Vinci Construction UK

Vinci è un importante gruppo industriale francese creato nel 1899 dagli ingegneri francesi Alexandre Giros e Louis Loucheur, attivo nel campo dell’ingegneria civile e delle infrastrutture. Oggi è una delle più grandi società private di costruzioni al mondo e in ambito “Construcion” opera attraverso la società capofila Vinci Francia in 30 Stati nel mondo. Nel Regno Unito è stata costituita Vinci Construction UK, general contractor per tutti i progetti in UK. Il mercato inglese infatti, per le sue caratteristiche e specificità, è molto diverso da quello francese (e da quello italiano), per questo motivo è nata una società a sé stante, che nel Regno Unito si occupa di costruzioni civili, infrastrutture e facility management.
BIMportale ha intervistato Marco Bonelli, Digital Lead di Vinci Construction UK, responsabile della digitalizzazione aziendale.

Può descrivere in sintesi l’attività di Vinci Construction UK?
Vinci Construction UK è stata creata agli inizi degli anni 2000: è relativamente giovane ma è comunque uno dei principali general contractor del paese.
A differenza di ciò che avviene in Italia o in Francia, dove il general contractor segue in prima persona i lavori di ogni progetto, in Inghilterra il general contractor si occupa solo del management delle costruzioni. Ecco perché Vinci Construction UK è una società di “soli” 1.000 dipendenti: non c’è un singolo operaio, ogni singola attività viene subappaltata a fornitori esterni, a eccezione del management di progetto.
Con un turnover di 1 miliardo di sterline, di cui il 60% proveniente dalla sanità, l’azienda è specializzata nella costruzione di ospedali e strutture sanitarie, e nel successivo facility management. Basti pensare che all’inizio della pandemia Covid, nel marzo 2020, in UK sono state costruite in sole tre settimane cinque strutture temporanee per un totale 10.000 posti letto in terapia intensiva: Vinci ne ha costruiti tre.
L’azienda ha un’importante relazione con la sanità pubblica, e questo si lega al discorso della digitalizzazione, perché in Inghilterra il BIM e il processo digitale è obbligatorio dal 2015 per tutti i progetti commissionati dal governo centrale: quindi sanità, scuole, autostrade…
Gli edifici devono essere progettati e consegnati seguendo la metodologia BIM. In Vinci Construction UK l’esigenza di implementare il BIM è strettamente legata alla possibilità di lavorare con il committente pubblico.

La digitalizzazione in Vinci Construction UK è stata la risposta a un’esigenza normativa?
Il BIM e gli strumenti digitali sono stati introdotti in azienda dal 2015, per rispondere all’obbligatorietà: la leva normativa ha spinto la società al cambiamento. Nel 2015 in Inghilterra era più diffuso di quanto non fosse in Italia, ma non era ancora adottato come standard, rimaneva appannaggio delle realtà più strutturate e lungimiranti. Mentre i giovani spingevano sulla digitalizzazione, gli investimenti necessari e le difficoltà legate al cambio culturale frenavano molte società.
Il Governo in maniera lungimirante ha deciso di rendere il BIM obbligatorio, anche se non c’è stato un adeguato supporto formativo verso i committenti. Anche ora che sono passati più di 6 anni, le aziende committenti chiedono di applicare il BIM senza realmente rendersi conto dei vantaggi che questo può portare ai loro progetti e al facility management. Molte società hanno adottato gli strumenti per adeguarsi alle norme, senza comprenderne le potenzialità. Per questo motivo in Vinci Construction UK stiamo portando avanti il progetto “Digital Driven by desire”, con l’obiettivo di fare formazione e mostrare i vantaggi concreti delle tecnologie digitali nel mondo delle costruzioni.

Qual è oggi la strategia di Vinci Construction UK in fatto di digitalizzazione?
Dal 1 marzo 2021 l’azienda ha adottato delle linee guida strategiche che prevedono, ad esempio, l’obbligo per i nostri subappaltatori di lavorare di standard con modelli 3D. Abbiamo infatti riscontrato che c’erano ancora alcuni progetti, circa il 20%, in cui non tutte le discipline erano in BIM. Ora lo abbiamo vietato, per evitare rischi di errore e avere risultati più precisi. Vinci in UK opera in sei regioni differenti e questo approccio ci permette di standardizzare le operazioni. Inoltre, abbiamo implementato tool digitali che man mano diventeranno standard nei nostri progetti, e abbiamo ampliato il team dedicato alla digitalizzazione.

