Studio Architetto Tortato: per il BIM c’é bisogno di una reale collaborazione tra le parti

Nato a Venezia nel 1967, Giuseppe Tortato consegue la laurea presso il Politecnico di Milano per poi trasferirsi ad Amherst nel Massachusetts dove collabora con un allievo di Paolo Soleri alla realizzazione di edifici pubblici e privati secondo i principi dell’architettura bioclimatica. Rientrato a Milano, dopo un paio d’anni di collaborazione con Dante Benini, si associa allo studio Milano Layout fino a diventarne co-titolare. Nei primi dieci anni del duemila è stato l’ideatore dei principali progetti dello studio nell’ambito Real Estate, dedicandosi alla progettazione di nuovi complessi edilizi e alla rigenerazione urbana. Nel 2012 fonda Polisfluxa Srl e Giuseppe Tortato Architetti, “nuovi contenitori” con cui proseguire la propria attività professionale, dedicandosi con un approccio multidisciplinare e ugualmente “sartoriale” a progetti di architettura ed interior design, per una committenza italiana ed internazionale sia corporate che privata.
L’approccio alla progettazione nasce dalla ricerca sui temi dell’esperienza sensoriale e della sostenibilità, ponendo l’uomo e la natura come elementi centrali attorno ai quali sviluppare la propria architettura, portando gli elementi naturali all’interno degli spazi progettati. Ha realizzato per Beni Stabili il concept del Green Business Hotel di Milano e per GVA Redilco il progetto dell’Hotel Metropole di Parigi, rispettivamente finalista e vincitore dell’Hospitality Award 2009 e 2010. Ha collaborato come docente di progettazione alberghiera con il Polidesign di Milano e La Sapienza di Roma. Attualmente con il supporto di un team multidisciplinare di professionisti, l’attività di progettazione è sviluppata a livello nazionale ed internazionale nei settori residenziale, terziario, fashion e food retail. Dalle origini lo studio progetta utilizzando software per la progettazione tridimensionale che lo hanno portato facilmente nel percorso all’implementazione del BIM che oggi è alla base di ogni progetto dello studio.

Qual è stata la motivazione principale nella scelta di implementare la metodologia BIM?
Da circa vent’anni realizziamo i nostri progetti in maniera tridimensionale utilizzando software di authoring parametrici che ci hanno permesso quindi un naturale sviluppo del nostro approccio progettuale verso il BIM e i processi digitali. In questo modo abbiamo saputo facilmente rispondere alla crescente domanda di progetti realizzati in BIM.

Come vi siete strutturati per operare il cambiamento?
Per prima cosa ci siamo avvalsi dell’esperienza di Simplex (gruppo internazionale con uffici a Milano, Kuala Lumpur e Guangzhou) società operante nel campo dell’architettura e dell’ingegneria oggi partecipata dallo studio Tortato. Grazie alla loro esperienza abbiamo capito cosa vuol dire progettare realmente in BIM ed essere in grado di dialogare con le altre professionalità che lavorano alla realizzazione di una commessa. Il nostro approccio però già tridimensionale ci ha permesso di essere assolutamente pronti al cambiamento. Negli anni siamo anche riusciti a creare una rete di professionisti che lavorano con noi che condividono strumenti e metodi di lavoro e questo ci permette di lavorare con una maggiore collaborazione e coordinamento.

Quali vantaggi riscontrate quotidianamente nella progettazione in BIM?
Lo studio propone, tramite un consolidato team di specialisti, l’integrazione e l’interazione fra le diverse competenze quale condizione fondamentale per assicurare al cliente un progetto sostenibile e di successo. Il processo di progettazione integrata, anche grazie all’adozione generalizzata del Building Innovation Modeling (BIM), garantisce un costante controllo di costi, tempi e qualità, mentre il coordinamento delle diverse discipline consente una gestione ottimale delle fasi operative, uno strumento digitale che prevede l’adozione di modelli intelligenti in grado di fornire le informazioni necessarie per creare e gestire progetti in modo efficiente.
La tecnologia BIM è adottata e sviluppata dallo studio, consentendo di condividere con i committenti e il team di lavoro un sistema integrato di controllo, sviluppo e coordinamento del progetto. Lo studio fornisce servizi di consulenza nella stesura delle linee guida BIM e capitolati personalizzati alle esigenze dei Clienti operanti nel settore dello sviluppo immobiliare, sia per la fase di progetto che per la successiva fase di gestione dell’edificio.

Quali sono state le maggiori difficoltà che avete affrontato?
Trovo che non ci sia ancora una vera diffusione prima di tutto della mentalità di un processo BIM. In molti casi ci troviamo a lavorare con realtà che continuano ad utilizzare metodi tradizionali questo rendendo ancora più faticosa la collaborazione tra le diverse parti. Anche la committenza non ha ancora capito il reale valore di un modello interrogabile che possa rendere più facile e preciso il facility managment e la gestione di un edificio nel suo intero ciclo di vita.

Può raccontarci di alcuni progetti recenti che sono esemplari del vostro percorso nell’implementazione del BIM?
Sicuramente il progetto Arcadia Center è stato particolarmente importante per il nostro processo di implementazione del BIM perché in questo caso la committenza ha capito il valore di un progetto che consentirà nel futuro di ottimizzare anche la manutenzione dell’edificio.
La modellazione è stata svolta con il software di authoring Revit, in conformità alla UNI11337:2017. È stato creato un “modello federato” del progetto, messo a disposizione sul “cloud proprietario” del team di progettazione, all’interno del quale sono collegati tutti i modelli multidimensionali relativi alle varie discipline (architettura, strutture ed impianti). In tal modo il progetto è costantemente aggiornato e disponibile anche alle eventuali verifiche da parte del committente.

Cosa ne pensate dello sviluppo del BIM in Italia?
Credo che ancora non ci sia nel nostro Paese un vero sviluppo del BIM; qualcosa si sta muovendo, ma siamo molto lontani da una reale diffusione, ci sono ancora troppe professionalità abituate con metodi che possiamo definire tradizionali e questo comporta un rallentamento di tutto il processo. Ci è capitato in diverse situazioni di dover integrare noi nel modello architettonico altre parti del processo perché chi si era venduto come esperto BIM alla fine dei conti si è rivelato non in grado di portare un progetto in maniera condivisa e coordinata e questo è un grosso problema che spero si risolva velocemente altrimenti il nostro Paese rimarrà indietro e non riusciremo ad essere competitivi a livello internazionale.

 

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, dopo i primi anni a rincorrere notizie di cronaca e attualità ha deciso di fermarsi per seguire più da vicino il mondo dell’architettura e del design. Collabora con diverse testate di questo settore alla ricerca di progetti e nuove iniziative da raccontare e descrivere con una particolare attenzione alle idee più innovative approfondendo anche tematiche legante al rispetto dell’ambiente e alle fonti rinnovabili.