The Platform: il BIM per ampliare le possibilità creative

The Platform è uno studio di architettura di Milano che utilizza il BIM per i suoi progetti. Abbiamo intervistato il suo fondatore, Aria Behbehani, che ci ha raccontato l’approccio alla metodologia BIM, conseguenza naturale di un approccio al progetto che ormai da anni guarda al digitale. Tra i progetti recenti realizzati in BIM, cita quello dei MachaCafè nel settore del foodretail, in apertura nel 2020 con due punti vendita a Milano e a Torino.

Può tracciare un breve profilo di The Platform Milano?
The Platform nasce nel 2016 da un’idea di Simona Traversa e del sottoscritto, coppia nel lavoro e nella vita. Ci siamo conosciuti nel 1999 sul progetto del Kilometro Rosso (che già affrontavamo in BIM), dove ricoprivamo il ruolo di team leader e interior designer con l’Atelier JeanNouvel. Nel 2016 abbiamo deciso di creare una piattaforma di professionisti selezionati. Il nostro studio svolge attività di progettazione in vari ambiti: residenziale di lusso, retail, architettura e masterplanning. Approcciamo ognuno di questi ambiti con creatività e propensione all’eccellenza, sviluppando un ampio ventaglio di progetti a varie scale per committenti privati, sia in Italia che all’estero.

Anche il mondo della progettazione è entrato nel processo di “trasformazione digitale” comune a tutto il mondo. La digitalizzazione dei progetti e dei processi è già un vostro obiettivo?
Non lo definirei un nostro obiettivo, quanto piuttosto un nostro modus operandi. Già vent’anni fa lavoravamo con uno spiccato approccio digitale al progetto. Utilizzavamo programmi parametrici e software 3D poco diffusi allora, ma la digitalizzazione dei processi è sempre stato un nostro obiettivo. Grazie a questo approccio abbiamo il vantaggio di essere estremamente veloci e avere molto più controllo su tutto il processo, allo stesso tempo ampliando le nostre possibilità creative.

Come avete approcciato il tema BIM e come lo avete implementato nella vostra realtà?
Noi utilizziamo il BIM a tutti i livelli
, in alcuni casi confrontandoci con altre strutture che lo utilizzano, su tutte le scale, dai progetti di interior alle grandi commesse. Quando il gruppo di lavoro lo consente preferiamo utilizzare il BIM con tutti i soggetti coinvolti nel progetto,essendo molto poco efficace ritornare a un CAD tradizionale.Riuscire a trovare possibili collaboratori che sappiano utilizzare il BIM non è facile, soprattutto per uno studio di architettura come il nostro, dove il livello tecnico deve trovare corrispondenza con una spiccata creatività.

Avete riorganizzato l’organico inserendo personale appositamente formato per il BIM? Ci sono professionalità certificate ai sensi della UNI 11337?
No, non abbiamo riorganizzato l’organico né abbiamo personale certificato. Abbiamo investito sulla formazione dei nostri collaboratori e affrontato insieme, noi partner in primis, tutte le difficoltà per l’inserimento di questa nuova metodologia. Chi ha una certificazione spesso è una persona molto specializzata, nella maggior parte dei casi con una forte connotazione tecnica. Noi cerchiamo creativi, quindi trovare il profilo giusto è una vera sfida.

Quali vantaggi ritenete possa apportare il BIM alla gestione di commessa e alla qualità in generale del vostro lavoro?
Il BIM è molto efficace per molteplici motivi: ha un effetto immediato sul progetto, è veloce, facile da controllare e permette una verifica continua del risultato estetico. Tutto ciò che facciamo è guidato dalla nostra creatività e dal nostro gusto, che grazie al BIM riusciamo a convertire in parametro tecnico e quantificabile. Non si tratta solo dell’ottenimento di un modello tridimensionale, che garantisce un’interfaccia efficace per il cliente, ma anche di un progetto sempre aggiornato, sia dal punto di vista tecnico sia da quello estetico, durante l’intero processo.
Oltre a garantire un maggiore controllo, l’utilizzo di una metodologia BIM è vantaggioso anche sul risparmio di tempo e risorse: i progetti vengono sempre più spesso modificati in corso d’opera e grazie a questo nuovo approccio è semplice e veloce tenere sotto controllo tutte le modifiche.
Ovviamente un vantaggio maggiore si otterrebbe se tutti i soggetti coinvolti nel progetto e in cantiere utilizzassero strumenti BIM. A quel punto si potrebbe avere un maggiore controllo anche in termini sostenibili, sull’utilizzo di corretti quantitativi di materiale e sui rendimenti energetici.