In questo contesto, come ha influito la pandemia?
È stata un acceleratore: tutto avrebbe richiesto più tempo se non ci fosse stata la pandemia. Il management aziendale ha capito che serviva una trasformazione digitale per affrontare sfide nuove, c’è stata una maggiore disponibilità a sperimentare e investire, nella consapevolezza che senza innovazione non avremmo affrontato al meglio la situazione.

Nel processo di digitalizzazione, qual è il ruolo del BIM? Quali sono gli altri strumenti digitali che adottate?
Il BIM è uno dei tanti aspetti di una strategia più ampia, che chiamiamo “digital engineering”, cioè ingegneria digitale.
A seconda delle esigenze legate a ogni progetto, implementiamo le tecnologie che, in modo pratico, possono aiutarci a risolvere problemi o a rendere più efficienti i nostri processi. Dopo averle sperimentate, decidiamo se farle diventare uno standard per il futuro.
Per esempio, abbiamo riscontrato che i nostri site manager, responsabili del design di progetto, non riuscivano ad avere visibilità sulla coordinazione del modello 3D. I software di clash detection come Naviswork o Solibri ci consentivano di controllare che i modelli MEP, architettonico e strutturale fossero coordinati e corretti, ma ci fornivano un output difficilmente gestibile, con pdf da centinaia di pagine. Quindi abbiamo adottato BIMcollab che ci consente di visualizzare le informazioni di clash detection nel cloud, collegandole al modello, consente di stabilire tempistiche di risoluzione, urgenze e di attribuire la risoluzione delle issues alle figure del team.
Un altro problema che abbiamo risolto è stato quello della visualizzazione del modello 3D in cantiere: il software Dalux ci consente di visualizzare sempre il modello aggiornato, anche da tablet, e di poter utilizzare la realtà aumentata per controllare le installazioni.
La tecnologia ci ha consentito di superare le inefficienze, come quelle legate all’abitudine di scattare foto col cellulare per documentare il cantiere e lo stato di avanzamento lavori. Il tool Openspace.ai dà la possibilità di posizionare sul caschetto delle persone in cantiere una telecamera a 360° che registra le informazioni in cloud e, tramite intelligenza artificiale, fornisce una visualizzazione simile a quella di Google Street View. Abbiamo calcolato che evitare di fare e scaricare foto consente all’azienda di risparmiare 5.200 ore di lavoro all’anno, senza inoltre dover incaricare società esterne di realizzare documentazione dello stato di fatto. Openspace.ai è uno strumento che abbiamo adottato come standard in ogni progetto.
Inoltre, dà la possibilità di seguire il cantiere da remoto, consentendo di ridurre le persone onsite anche in ottica di distanziamento sociale, oltre che permettere a chiunque di visitare in modo virtuale il cantiere anche in periodo di pandemia.

La digitalizzazione migliora anche la gestione di cantiere?
Stiamo lavorando per migliorare l’onsite collaboration e per far sì che foto e video di cantiere siano analizzati con Intelligenza Artificiale. Stiamo inoltre cercando di individuare la piattaforma di file management più adatta a noi, conducendo un’indagine di mercato e valutando la possibilità di creare una soluzione “personalizzata” con il supporto di Vinci Francia.

 

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Giornalista della redazione di BIMportale, professionista della comunicazione e del marketing per il settore AEC – Architetture Engineering & Construction. Ha lavorato per molti anni nell’editoria B2B dirigendo una delle principali testate specializzate per l’industria delle costruzioni, per la quale è stato autore di numerosi articoli, inchieste e speciali. Durante questa lunga esperienza editoriale ha avuto modo di vivere e monitorare direttamente l’evoluzione del settore e la sua continua trasformazione, lavorando a stretto contatto con i principali protagonisti del mercato: imprese edili, progettisti, committenti, produttori. Su tali premesse nel 2007 ha fondato l’agenzia di comunicazione e marketing Sillabario, che si occupa delle attività di comunicazione e ufficio stampa di importanti marchi industriali del settore delle costruzioni.