Serena Segato: con il BIM diminuiscono le probabilità di errore

Dopo un’esperienza all’estero l’Arch. Serena Segato ha deciso di frequentare  il Master in BIM Manager della Scuola F.lli Pesenti del Politecnico di Milano; oggi lavora come BIM Specialist.

Quale è stato il suo percorso professionale che l’ha portata al BIM?
Il mio primo approccio al BIM è stato nel 2014 durante la stesura della tesi magistrale all’estero svolta in uno studio di Lugano nel corso del quale ho avuto modo di confrontarmi con l’utilizzo del software BIM Archicad. Da quel momento ho iniziato ad avere un punto di vista diverso sul mondo dei software per la progettazione e la gestione di progetti e così, nel 2017, una volta ottenuta l’abilitazione all’esercizio della professione di Architetto, ho deciso di frequentare il Master in BIM Manager della Scuola F.lli Pesenti del Politecnico di Milano, che mi ha dato la possibilità di ampliare le mie conoscenze del mondo del BIM, e poi grazie all’esperienza lavorativa in Anafyo, società che offre supporto e assistenza operativa presso studi di progettazione, società di costruzione ed enti pubblici per l’implementazione del BIM, ho potuto partecipare allo sviluppo e all’implementazione del sistema informativo integrato per la gestione e la rendicontazione del patrimonio mobiliare e immobiliare per l’Università della Basilicata basato, appunto, sulla metodologia BIM.

Quali sono le principali caratteristiche della sua figura professionale?
Il BIM Specialist deve essere una figura molto versatile perché, oltre a possedere competenze tecniche, deve essere in grado di passare da progetti di piccole dimensioni a progetti più complessi, partecipando attivamente alla condivisione e al coordinamento del lavoro all’interno del team tramite la gestione dei dati e dei flussi informativi. Oltre a una piena conoscenza e padronanza di utilizzo dei software di modellazione, questa figura deve essere in grado di gestire progetti BIM completi seguendo quelli che sono gli standard stabiliti e di saper comprendere e utilizzare al meglio la documentazione tecnica per produrre elaborati grafici 2D e 3D, modelli di alta qualità e l’estrazione delle quantità e dei dati utili ai computi dal modello BIM.

Può raccontarci qualche progetto su cui sta lavorando?
Attualmente sono coinvolta nella realizzazione di un grattacielo, un progetto molto importante che ora si avvia alla conclusione della fase di cantierizzazione. Mi sono occupata della realizzazione dei disegni costruttivi con l’utilizzo del software Revit, dell’analisi e delle verifiche delle interferenze tra i vari elementi strutturali e architettonici al fine di proporre le migliori soluzioni funzionali, estetiche, tecnologiche e di design delle aree pubbliche. Il grattacielo ha funzioni a uso misto e comprende al suo interno residenze private, spazi commerciali, sale per riunioni ed eventi, una sala da ballo, spa e piscina. Questo progetto e l’uso della metodologia BIM mi hanno permesso di lavorare in un ambiente collaborativo, integrando in un unico modello tutte le informazioni utili, di coordinare, verificare e gestire le interferenze o clash detection, mediante l’uso del software Navisworks, l’estrazione dei dati, mediante la creazione di abachi delle quantità per la parte di computazione, e di lavorare in modo collaborativo in qualsiasi momento e luogo con la piattaforma BIM 360.

Quali sono secondo lei le prospettive future del BIM in Italia?
Negli ultimi anni il BIM in Italia ha avuto una crescita molto rapida e penso che possa essere un’opportunità per il nostro paese in quanto sono ormai tantissimi gli studi e le società di ingegneria e di architettura che utilizzano questa metodologia. Ad oggi le realtà che utilizzano delle vere e proprie procedure e degli adeguati standard però sono ancora poche, ma sicuramente tra qualche anno il BIM potrà raggiungere anche i più piccoli studi se l’approccio al lavoro non sarà solamente legato al passato ma anche alla novità e al voler testare, esplorare e abbracciare questa nuova metodologia.
Credo che gli studi siano un po’ scettici verso il BIM poiché spaventati dal grande sforzo iniziale dato dal dover passare a una metodologia di lavoro nuova, ma è bene comprendere che questo porterebbe a ridurre il rischio di errori e di costose correzioni. Un valore aggiunto offerto dal BIM, infatti, è la riduzione del costo di progettazione, che comporta un miglioramento in termini di accuratezza e una diminuzione delle probabilità di errore.
Gestire un progetto in 2D significa lavorare con una serie di file CAD che al loro interno contengono molti layout e informazioni che non sono costantemente aggiornate; questo flusso di lavoro è un processo lungo e stressante, in quanto bisogna sapere gestire al meglio i collegamenti tra tutti i disegni e gestire le frequenti variazioni, ed è quindi soggetto ad errori.
Con l’utilizzo del BIM, invece, il modello 3D condiviso può essere modificato da tutti i soggetti coinvolti nella progettazione in modo automatico e veloce, eliminando così le possibilità di errore.

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e nuove iniziative da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.