Lo scambio di dati e la collaborazione è una realtà o ci sono delle criticità ancora da superare?
Attualmente ci sono ancora alcune criticità. Le difficoltà sono presenti nella filiera, perché non tutti i personaggi coinvolti utilizzano il BIM.Ma talvolta sono presenti anche a livello strumentale, nella comunicazione e conversione tra software BIM differenti. La conversione dei modelli non è sempre immediata, in alcuni casi non tutte le informazioni risultano essere trasferibili da una piattaforma all’altra. Per alcuni progetti il modello BIM rimane esclusivamente ad uso interno e consegniamo al cliente e in cantiere dei disegni tradizionali.

Quali progetti significativi avete già realizzato in BIM?
A partire dal 1999, con l’utilizzo di un software BIM per il progetto del Kilometro Rosso, abbiamo perfezionato la nostra metodologia. In particolare, tutti i punti vendita MachaCafè sono stati realizzati in BIM. Questo genere di “food format” si sta sempre più diffondendo sul mercato e crediamo che il valore dei MachaCafè possa crescere in termini di investimento. Utilizzare il BIM per un format di attività retail legato al food significa innalzare il suo valore e rendere più efficace una gestione futura ampliata a molti più punti vendita. In quest’ottica abbiamo parametrizzato tutti i MachaCafè, in modo tale che ogni elemento possa essere inserito in un database per una futura e più efficace manutenzione.
Sempre con uno sguardo al futuro, abbiamo sperimentato delle interfacce con ADHOX, realtà specializzata che converte modelli BIM in una piattaforma compatibile con HTML 5, che rende possibile, per chi la utilizza, le regolazioni degli impianti e gli interventi di manutenzione. Attualmente questa opportunità non è sfruttata, ma non è detto che in futuro possa svilupparsi. Fornire a ogni committente un modello BIM significa fornire uno strumento operativo in grado di soddisfare esigenze future di gestione.

La committenza privata è sensibile alla novità BIM?
Attualmente la committenza privata è più interessata alla visualizzazione del modello tridimensionale e non allo sfruttamentodelle caratteristiche intrinseche di un modello BIM. Il concetto di BIM è nebuloso per molti addetti ai lavori, ancora di più per i clienti. La committenza privata più sensibile al BIM è formata dai grandi gruppireal estate e daglioperatori commerciali. Il timore, per realtà di dimensioni ridotte, è quello di dover riattrezzare la propria struttura tecnica, sia in termini di risorse sia in termini di strumenti. Credo che la strada giusta da intraprendere sia l’acquisizione di competenze a tutti i livelli.

Qual è secondo voi lo scenario BIM in Italia? Quali prospettive, quali sviluppi?
L’Italia è rimasta indietro circa 4-5 anni rispetto alla media europea, l’approccio BIM appartiene ancora a una fascia ristretta di professionisti. Così come per tutte le nuove tecnologie, la pressione di un grande vantaggio sarà talmente imponente da fare in modo che sempre più persone approccino a questa metodologia. Quando gli effetti saranno tangibili e la competizione allargata, il mercato si aprirà al BIM. L’Italia affronta le novità sempre con una certa diffidenza, ma credo che lo scenario si modificherà in breve tempo.

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Giornalista professionista della redazione di BIMportale, lavora da molti anni nell’editoria B2B per la stampa tecnica e specializzata. Ha scritto a lungo di tecnologia, business e innovazione. Oggi orienta la sua professione nel campo delle tecnologie applicate alla progettazione architettonica e all’imprenditoria delle costruzioni.