti in Italia ad adottare quest’approccio in maniera sistematica. Per me è stato un colpo di fulmine fin da subito, mi è sembrato il modo più naturale di sviluppare un progetto perché ti costringe a pensare  nella logica delle componenti di un edificio. A differenza del CAD che serve per disegnare, i software per il BIM servono appunto per modellare un edificio virtuale, cosa che mi ha subito affascinato perché ti permette di avere un maggior controllo, anche se nelle prime fasi del progetto questo può essere troppo vincolante, infatti noi molto spesso passiamo direttamente dallo schizzo a mano al modello Revit.
A fine 2014, quando sono rientrato nello studio di famiglia cominciando l’avventura di Reisarchitettura,  il mio chiodo fisso fin da subito è stato quello di passare a questa metodologia, e già dal 2015 abbiamo cominciato a sviluppare i primi progetti in Revit. Ora tutti i progetti dello studio sono sviluppati con questa metodologia.

Come vi siete strutturati per operare il cambiamento?
Prima di tutto abbiamo acquistato hardware e licenze software quindi il passo successivo è stato formare i nostri collaboratori. Io ho imparato il software lavorando quando ero da ACPV, approfondendo poi con vari corsi acquistati online. Siamo un piccolo studio quindi inizialmente ho trasmesso io quello che sapevo agli altri collaboratori, anche se ciò comportava un grande dispendio di tempo. Ora che invece non ho così tanto tempo (fortunatamente il lavoro non manca) ci avvaliamo di consulenti esterni che ci aiutano nella formazione dei nuovi collaboratori.
Con il tempo abbiamo definito i nostri processi standard, una libreria di famiglie, e un metodo di lavoro: di fatto ho assunto io il ruolo di BIM Manager, BIM Coordinator e CDE Manager e i nostri collaboratori hanno il ruolo di BIM Specialist. Il prossimo passaggio sarà  la certificazione perché, soprattutto nei bandi pubblici, si cominciano a chiedere le figure professionali BIM certificate, ma per noi si tratterà solo di una formalità.

Quali vantaggi riscontrate quotidianamente nella progettazione in BIM?
Spesso si pensa che il BIM sia veramente utile solo quando si progettano edifici molto grandi. Noi siamo un piccolo studio anche se in crescita, attualmente siamo in cinque, e i nostri progetti sono medio-piccoli, tuttavia ritengo che con questa metodologia di progettazione si anticipino i problemi che una volta venivano risolti in cantiere con conseguenti vantaggi sui tempi e sui costi. Il semplice fatto di modellare in 3D un progetto esecutivo ti permette di risolvere alcuni dettagli che con il CAD non erano così immediati e quando si comincia a costruirsi una libreria di famiglie e materiali anche la parte di computazione diventa molto più immediata. Ultimo ma non meno importante: il modello  3D aiuta anche per la comunicazione con il cliente non addetto ai lavori. Fino ad una decina di anni fa si progettava in 2D e si faceva il 3D solo quando c’era bisogno di fare i render, ora invece li modello virtuale è sempre aggiornato, preciso e pronto per essere condiviso con il cliente.

Quali sono state le maggiori difficoltà che avete affrontato?
La prima difficoltà è trasmettere ciò che si è modellato al cantiere. Molto spesso le imprese di costruzioni non sono ancora attrezzate per ricevere un modello BIM e non credo molto a quelli che vanno in cantiere con l’IPad perciò bisogna stampare: puoi avere fatto il modello BIM più bello del mondo ma se non metti le informazioni su carta è ancora difficile fare direzione lavori. E devo dire che spesso si diventa pigri: si pensa che quando hai fatto il modello fatto bene il lavoro è finito, in realtà il lavoro di impaginazione e traduzione delle informazioni in disegni o elaborati stampabili è altrettanto importante e se non è fatto come si deve rischia di rendere inutile tutto il lavoro di modellazione fatto precedentemente.
Aggiungo che anche il punto delle figure professionali è importante. Noi siamo un piccolo studio e non possiamo permetterci un BIM Manager a tempo pieno, inoltre stiamo avendo parecchia  difficoltà a trovare una figura valida che metta insieme un buon BIM Manager o semplicemente BIM Specialist e un buon progettista: le due cose sono ancora molto separate mentre per mantenere la qualità del progetto servirebbe un bravo architetto in grado di fare anche da BIM Manager o BIM Specialist. Probabilmente è anche un problema di formazione e di esperienza, molto spesso si trovano gli “smanettoni”, magari anche certificati, che conoscono didatticamente i software e i processi (alle volte neanche quello…) però non sanno come progettare un edifici. Penso che visto che si tratta comunque di metodologie per il progetto ci vorrebbe una formazione più legata alla progettazione e non solo alla gestione della commessa e alla conoscenza tecnica dei software.

Può raccontarci di alcuni progetti recenti che sono esemplari del vostro percorso nell’implementazione del BIM?
Posso fare tre esempi molto diversi. Il primo è una residenza per vacanze in Puglia con ristrutturazione e ampliamento di una struttura tradizionale in pietra. È stato il primo progetto che abbiamo sviluppato con Revit, in realtà era nato in CAD e siamo passati a Revit quando siamo arrivati all’esecutivo, usando il modello anche per la computazione. L’altro è un progetto la cui costruzione verrà completata nei prossimi mesi, si tratta di un edificio industriale con officina e uffici di un’azienda che produce serramenti. Per noi è un progetto importante perché è il primo in cui abbiamo sviluppato in Revit anche la parte impianti insieme allo studio Mountech srl che si è occupato della progettazione impiantistica.
Chiudo con qualche dettaglio su un nuovo progetto su cui stiamo cominciando a lavorare ora. Si tratta di una commessa pubblica da parte della Provincia Autonoma di Bolzano per la progettazione di una casa di cura per bambini. Abbiamo vinto la gara d’appalto come capofila di un RTP proprio perché abbiamo offerto il BIM. La Provincia Autonoma si sta attrezzando per gestire i propri progetti in BIM dal 2021 e questo è stato scelto come progetto pilota su cui applicare questa metodologia. Per noi è un’esperienza molto importante perché è la prima volta in cui è il cliente a volere il BIM e non siamo noi a farlo di nostra iniziativa.

Cosa ne pensa dello sviluppo del BIM in Italia?
Il BIM è veramente efficiente quando coinvolge tutta la filiera, quindi è fondamentale prima di tutto che siano i clienti (developer, aziende, committenti pubblici) a chiederlo o comunque a comprenderlo. Penso che in Italia stia crescendo molto velocemente ma a macchia di leopardo. Ovviamente il leader in questo senso è Milano a traino dei grossi investimenti di developer privati, spesso provenienti dall’esterno, che impongono questa metodologia. Dalle nostre parti (in Veneto) immobiliari e imprese non sono ancora preparate e spesso ci capita di progettare in BIM senza avere nessun riscontro dal resto della filiera. Io penso che l’obbligo dell’adozione del BIM sugli appalti pubblici che sta entrando in vigore secondo la roadmap del DM 156/2017 aiuterà molto in questo senso, tutti saranno costretti a prepararsi perché dal 2023 le opere sopra il milione di euro andranno progettate con questa metodologia. Tuttavia, perché la metodologia funzioni bisogna definire regole, processi e bandi chiari e univoci. Come dicevo in Provincia di Bolzano, dove la Provincia è stazione unica appaltante, si stanno preparando bene, nel resto d’Italia come andrà?

 

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e nuove iniziative da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.